Embargo russo, l’export italiano crolla del 18%. Ma è Mosca che ci perde

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Uno studio dell’Inea analizza gli effetti negativi del blocco del Cremlino sui prodotti alimentari europei. L’Italia potrebbe perdere oltre 57 milioni di euro, la Russia 3.700

di Redazione

Con l’embargo russo sui prodotti agroalimentari europei, l’export italiano è sceso del 18% con una perdita di oltre 20 milioni di euro sul giro d’affari. E’ quanto emerge da uno studio dell’Istituto nazionale di economia agraria (Inea), condotto a seguito del blocco dei prodotti deciso dalla Russia.

Lo stop agli alimenti europei, decretato dal Cremlino lo scorso 7 agosto, era scattato per effetto del deterioramento dei rapporti politici con Stati Uniti ed Europa nell’ambito della “crisi ucraina“. Una seria perdita per l’Italia, il sesto Paese europeo per esportazioni agroalimentari verso il mercato russo, che negli ultimi 10 anni erano incrementate di oltre il 200%. Tuttavia, secondo l’istituto di ricerca, nei prossimi anni gli effetti più negativi della politica restrittiva ricadranno proprio su Mosca.

Ma intanto veniamo ai dati. Le produzioni interessate dal blocco sono quelle ortofrutticole, il latte e derivati, la carne, i prodotti ittici e altre preparazioni alimentari. A risentire maggiormente dell’embargo, per la deperibilità dei prodotti, è il settore ortofrutticolo, dice l’Inea. Con particolare riferimento al comparto della frutta fresca, le cui esportazioni nel 2013 avevano superato i 60 milioni di euro, il calo registrato è del 74,8%. Nel dettaglio, le produzioni più colpite sono quelle di mele (17,1 milioni di euro), uva da tavola (16,5 milioni), kiwi (12,6 milioni) e pesche (7,3 milioni).

Altro settore colpito dall’embargo è il lattiero-caseario, i cui flussi verso la Russia (nel 2013 pari a circa 45 milioni di euro, quasi il 2% dell’export italiano complessivo del comparto) sono scesi dell’87,8%. Nello specifico formaggi e latticini sono i prodotti con il più alto valore di esportazioni bloccate verso la Russia (43,3 milioni di euro). Tra questi, i più sofferenti sono il Grana Padano e il Parmigiano Reggiano. L’export delle carni sia fresche che congelate, invece, è sceso del 69,6%.

Tuttavia nello studio pubblicato dall’Inea, che analizza l’embargo su vari livelli (qui il documento per intero), viene anche fatta un’analisi vantaggi/svantaggi della politica di Mosca per il triennio 2015-2017. Secondo l’istituto di ricerca il Paese che subirà gli effetti peggiori sarà proprio la Russia, con una perdita di oltre 3.700 milioni di euro nel solo 2015. L’Italia, come la Germania, potrebbe perdere circa 57 milioni di euro, anche se i più “danneggiati” dall’embargo saranno Benelux, Spagna e Paesi dell’Est Europa. Viceversa, quelli limitrofi alla Russia come Turchia e Kazakistan, potrebbero trarre un beneficio dalla politica restrittiva diventandone intermediari commerciali.

Leggi l’analisi dell’Inea

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