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Carne sicura. La verità su ormoni e antibiotici

Carne sicura. La verità su ormoni e antibiotici

‘Beef Connection’ – la rubrica di Assunta Susanna Bramante, Agronomo e PhD in Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti. Ha lavorato in Italia e all’estero come ricercatrice. Sostiene la Dieta Mediterranea e il mangiar bene. Vive in Inghilterra e ha un blog: GenBioAgroNutrition. Per Saperefood scrive articoli di carattere divulgativo sulle scienze alimentari.

di Assunta Susanna Bramante, Agronomo e PhD in Produzioni animali

Si sente spesso dire che la carne è piena di ormoni e antibiotici. Ma è davvero così? Nell’immaginario collettivo purtroppo è diffusa l’idea che agli animali vengano somministrati farmaci per farli stare bene e per farli crescere più velocemente, trovando di conseguenza dei residui di queste sostanze nella carne che mangiamo. In realtà non è affatto così.

I polli e i bovini di oggi crescono più velocemente rispetto al passato, non perchè vengano somministrati ormoni che aumentano la massa muscolare. Gli ormoni sono vietati in Europa, come l’utilizzo degli antibiotici a scopo preventivo, vietato in Europa dal 2006. La crescita rapida degli animali è dovuta alla selezione e all’incrocio con razze ad accrescimento veloce, così da ottenere molta carne pronta in pochi mesi. Utilizzare ormoni inoltre non sarebbe economicamente vantaggioso, perchè comunque hanno un costo. Oggi grazie alla selezione genetica, gli allevatori sanno che razze incrociare per soddisfare le richieste di mercato. E’ anche nell’interesse dell’allevatore evitare di somministrare medicinali: per questo è importante e fondamentale assicurare il benessere degli animali, attraverso il rispetto delle condizioni igienico-sanitarie dell’allevamento, come il mantenimento della lettiera pulita, ventilazione e temperatura dell’ambiente ottimali, illuminazione adeguata.

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Può capitare, se gli animali stanno male, che venga somministrato antibiotico. In Italia gli antibiotici sciolti nell’acqua sono consentiti per 3-5 giorni solo quando nel capannone compaiono i primi segni di un’infezione anche su pochi animali. È il veterinario aziendale a fare la diagnosi e a prescrivere la terapia, di cui rimane traccia nelle tre ricette obbligatorie destinate alla Asl, alla farmacia e al responsabile della struttura. Le dosi e tempi di somministrazione sono studiate in modo da non avere residui significativi nelle carni e, per ulteriore sicurezza, bisogna rispettare anche il periodo di sospensione, un lasso di tempo che occorre aspettare prima di macellare l’animale, necessario per far rientrare i livelli di residuo del farmaco nei limiti fissati per ogni molecola.

Si parla a questo proposito di MRL (Limite Massimo Residuale), cioè la concentrazione massima di residui di un determinato farmaco ammessa nella carne, latte e uova. Le industrie farmaceutiche stabiliscono per ogni molecola farmacologica i tempi di sospensione adeguati, in modo che l’alimento arrivi al consumatore con residui nettamente al di sotto degli MRL consentiti. Insieme agli MRL troviamo anche l’ADI (Quantità Giornaliera Accettabile), cioè la quantità di una sostanza che può essere ingerita ogni giorno per tutta la vita senza alcun effetto sulla salute umana.

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Le leggi, nello stabilire questi limiti, considerano quantità anche 100 volte inferiori a quelle sicure per l’uomo: in altri termini, se le ricerche hanno stabilito 100 come limite di sicurezza per l’uomo, la legge fissa un limite di 1 come residuo accettabile. Quindi, questi residui, se presenti, sono minimi e non hanno alcun affetto sulla salute, nemmeno se fossero ingeriti ogni giorno. Gli specialisti delle aziende sanitarie locali, negli allevamenti, al momento della macellazione e nei punti vendita, effettuano i controlli periodici, senza preavviso e trovare qualcuno che si faccia beccare in fallo è molto raro, come riporta la relazione annuale sui controlli effettuati per la protezione degli animali in allevamento. Sicuramente un mercato nero esiste, come in tutti i campi, c’è gente onesta e altra un po’ meno, ma il fenomeno, è contenuto ed è sbagliato generalizzare e dire che “tutte le carni sono piene di ormoni e antibiotici”, senza considerare la soglia di sicurezza. Se la soglia di sicurezza non viene rispettata, siamo di fronte a un reato, ma le ispezioni servono proprio a questo.

Nel nostro Paese i controlli sono scrupolosi e più numerosi di tutti gli altri Paesi Europei messi assieme, e comunque nessuna grande azienda rischierebbe mai la reputazione per una frode alimentare. Nel caso si verificasse, le responsabilità amministrative e penali vengono subito a galla, oltre al danno di immagine, deleterio per l’azienda. Molte generalizzazioni inutilmente allarmistiche o false informazioni in passato sono state fatte circolare da campagne ideologiche o di interesse contro le carni, come il caso dei bovini gonfiati con antibiotici e ormoni. A differenza di altri continenti o di nazioni come gli Stati Uniti, in cui queste sostanze sono consentite, in Italia vige la tolleranza zero. Inoltre, la filiera integrata, cioè che garantisce il controllo di tutte le fasi, dai mangimi, l’allevamento, il trasporto, macellazione e lavorazioni successive, fino alla distribuzione e alla vendita, assicurando il rispetto delle norme igieniche e di quelle relative alla salubrità dei prodotti immessi sul mercato, fa delle catene di produzione avicola e bovina italiane le più controllate. Possiamo sfatare dunque il mito per cui gli animali destinati alla produzione di carne siano “gonfiati” con ormoni e antibiotici. Il consumatore italiano è molto tutelato, sia dai controlli obbligatori, sia da quelli sperimentali, proprio per raggiungere l’obbiettivo del rischio zero, per cui si può stare decisamente tranquilli.

Fonti: Efsa

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