Crisi del latte italiano: ne importiamo troppo, chiudono 4 stalle al giorno

Il Ministro della Salute, Beatrice Lorenzin
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Giornata di mobilitazione nazionale organizzata da Coldiretti nelle piazze italiane. Dall’allevamento allo scaffale rincari del 300%

di Redazione

Ogni quattro cartoni di latte a lunga conservazione venduti nel nostro Paese, solo uno è italiano. E la metà delle nostre mozzarelle sono prodotte con materia prima proveniente dall’estero: un grave danno per il Made in Italy e per la nostra economia. E’ un quadro drammatico quello che emerge dal dossier “L’attacco alle stalle italiane”, presentato da Coldiretti in occasione della “Maxi-mungitura” pubblica che si è tenuta venerdì 6 febbraio nelle principali piazze italiane.

Una grande manifestazione, alla quale hanno partecipato Ministri del Governo, Governatori delle Regioni, Sindaci, politici, esponenti del mondo della cultura, dello spettacolo e decine di migliaia di imprenditori in tutta Italia, con l’obiettivo di far luce sul grave momento di crisi che sta attraversando il settore lattiero-caseario.

Ecco i numeri del disastro, diffusi dai rappresentanti delle imprese: ogni giorno dalle frontiere italiane passano 24 milioni di litri di latte tra cisterne, semilavorati, formaggi, cagliate e caseina in polvere. Pronti per essere imbustati o trasformati in mozzarelle, formaggi e latte “italiani”. Tutto all’insaputa dei consumatori, perché indicarne la provenienza in etichetta non è obbligatorio. E’ così che oltre 8 miliardi di chili di latte proveniente da Germania, Francia, Austria, Slovenia, Ungheria, Slovacchia, Repubblica Ceca, Polonia e Olanda, sono stati spacciati per italiani. Comprese le cagliate usate per produrre mozzarelle – un milione di quintali l’anno arrivano dall’Est Europa e sono diretti per un terzo in Campania – e altri derivati: un danno enorme per il brand italiano e una concorrenza sleale per chi, come nel caso dei produttori di Parmigiano Reggiano e Grana Padano, impiega materia prima italiana seguendo rigidi disciplinari.

E mentre il prodotto estero a buon mercato entra a fiumi nel Paese – le importazioni di prodotti lattiero-caseari dall’estero sono aumentate del 23% nei primi dieci mesi del 2014 – il prezzo del latte fresco italiano continua a salire, moltiplicando di oltre quattro volte nel passaggio dalla stalla allo scaffale di vendita: il ricarico supera il 300%. Sempre secondo il dossier di Coldiretti che elabora dati Ismea, però, a guadagnarci non è l’allevatore, che del costo medio di 1,5 euro per litro di latte guadagna appena 0,35 centesimi. Ricavi che non coprono neanche i costi per l’alimentazione degli animali e stanno portando alla chiusura di una media di 4 stalle al giorno, con effetti devastanti sull’occupazione e sull’economia.

Dall’inizio della crisi in Italia, spiegano infatti i coltivatori, è stata chiusa una stalla su cinque. Silenziosamente, dei 180mila posti di lavoro complessivi, 32mila sono svaniti nel nulla. A rischio, oltre al prodotto alimentare di alta qualità, c’è la voce più importante dell’agroalimentare italiano, con 36mila imprese di allevamento che producono 11 milioni di tonnellate di latte bovino e generano nella filiera un valore di 28 miliardi di euro. Proprio nell’anno dell’Expo, continuano, “la chiusura delle stalle rischia di far perdere all’Italia il primato nella produzione di formaggi Dop che, con le sue 48 etichette riconosciute a livello europeo, supera addirittura la Francia”.

Come se non bastasse, con la fine del regime delle ‘quote latte’ imposto dall’Europa che scatterà il 31 marzo 2015, potrebbero arrivare nuove multe per la sovrapproduzione della campagna 2014/2015, dice ancora l’associazione di categoria. Il rischio sarebbe dimostrato dal trend di aumento del 3,37% rispetto allo scorso anno registrato dall’Agea tra aprile e novembre. A questo va ad aggiungersi inoltre la paura che all’aumentare della produzione ci siano ulteriori effetti negativi sul prezzo del latte alla stalla. Su questo fronte, per il presidente Coldiretti Roberto Moncalvo, “occorre intervenire a livello comunitario e nazionale per preparare con strumenti adeguati un atterraggio morbido all’ uscita del sistema delle quote”.

In conclusione, tra gli obiettivi della mobilitazione per salvare le stalle italiane ci sono l’indicazione obbligatoria in etichetta dell’origine di latte e derivati, la garanzia che venga chiamato “formaggio” solo ciò che deriva dal latte, il contrasto al commercio sleale, la pubblicità dei dati relativi alle importazioni di latte, l’intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato contro le forme di concorrenza sleale e gli abusi di posizione dominante, la realizzare di un piano per la promozione del latte italiano, semplificazioni burocratiche per le imprese e la garanzia che le risorse previste dal “Piano latte” del Mipaaf vadano agli allevatori.

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