Gli italiani lo fanno meglio. Le nostre Dop e Igp al primo posto nel mondo

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Con 269 prodotti iscritti nel registro Ue, il giro d’affari complessivo è di quasi 20 miliardi di euro. L’export si conferma fattore di traino del comparto

di Redazione

Prodotti alimentari di alta qualità: l’Italia non si batte. Con i suoi 269 prodotti iscritti nel registro Ue, di cui 161 Dop, 106 Igp e 2 Stg, il nostro Paese è leader mondiale per numero di produzioni certificate. E’ emerso dal rapporto Qualivita, presentato questa settimana a Roma dall’Ismea (Istituto Servizi per ilo Mercato Agricolo Alimentare), alla presenza del Ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina.

I numeri. Un volume prodotto pari a 1,27 milioni di tonnellate, di cui oltre un terzo esportato (+5%). Un giro d’affari alla produzione di 6,6 miliardi di euro e al consumo di circa di 13 miliardi di euro. Un comparto, quello del cibo Made in Italy, che garantisce la qualità anche attraverso i 120 Consorzi di tutela riconosciuti dal Mipaaf, 48 Organismi di Certificazione autorizzati, per un complessivo numero di oltre 60mila visite ispettive e 75mila controlli analitici.

Chi sale, chi scende. Nel 2013, si evince dal rapporto Ismea-Qualivita, la produzione certificata nel suo complesso è diminuita del 2,7%. Una flessione determinata dal calo produttivo degli ortofrutticoli e cereali (-7%), mentre i formaggi e i prodotti a base di carne hanno registrato volumi stabili, mostrando un consolidamento sul mercato. In lieve diminuzione (-0,9%) il certificato degli aceti balsamici, mentre risulta in controtendenza il dato delle carni fresche (+14,4%) che è in aumento ormai da un triennio. Sale anche la produzione certificata degli oli extravergini di oliva (+2,1%) dopo il calo del 2012.

Passione Street food. Secondo il rapporto, nel 2014 l’Italia ha ottenuto 8 nuovi prodotti, di cui 3 Dop (Strachitunt, Miele Varesino e Pecorino Crotonese) e 5 Igp (Patata dell’Alto Viterbese, Torrone di Bagnara, Pescabivona, Salama da Sugo e Piadina Romagnola). Tra questi, è stato sottolineato, la piadina romagnola è uno dei “cibi da strada” che ha il merito di mantenere la tradizione attraverso una proposta innovativa. Lo Street food infatti, precisa l’Ismea, è ormai diventato tra i più efficaci e strategici canali distributivi per le produzioni territoriali italiane.

“Il sistema italiano dei prodotti agroalimentari a denominazione protetta – ha spiegato Ezio Castiglione, presidente di Ismea – mantiene un buono stato di salute. L’export, ancora in crescita, resta tuttavia l’unico elemento trainante. Il più 5% delle vendite all’estero – ha proseguito – conferma il successo del Brand Italia oltre confine, dove gli spazi di crescita restano ampi e incoraggianti. Sfruttare i potenziali significa però agire con maggiore determinazione sulle leve aziendali, in particolare sulla competitività, in un mercato reso nel frattempo più trasparente dal Pacchetto Qualità che, con la protezione ‘ex officio’, impone agli Stati Ue la tutela delle denominazioni d’origine contro i falsi. Cruciale – ha poi concluso – sarà anche l’esito dei negoziati nell’ambito dell’accordo bilaterale con gli Usa. L’inserimento della tutela dei marchi di origine tra i punti fondamentali della trattativa rappresenta un importante passo in avanti, bisognerà adesso tradurlo nei testi attuativi”.

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