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Ecco bambini come si fa un buon gelato: visita nel laboratorio del mastro gelatiere

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I bambini del Centro Estivo Memole visitano ‘L’Arte del Gelato’ di Ponte San Giovanni. Da un casco di banane alla coppetta: scopriamo come nasce la delizia dell’estate

di Emanuela De Pinto

Un’estate così afosa rischia di togliere perfino l’appetito. Ma il rimedio c’è: non si può rinunciare a un buon gelato. Fresco, gustoso e soprattutto sano. Giovedì scorso, per i bambini del Centro Estivo Memole di Ponte San Giovanni, su invito del mastro gelatiere Marco Priore de L’Arte del Gelato di via della Scuola,  è stata l’occasione di scoprire  come si fa il gelato.

Occhi spalancati davanti alla lunga vetrina delle vaschette colorate: ce n’è per tutti i gusti, dai classici nocciola e cioccolato a quelli più esotici e “colorati”, come il gelato al ‘puffo’, tra i più amati della stagione. Come si fa a tenere a bada, senza annoiarli, quindici ‘diavoletti’ sfiancati dal caldo? Metteteli davanti a una coppa di buon gelato e il gioco è fatto. Ancor di più se la trasformazione, dalla materia prima alla vaschetta pronta, è visibile, passaggio dopo passaggio, davanti ai loro nasini.

Marco ha scelto di preparare per loro un gelato alla frutta, più rinfrescante e meno grasso rispetto alle creme, e quindi più adatto alla merenda dei bambini. “Si comincia scegliendo la frutta di qualità, in questo caso – ha spiegato ai piccoli ascoltatori – dalle banane. Perché non è un frutto soggetto ad allergie, come può esserlo più facilmente la pesca o la fragola, ad esempio. La banana è un alimento completo, ricco di potassio e calcio. Per riempire una vaschetta di gelato da 3 chili serve un chilo di frutta fresca”. Quindi, una volta sbucciate, le banane sono state frullate in un normale robot da cucina. Al frullato di banana è stata poi aggiunta una miscela di latte intero, grassi vegetali non idrogenati e zuccheri, quali saccarosio e destrosio che conferiscono al gelato morbidezza e spatolabilità. Il composto è stato quindi messo nella grande macchina mantecatrice, che ha la funzione di miscelare e freddare gli ingredienti per circa 8 minuti.

L’attesa per i bimbi è lunga! Ma Marco ha riempito questo momento spiegando come il gelato più monta nella macchina mantecatrice e più rende in quantità. “Attraverso il continuo mescolamento, infatti, il composto incorpora aria, che ne aumenta il volume. Ma (questa è una differenza importante) nel gelato di produzione artigianale, questo processo influisce nel volume del prodotto trasformato solo per il 20-30%, mentre in quello industriale l’aria è in misura molto maggiore”. Il gelato, in definita, risulta, ‘gonfiato’. Si può fare la prova a casa, facendo sciogliere una vaschetta di gelato industriale che compriamo al supermercato: il liquido che resta non arriva a metà vaschetta.

L’attesa è finita: il gelato ora esce dalla macchina come un fiume bianco, profumatissimo, e finisce nella vaschetta pronto per essere mangiato. Dal momento che è appena stato fatto, non ha ancora completato il processo di gelatura che di solito avviene nelle vetrine refrigerate di tutte le gelaterie. Il gelato che i bimbi e le maestre assaggiano è quindi più cremoso, per niente granuloso e con un aroma intenso di banana fresca. Semplicemente ottimo.

E’ il momento della degustazione, offerta ai bambini del Centro Estivo Memole dal padrone di casa. Tutti in fila per avere una coppetta di gelato appena fatto: è un trionfo di gusto e allegria! Neanche il tempo di finire che già i bambini chiedono il bis. E quando la merenda è così sana, non ci sono impedimenti. Altro giro, altra golosa coppetta di gelato alla banana per tutti i bambini, che per la prima volta hanno assistito, come piccoli commissari tecnici specialisti nella degustazione di gelato (chi meglio di loro?), alla creazione di una delizia italiana direttamente nel laboratorio di un mastro gelatiere. Il gusto per il buon cibo si coltiva fin da piccoli.

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