L'informazione agroalimentare in Umbria

La piramide alimentare che fa bene all’economia dell’Umbria

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Dall’Università di Perugia la proposta di una dieta a base dei prodotti tipici regionali, per la salute del corpo e della filiera locale

di Filippo Benedetti Valentini

Per la comunità scientifica internazionale, la piramide alimentare è la migliore guida per nutrirsi in modo salutare. Specie se i cibi che la compongono sono quelli della dieta mediterranea, riconosciuta dall’Unesco “Patrimonio immateriale dell’umanità”. E se, allo stesso tempo, fosse anche un valido strumento per la promozione dei prodotti enogastronomici dell’Umbria?

La domanda se la sono posta alcuni docenti dell’Università di Perugia che hanno preso parte al convegno dal titolo “Umbria, dalla coltura alla cultura alimentare“, uno degli eventi organizzati in tutta la regione proprio dall’Ateneo in occasione di Expo 2015. Un team di specialisti (Angela Maurizi e Lina Cossignani del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche, Paolo Braconi e Roberto Coli del Dipartimento di Lettere) che intende promuovere un’educazione alimentare fondata sull’utilizzo in cucina dei prodotti tipici della regione, valorizzandone l’intera filiera agroalimentare.

Il punto di partenza è appunto la piramide alimentare, modello grafico elaborato nel 1992 dal Dipartimento dell’agricoltura americano, ritenuto universalmente lo strumento più efficace per mangiare in modo variegato e salutare. Una dieta alla cui base ci sono frutta, verdura, pane (o pasta), riso e, in quantità via via minori, latte o derivati, oli e frutta a guscio, legumi, pesce, carne (qui la versione ufficiale dell’Inran). Una varietà di cibi che, secondo la Fao, dovrebbe comunque rispettare le proporzioni del 55-65% per i carboidrati, del 25-30% per i grassi e del 10-15% per le proteine.

Perché allora, sostengono i docenti dell’Università di Perugia, non costruire la piramide con i prodotti tipici dell’Umbria? Ecco che alla base troveremmo, ad esempio, pane sciapo, umbricelli, farro di Monteleone di Spoleto, torta al testo o al formaggio. E poi broccoletti del Trasimeno, cipolla di Cannara, sedano nero di Trevi, patata rossa di Colfiorito, tartufo nero di Norcia e zafferano. Ancora: pecorino, caciotta e ricotta salata di Norcia, trota della Valnerina e tinca del Trasimeno, vitellone bianco dell’Appennino, così come agnello e pollame locale. Il tutto accompagnato dall’olio extravergine d’oliva, ottimi vini e limpide acque minerali.

“Il valore aggiunto della proposta – è stato affermato nella relazione – consiste nella valorizzazione dei prodotti umbri, la cui eccellente qualità è frutto di un territorio ancora integro, di particolari condizioni pedoclimatiche e della cura delle coltivazioni (o allevamenti) sostenuti dall’eredità della storia e dalla continua ricerca scientifica”. Ecco allora che il pasto quotidiano diventa sempre più buono per il corpo, per la mente e per l’economia del territorio.

Il calendario delle iniziative dell’Ateneo di Perugia per Expo2015

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