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Agricoltori e allevatori terremotati in piazza Montecitorio: ‘Meno chiacchiere, più stalle’

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Proiezione del filmato denuncia #stalletardive sui gravi ritardi nella ricostruzione: sono 25mila le aziende agricole danneggiate nei 131 comuni colpiti dal sisma.  Incontro con Grasso in mattinata. 

di Redazione

coldiretti protesta terremoto2Agricoltori e pecore in piazza Montecitorio, questa mattina a Roma. E’ iniziata la giornata di mobilitazione ideata da Coldiretti: sono già centinaia gli agricoltori e gli allevatori giunti dalle aree terremotate di Umbria, Marche, Abruzzo e Lazio a Roma nella capitale, dove ‘pascolano’ anche alcuni animali sopravvissuti alle stalle crollate. Presenti anche i sindaci dei Comuni colpiti riconoscibili dalle insegne delle diverse delegazioni, mentre i cartelli degli agricoltori denunciano: “Ho perso gli animali non la dignità”, “Senza agricoltura Arquata muore” o “Meno chiacchiere più stalle”, “A.A.A. Cercasi normalità”. Gli slogan della Coldiretti sono un’accusa ai ritardi dello Stato per la ricostruzione : “La burocrazia uccide più del terremoto” o “L’Italia migliore merita giustizia”, ma anche un sostegno e un sentimento di vicinanza: “Coraggio Italia”.

Un grande tavolo è stato apparecchiato con i prodotti locali salvati dalle macerie, dalle lenticchie di Castelluccio al ciauscolo, dal pecorino Amatriciano a quello di Farindola e molto altro, che rischiano ora di sparire per le difficoltà del mercato locale provocate dalla crisi del turismo e dallo spopolamento, dovuto all’esodo forzato ma anche ai ritardi nella costruzione degli alloggi temporanei.

E’ tutto pronto anche per la proiezione del filmato-denuncia #stalletradite sui gravi ritardi della ricostruzione nelle aree rurali. “Nelle aree rurali terremotate si contano danni diretti ed indiretti per 2,3 miliardi tra strade e infrastrutture, case rurali, stalle, fienili, magazzini ma anche stabilimenti di trasformazione, rivendite, macchine agricole, macchinari di lavorazione e animali morti e feriti ai quali vanno aggiunte le perdite per il crollo della produzione di latte e delle coltivazioni e per gli effetti negativi sul commercio per la fuga dei turisti e dei residenti”, emerge dal dossier Coldiretti.

coldiretti protesta terremoto2Sono 25mila le aziende agricole e le stalle nei 131 comuni terremotati di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo con 292mila ettari di terreni agricoli coltivati soprattutto a seminativi e prati e pascoli da imprese per la quasi totalità a gestione familiare (96,5%), secondo le elaborazioni Coldiretti sull’ultimo censimento Istat. Significativa la presenza di allevamenti con quasi 65mila bovini, 40mila pecore e oltre 11mila maiali dalle quali si evidenzia anche un fiorente indotto agroindustriale con caseifici, salumifici e frantoi dai quali si ottengono specialità di pregio famose in tutto il mondo. “Il terremoto ha colpito un territorio a prevalente economia agricola che occorre ora sostenere concretamente per non rassegnarsi all’abbandono e allo spopolamento”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare l’esigenza che “la ricostruzione vada di pari passo con la ripresa dell’economia che in queste zone significa soprattutto cibo e turismo”.

A rischio c’è un patrimonio di specialità conservate da generazioni nelle campagne diventate simbolo del Made in Italy in tutto il mondo, dal pecorino di Farindola al pecorino Amatriciano, dalla lenticchia di Castelluccio al pecorino dei Sibillini, dal Vitellone Bianco Igp alla patata rossa di Colfiorito Igp, dallo zafferano al tartufo, dal ciauscolo Igp al prosciutto di Norcia Igp, dalla mortadella di Campotosto al caciofiore aquilano fino alla ventricina teramana

I prodotti locali salvati dalle macerie rischiano ora di sparire per il crollo del 90% del mercato locale provocato dalla crisi del turismo e dallo spopolamento dovuto all’esodo forzato ma anche ai ritardi nella costruzione degli alloggi temporanei. Il crack delle vendite – sottolinea la Coldiretti – ha colpito maggiormente i formaggi, dal pecorino alle caciotte, anche in ragione del fatto che nelle zone colpite dal sisma è molto radicata l’attività di allevamento. L’abbandono forzato delle popolazioni, trasferite sulla costa, e la fuga dei turisti hanno fatto venir meno la clientela, mettendo in grave difficoltà le aziende che, oltre a non vendere, devono comunque mungere tutti i giorni con la necessità di trasformare il latte o cederlo a qualche caseificio, peraltro in una situazione in cui molte strutture di questo tipo sono inagibili. In difficoltà anche il settore dei salumi, a partire da quelli pregiati a Denominazione di origine, dove al blocco delle vendite si è accompagnato quello della produzione a causa dell’inagibilità dei laboratori che si trovano nelle zone del cratere. Ma l’assenza di acquirenti – continua la Coldiretti – sta interessando un po’ tutte le produzioni, compresi farro, lenticchie e altri legumi.

A pesare – sostiene Coldiretti – è la situazione di difficoltà in cui versa l’intera offerta turistica delle zone terremotate che fondava il suo successo sulle sinergie tra cultura, ambiente e qualità alimentare. Gli effetti del terremoto si sono sentiti sulle presenze dei 3400 agriturismi complessivamente attivi nelle quatto regioni colpite dove i turisti sono più che dimezzati mentre nel cratere i 444 agriturismi presenti sono praticamente vuoti. La Coldiretti chiede di incentivare il turismo nelle regioni colpite dal sisma prevedendo la detraibilità delle spese sostenute dai turisti per i soggiorni nelle strutture ricettive agrituristiche che potrebbero essere considerate oneri deducibili a lato della dichiarazione dei redditi.

Moncalvo dovrebbe incontrare in mattinata il presidente del Senato Piero Grasso, mentre la presidente della Camera Laura Boldirini ha dovuto annullare l’incontro dopo essere stata operata d’urgenza.

L’AGRICOLTURA NEI 131 COMUNI DEL CRATERE

Aziende agricole                             25020 di cui 96,5% familiari

Superfice agricola utilizzata         291841 ettari di cui il 56% a seminativi

Bovini e bufalini                             64608

Pecore e capre                                39756

Maiali                                                11212

Pollame                                            174122

(Fonte. Elaborazioni Coldiretti su ultimo censimento Istat)

 

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