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Cultura del Tartufo, un altro passo verso l’Unesco

Cultura del Tartufo, un altro passo verso l’Unesco

La Commissione Italiana ha approvato la candidatura a ‘Bene Immateriale dell’Umanità’. E’ il risultato di 5 anni di lavoro svolto dall’Associazione Nazionale Città del Tartufo.

di Filippo Benedetti Valentini

Molto più che ingrediente raffinato della gastronomia tanto apprezzata in tutto il mondo, ma soprattutto sintesi dell’antico legame tra la terra e le tradizioni italiane: per questo motivo la Cultura del Tartufo è stata finalmente candidata ad entrare nell’olimpo dei patrimoni Unesco.

A presentare la domanda alla Commissione Italiana dell’organizzazione internazionale, che secondo i regolamenti effettua una prima valutazione sulle richieste degli stati per poi votare o meno la candidatura alla sede centrale Unesco di Parigi, era stata nel settembre scorso l’Associazione Nazionale Città del Tartufo. Una rete di 54 comuni italiani in cui il prezioso fungo non solo abbonda ma è anche parte fondamentale della cultura del territorio. Come è consuetudine, ogni anno le nazioni propongono attraverso i propri organi locali Unesco due candidature, una come Patrimonio Materiale e l’altra Immateriale. E dopo un lungo lavoro di ricerca la “Cultura del Tartufo” (per esteso “Cerca e Cavatura del Tartufo in Italia: Conoscenze e Pratiche Tradizionali”) è stata ammessa come possibile ambasciatrice dell’Italia a Parigi insieme al rito religioso abruzzese della “Perdonanza Celestiniana”. Il verdetto sarà pronunciato entro settembre 2019.

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Per arrivare a questo primo importante risultato la strada non è stata facile: cinque anni di ricerche antropologiche, convegni e incontri con i produttori che hanno permesso alle “Città del Tartufo” di presentare, con il coordinamento della direttrice Antonella Brancadoro ed il supporto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, la documentazione necessaria per avanzare la richiesta. Ultimo importante incontro era stato quello di Norcia, organizzato dall’associazione proprio durante la mostra mercato del tartufo in segno di solidarietà verso l’Umbria colpita dal terremoto.

IL TARTUFO COME PRODOTTO CULTURALE, IL FOCUS SULLA CANDIDATURA

“L’accoglimento della domanda – dice il presidente dell’Associazione Nazionale Città del Tartufo, Michele Boscagli – è un importante riconoscimento per il lungo e difficile lavoro svolto dall’associazione, ma soprattutto un modo per affermare sempre di più a livello internazionale una delle eccellenze italiane più straordinarie. Il tartufo rappresenta alta qualità, ricerca, tradizioni, credenze popolari, saperi, mito. E promuovere la cultura del tartufo, intesa come patrimonio di un popolo e non solo come prodotto gastronomico, per noi significa diffondere sempre di più la cultura italiana nel mondo, con un importante ritorno d’immagine che muove il turismo”. Proprio per questo, conferma Boscagli, l’associazione aveva deciso di riunirsi nel febbraio scorso a Norcia, convinta del potenziale attrattivo del tartufo per il turismo in Valnerina e in tutta l’Umbria.

L’Associazione Nazionale Città del Tartufo è una rete nazionale di comuni ed enti che ha lo scopo di diffondere e promuovere la cultura di questo prodotto tipico delle aree montane. I comuni dell’Umbria che ne fanno parte sono Norcia, Cascia, Scheggino, Valtopina, Campello sul Clitunno, Gubbio, Città di Castello e Fabro. A questi si uniscono le Comunità Montane Alta Umbria e Monti Martani Serano e Subasio.

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