Il vero Made in Umbria al centro delle filiere locali

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Il “caso” suinicoltura ad Agriumbria. Milioni di cosce di maiale importate dall’estero, stagionate e vendute come prosciutti locali  

di Redazione

Puntare sulle filiere locali esaltando il ruolo della componente agricola e valorizzando il vero made in Umbria agroalimentare”. Questa una delle priorità indicate da Albano Agabiti, Presidente Coldiretti Umbria, nel corso del Convegno “La nuova PAC tra sostenibilità e innovazione. P.S.R. 2014-2020: strategie, misure, tempi e modalità di attuazione” organizzato all’interno di Agriumbria.

La vera materia prima umbra al centro delle filiere locali. Caso emblematico, è stato ricordato durante il convegno, quello della suinicoltura che in Umbria, nel periodo 2000/2010, ha scontato un calo delle aziende di circa il 90% e del 24% sui capi (circa 750 le aziende rimaste con poco più di 180mila capi). Conseguenza anche di un’insufficiente trasparenza sul mercato che ha raggiunto livelli preoccupanti, nonostante nella nostra regione esista una Igp di riferimento per il prosciutto di Norcia.

Gli inganni del finto Made in Italy, infatti, riguarda due prosciutti su tre venduti come italiani, ma ricavati da maiali allevati all’estero. Nel nostro Paese, sempre secondo Coldiretti, sono state importate circa 50 milioni milioni di cosce di maiali, destinate ad essere stagionate o cotte per poi essere servite come prosciutti italiani. Per questo, ha detto Agabiti, l’associazione continuerà a concentrarsi sulla valorizzazione del suino 100% umbro, sul rispetto di pratiche commerciali più trasparenti e sul contrasto di quelle che evocano l’italianità del prodotto con materia prima di importazione. “Tutto questo anche in virtù  del fatto – ha concluso il presidente – che i nostri allevamenti sono i più controllati e sicuri d’Europa”.

Al convegno, al quale erano presenti oltre 600 imprenditori agricoli e numerosi rappresentanti del mondo economico e istituzionale, è intervenuta anche la presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, che ha affermato come l’Umbria abbia utilizzato in maniera intelligente e completa le risorse del P.S.R. 2007-2013, portando avanti poi un sapiente negoziato per il nuovo Piano.

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