Friday 24th February 2017,
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Dal Passito al Secco Vintage, i due volti del Sagrantino

Redazione Saperefood.it 20 settembre 2016 Eventi, Prodotti Tipici, Vino
Enologica 2016 degustazioni

Il racconto delle due degustazioni di punta di Enologica 2016. Dalla riscoperta del vino dolce alle etichette d’annata.

di Emanuela De Pinto e Filippo Benedetti Valentini

Enologica 2016 degustazioniSagrantino Passito e Secco, due volti di un’antica tradizione religiosa e contadina. Coltivata a Montefalco da secoli, l’omonima uva con cui si producono questi due gioielli enologici era la prediletta dai frati, che ne ricavavano il vino per dire messa. Per molti anni è stato il “vino del contadino” per eccellenza, da stappare nelle ricorrenze religiose. Nato dolce, solo successivamente è diventato secco per adattarsi al pasto quotidiano e al mercato.   

Oggi, questa Docg è un vero e proprio patrimonio culturale fatto di storia ed evoluzione stilistica. Un binomio che racconta anche il territorio in cui si produce, tra i comuni di Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e Castel Ritaldi. Un’area capace di esprimere uno straordinario coro di identità vitivinicole, ognuna caratterizzata da un proprio modo di interpretare il vino, in equilibrio tra rispetto delle tradizioni e innovazione.

E’ su questi temi che si sono svolte le due degustazioni di punta nel corso di Enologica 2016, dal 16 al 18 settembre scorsi. La prima, “Sagrantino Passito”, condotta da Antonio Boco. La seconda, “Sagrantino Vintage”, da Jacopo Cossater.

Sagrantino Passito

Quella sul Sagrantino Passito Docg ci riporta indietro nella storia più antica di questo vitigno, nato per santificare le feste e accogliere gli ospiti in casa. I grappoli vengono messi ad appassire naturalmente sui graticci per almeno due mesi, si procede poi alla vinificazione, fermentando il mosto con le bucce: operazione che in passato veniva svolta nella settimana santa di Natale (alcuni ancora oggi). Un vino, quindi, con una forte spinta emozionale. La resa massima non deve, da disciplinare, essere superiore al 35% (riferito allo stato fresco dell’uva), corrispondenti a 28hl per ettaro.

Il segreto di un buon Sagrantino Passito è l’equilibrio tra i tannini e gli zuccheri. I primi aiutano il vino a non essere troppo dolce e quindi stucchevole, lo zucchero ammorbidisce a sua volta i tannini che altrimenti ‘aggredirebbero’ il palato. L’invecchiamento è di almeno 33 mesi e non può essere immesso sul mercato se non dopo un ulteriore affinamento in bottiglia di minimo 4 mesi. Ma, diversamente dal Sagrantino secco, il passito non ha l’obbligo di affinamento in botte ed è per questo motivo che la mano del produttore detta lo stile del vino, più che in altre produzioni. 

 

Il primo vino in degustazione è il Sagrantino Passito della Cantina Dionigi, anno 2011. Una cantina a conduzione familiare situata a Bevagna che, spiega Boco, “ha una certa mano per i passiti”. Ne produce infatti diversi, uno anche con il Grechetto. Al naso ha note di confettura, frutta rossa leggermente macerata. In bocca fa sentire l’alcol ma non in modo imponente. Si procede con la Cantina Moretti Omero, di Giano dell’Umbria, e il suo Sagrantino Passito Igt, l’Argo 2012. Un vino affinato per un anno in tonneau. L’impostazione del produttore è da sempre orientata alla sostenibilità ambientale: dal 1992 (praticamente un pioniere) ha abbracciato l’agricoltura biologica. In bocca stupisce per la sua massa tannica, che si sente in modo forte inizialmente. Ma “è un amaro elegante e raffinato”, dice Boco.    

Enologica 2016 degustazioniIl terzo vino in degustazione è quello prodotto da Milziade Antano Fattoria Colleallodole, oggi dal figlio Francesco. “E’ uno dei grandissimi personaggi del Sagrantino – spiega il critico – Basti sapere che Luigi Veronelli è arrivato ad apprezzare il Sagrantino assaggiando i vini di questa cantina”. La vigna ha anche un cru diventato celeberrimo nello scacchiere del Sagrantino: il Colleallodole. Impostazione profondamente artigianale, che si caratterizza per i vini secchi di grandissima potenza ma paradossalmente anche eleganti. Al naso, questo Passito del 2012 (barrique per 16-18 mesi) regala sentori di frutta nera, more di rovo, mirtilli. C’è anche una componente tostata di cacao e cioccolato.

Quarta etichetta è quella di Col Falco-Ruggeri del 2009. “Ritroviamo in questo vino le crostate di frutti rossi, prugna e fragole. Con una nota di cuoio e pelle conciata, insieme a fave di cacao e un sottofondo quasi balsamico”, fa notare Boco. Un vino meno compatto e certamente più “rilassato” di altri. Penultimo passito in degustazione è firmato Terre de la Custodia, famiglia Farchioni, nota soprattutto per la produzione e la commercializzazione dell’olio. Rotondo e morbido, è senza dubbio il Passito più dolce, con una nota caramellata che gli altri non hanno. Ultimo vino in assaggio è il Sagrantino Passito di Caprai, annata 2010, che Boco definisce “super concentrato”. Molto più delicato rispetto alla versione secca, ha un tannino che non si impone. Al naso frutta rossa e nera, oltre a note balsamiche. L’alcol è presente e permette agli aromi di espandersi in profondità. Un vino che migliorerà ancora in bottiglia – conclude il critico – e che ci regalerà grandi emozioni nel tempo”. 

Sagrantino Vintage

Enologica 2016 degustazioniPoi c’è il Sagrantino Docg secco, la punta di diamante del territorio vitivinicolo montefalchese. Quello da abbinare alle carni stufate, alla cacciagione, a formaggi e salumi o “da meditazione”. Protagonisti della degustazione “Sagrantino Vintage”, sei campioni di struttura e potenza. Ma non solo. Perché uno dei temi chiave dell’appuntamento è stato l’eleganza del vino di Montefalco. Complessità e ricchezza in tannini, infatti, ci hanno sempre fatto pensare al Sagrantino come a un vino “estremo” e poco aggraziato. Invece oggi le diverse interpretazioni che ne danno i produttori del territorio, insieme alla sua capacità di migliorare nel tempo, ci fanno scoprire un nuovo prodotto: sempre più elegante e bevibile, quanto i grandi rossi toscani o piemontesi.

Prima perla in degustazione l’Antonelli San Marco 2006, un’annata da Sagrantino fine ed elegante, dagli aromi ricchi e tannicità contenuta. Un vino in cui si avvertono nette sensazioni di frutta macerata e sottobosco, evoluto mantenendo freschezza e vivacità. Poi Fongoli – Vigna dei Sospiri 2007, Sagrantino dai tannini ruvidi e irruenti, con un’acidità più accentuata rispetto al primo. Terzo della batteria il Lungarotti 2008: soffice, rotondo e con tannini molto persistenti. Un rosso prodotto in una delle annate migliori degli ultimi dieci anni per Montefalco. Subito dopo Perticaia 2009, Sagrantino dai profumi avvolgenti che rimangono vividi anche in bocca. Così bilanciato da essere molto facile da bere: una qualità che, se riscontrata nei rossi particolarmente complessi, è indice di vera e propria grandezza. Penultimo il Sagrantino Scacciadiavoli, una cantina che, specie per l’annata 2010, è stata particolarmente apprezzata per la sua interpretazione tradizionale e autentica del Docg: un vino dai profumi fruttati intensi e balsamici, con tannini che in bocca esplodono vigorosi e rimangono persistenti. Infine Castelbuono 2011, altra annata da cinque stelle per il territorio, in cui sono stati prodotti vini di grande struttura e con un elevato potenziale d’invecchiamento. Il Sagrantino della famiglia Lunelli, anche se ancora in fase di evoluzione, è un vino di grande equilibrio nei profumi, dove si notano frutti rossi, rosa e liquirizia, mentre in bocca è suadente e ha un finale lungo.

Un vero e proprio viaggio indietro nel tempo che ha dimostrato come negli anni il Sagrantino, pur avendo mantenuto il suo carattere ruvido e muscolare, abbia saputo anche evolversi verso la semplicità e la grazia.

2 Comments

  1. Gian Luca Garattoni 23 settembre 2016 at 19:59

    A me il sagrantino piace molto quando mantiene un certo carattere rustico, un po’ di vivacità nei tannini ci vuole, sono un grande estimatore di Milziade Antano.

  2. jacopo cossater 21 settembre 2016 at 9:13

    Ottimo reportage ragazzi e grazie mille per l’attenzione nei confronti del Sagrantino, sia secco che passito. In questi anni è stato bello parlarne di fronte a una platea quanto mai curiosa e sempre interessata. E poi la Sala Consiliare, che meraviglia.

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