L'informazione agroalimentare in Umbria

Il mulino medievale dell’Umbria incanta Expo: fare impresa testimoniando la storia

Share

Slow Food Alta Umbria ha presentato a Expo un documentario che celebra il "Mulino dei Renzetti" come esempio di antica sapienza rurale, buon cibo e missione morale

di Redazione

Vietato dire che i giovani non sanno apprezzare i valori del passato. E, soprattutto, che ciò che hanno oggi non è farina del loro sacco. Letteralmente il contrario, in certi casi. C’è un luogo nell’Appennino umbro che da tempi antichi fa rivivere la magia della trasformazione del grano in farina, che diventerà poi pane quotidiano. “E’ il Mulino dei Renzetti”, la cui storia tramandata di padre in figlio per molte generazioni è arrivata fino allo Slow Food Theatre di Expo, il 23 agosto scorso, attraverso le immagini del video documentario dal titolo “Chiacchiere che fanno farina”, composto da Marino Marini, Fiduciario di Slow Food Alta Umbria intorno alle parole di Carlo Petrini sull’importanza dei lavori tradizionali legati alla terra. E in Umbria, in questo, siamo dei maestri.

A pochi chilometri da Città di Castello, lungo la strada provinciale che passando per Parnacciano porta al confine con le Marche, questo mulino funziona con la sola forza dell’acqua. Un manufatto di antica ingegneria idraulica di circa sette secoli, perfettamente funzionante, che muove la grossa macina grazie a una ruota orizzontale, ingranaggi in legno e cinghie collegate a un albero di trasmissione. Un vero capolavoro che oggi fa rivivere ogni giorno antiche tradizioni.  

 

Lo sa bene Stefano Piergentili, che dal padre Ermanno e ancor prima dal nonno Nino, ha imparato tutto di questo mestiere, rinunciando a trasferirsi a Londra, come aveva pensato inizialmente. Ostinandosi invece a non mollare, neanche davanti alla grande massificazione del settore. “Osservando – scrive Marini – i valori del cibo buono, pulito e giusto propri del movimento di Slow Food. Una missione morale, oltre che professionale, che ha consentito di non disperdere questa sapienza e testimoniare come sia ancora possibile avere spazio in qualsiasi mercato quando si produce la qualità del passato”.  

slowfood mulino mariniPer millenni, alla base della piramide alimentare dei popoli che abitavano il Mar Mediterraneo ci sono stati il grano, il farro, il frumento e l’orzo. “Gli etruschi, i latini e la stessa civiltà dell'antica Roma – scrive il Fiduciario di Slow Food Alta Umbria – hanno basato sui cereali la propria economia dando vita ad uno specifico modello alimentare che dal punto di vista antropologico è stato l'oggetto e il simbolo che ha consentito all'uomo di separarsi dal vincolo stretto che aveva con la natura come cacciatore e dare forma, tramite l'agricoltura, alla crescita di civiltà in grado di proliferare”.

Nel corso dei secoli la maestria e l’ingegno dell’uomo hanno messo a punto le diverse tecniche di coltivazione per selezionare le varietà dei semi e migliorarne la qualità innanzitutto, ma anche salvaguardare la quantità in un’ottica di continua innovazione. Via via, col passare del tempo, la trasformazione dei cereali in sfarinati è divenuta sempre più semplice. “Si è passati – racconta Marini – dal frangere a mano i grani fra due pietre ai 'pistrinum' mossi dagli animali o, più spesso, dagli schiavi. Il salto epocale che ha consentito, poi, una più ampia diffusione delle farine anche agli strati meno abbienti della società antica è avvenuto nel primo Medioevo con la costruzione dei mulini mossi dalla forza del vento o dell'acqua”.

“Il mulino, in brevissimo tempo, ha svolto un ruolo sociale, come luogo d'incontro della civiltà contadina. Generazioni ininterrotte di mugnai a catena, si sono avvicendati in questo mestiere fondamentale e nobile nonostante la sua, solo apparente, semplicità”. Il filmato “Chiacchiere che fanno farina”parafrasando all'opposto un antico proverbio – è una strada a ritroso nel ripercorrere questi cambiamenti, con lo sguardo rivolto al futuro: storie di mugnai antichi e nuovi. “Storie che, come dice Carlo Petrini, appartengono a quelle persone belle che non hanno dimenticato il valore dell'umiltà, della dignità del proprio lavoro e della sacralità del cibo”.

In una situazione globale, in cui i cereali arrivano da ogni parte del mondo in tempi rapidi e l’efficienza di moderni mulini industriali ha superato di anni luce il vecchio mulino ad acqua, perché ostinarsi nel continuare questo mestiere rinunciando alla modernità?

“Carlo Petrini – spiega Marini – già diversi anni fa aveva dato risposta a queste domande e la sua visione si è, di fatto, rivelata del tutto coerente con ciò che sta accadendo nel nostro Paese come anche in altre parti del mondo. La visione che ha generato Terra Madre e la sensibilità dei giovani verso questi temi che hanno dimostrato che esiste un'alternativa alla massificazione, un'alternativa all'utilizzo della chimica di sintesi in agricoltura e un'alternativa ai sistemi di trasformazione industriale”.

“Quella stessa alternativa che oggi, grazie ai contadini e non certo alle multinazionali, sfama l'80 % dell'umanità e che dimostra ogni giorno che esiste un mondo possibile e che ci sono ragazzi che questo mondo possibile lo praticano e lo rispettano in totale equilibrio con le logiche e la tecnologia del terzo millennio. Anche in questo spicchio di mondo ai piedi dell'Appennino umbro”.

Share

Leave A Reply

Your email address will not be published.