Carne e vegetali, lo stesso impatto sull’ambiente. Lo dimostra la Clessidra Ambientale

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‘Beef Connection’ – la rubrica di Assunta Susanna Bramante, Agronomo e PhD in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti. Ha lavorato in Italia e all’estero come ricercatrice. Sostiene la Dieta Mediterranea e il mangiar bene. Vive in Inghilterra e ha un blog: GenBioAgroNutrition. Per Saperefood scrive articoli di carattere divulgativo sulle scienze alimentari.

di Assunta Susanna Bramante, Agronomo e PhD in Produzioni animali

Bistecca sostenibile: si può fare. La produzione di carne viene sempre accusata di sprecare tantissime risorse e di avere un forte impatto ambientale. Il progetto Carni Sostenibili, nato dalla collaborazione tra Assocarni, Assica e Unitalia, intende dimostrare il contrario attraverso indagini scientifiche. Tra queste la “Clessidra Ambientale”, uno studio che controbilancia l’impatto ambientale assoluto dei singoli alimenti con gli effettivi consumi consigliati. Una specie di “calcolatrice” che dimostra come, in una dieta bilanciata, carne e prodotti vegetali hanno un impatto sull’ambiente praticamente analogo.

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Infatti, anche se la carne rossa è caratterizzata da un elevato impatto ambientale, superiore a quello delle verdure, il suo consumo è posizionato al vertice della piramide alimentare della Dieta Mediterranea. Al tempo stesso però, il consumo di frutta e verdura, caratterizzato da minori emissioni di gas serra, è alla base della piramide.

Entriamo nel dettaglio. La Dieta Mediterranea prevede 35 porzioni a settimana di ortofrutta, un consumo equilibrato di carne (quella rossa 2 volte) e di altri alimenti ricchi di proteine (legumi, carni bianche e pesce 3 volte, uova 2 volte, salumi una sola volta), per un totale di 14 porzioni dal lunedì alla domenica. Quindi, la quantità di frutta e verdura è circa di 15 volte superiore (5650 g di frutta e verdura contro 400 g di carni e salumi). Calcolando ora l’impatto ambientale di questi consumi, emerge che l’impatto delle proteine è in realtà molto vicino a quello della frutta e della verdura (frutta e ortaggi 5,6 kg di CO2; carne, pesce, uova, legumi e salumi, 5,9 kg di CO2), tanto da disegnare la forma di una clessidra.

Questo nuovo modello, mettendo in relazione i consumi della Dieta Mediterranea con l’impatto ambientale dei diversi alimenti assunti, ci mostra quanto siano forti i nostri pregiudizi sull’alimentazione, ribaltando completamente la prospettiva secondo cui chi mangia carne contribuisce all’aumento delle emissioni più di chi la evita. Emerge quindi che confrontare gli alimenti solo in termini di impatto ambientale è scorretto, dato che i diversi cibi non vengono consumati allo stesso modo e non hanno il medesimo valore nutrizionale. Dal punto di vista dell’impatto complessivo, i prodotti che causano bassi livelli di emissioni di CO2 ma vengono consumati più frequentemente, come la frutta e la verdura, equivalgono agli alimenti con un alto valore di emissioni, ma il cui consumo settimanale è ridotto, come appunto le carni.

Fino ad oggi, infatti, si era valutato il carbon footprint della filiera delle carni in termini assoluti, come emissioni di CO2 per kg di carne rapportate a quelle prodotte da un kg di altri alimenti. Adesso invece la Clessidra Ambientale incoraggia un nuovo approccio, che valuta l’impatto di un alimento sulla base delle quantità realmente consumate nell’ambito di una dieta corretta ed equilibrata.

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Ma non è tutto. Sempre nel contesto di questo studio, che ha visto la collaborazione di un team di nutrizionisti, esperti ambientali, scienziati e accademici, è stato dimostrato che altri comportamenti hanno un’influenza maggiore sull’ambiente. Per esempio scegliere di utilizzare la bicicletta invece dell’automobile, anche solo per pochi chilometri alla settimana, incide molto di più sul benessere dell’ambiente rispetto alle abitudini alimentari (15 km = 1,5 kg di CO2 in meno).

Clessidra Ambientale carbon footprintQuesti risultati suggeriscono di consumare tranquillamente le dosi di carne consigliate, senza sentirsi particolarmente responsabili delle conseguenze delle proprie scelte alimentari sul pianeta. Specie in Italia, dove il consumo medio di carne giornaliero si attesta solamente intorno a 85 grammi. Insomma, il bilancio dell’impatto che hanno le nostre abitudini sull’ambiente sta nell’equilibrio complessivo delle scelte quotidiane. Per la filiera delle carni italiane la sostenibilità è un progetto aperto, che riguarda l’ambiente, ma anche il benessere animale, la riduzione degli sprechi, la tutela e lo sviluppo di un grande settore della nostra industria alimentare, che ritrova nella clessidra ambientale il punto di equilibrio tra salute dell’uomo e tutela dell’ambiente.

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