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Ecco perché l’olivicoltura italiana (e umbra) rischia di annegare nel fiume di olio tunisino in arrivo

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Dal prossimo anno, 35.000 tonnellate in più all’anno di olio tunisino in Ue. Il presidente del Consorzio Tutela Olio Dop Umbria, Leonardo Laureti, analizza le possibili drammatiche conseguenze

lauretidi Leonardo Laureti, presidente Consorzio di tutela olio Dop Umbria

La Commissione europea ha adottato una proposta legislativa, che sarà trasmessa al Consiglio e al Parlamento europeo per l’adozione formale e l’entrata in vigore, che autorizza un accesso supplementare di olio d’oliva tunisino nel mercato UE. Un’iniziativa lanciata dopo l’attentato terroristico del 26 giugno 2015 a Sousse, a seguito del quale l’Unione Europea ha ritenuto opportuno assistere meglio la Tunisia nella transizione politicoeconomica con interventi che possano mostrarsi efficaci in tempi brevi.

La relazioni commerciali tra l’UE e la Tunisia sono disciplinate dall’Accordo Euromediterraneo firmato nel 1995 che prevede un importazione di olio senza dazio pari a 56.700 tonnellate. In sintesi con l’attuale accordo si aggiungerebbero altre 35.000 tonnellate all’anno a partire dal 2016 fino al 2017 (quindi quasi un 60% in più). Il rischio che intravedo, se non ci sarà un’adeguata azione di lobby, è quello di liberalizzare ulteriormente gli scambi del settore agricolo in Europa nei prossimi anni.

L’Italia ad oggi importa olio in primis dalla Spagna, poi dalla Grecia e a seguire dalla Tunisia. Ricordo che la Tunisia ha una superfice olivicola pari a circa 1.800.000 ettari mentre l’Italia circa 1.350.000, vale a dire che dopo la Spagna (con i suoi 2.500.000 ettari) è il paese al mondo con la superficie olivicola più grande. L’olio d’oliva è il principale prodotto agricolo esportato dalla Tunisia verso l’Unione, e il settore occupa un posto importante nell’economia del paese in quanto dà lavoro, direttamente e indirettamente, a più di un milione di persone, ossia un quinto della forza lavoro agricola totale.

Non si tratta di giudicare il livello qualitativo dell’olio tunisino, di fare classifiche di merito. Si tratta di tutelare un settore in Europa, e quindi in Italia (visto che è il secondo esportatore in UE), che oltre a produrre un alimento, dà occupazione, valorizza il paesaggio, qualifica un territorio e non può essere bistrattato da “crude” politiche di mercato.

Oltre ad aver subito in Europa la crisi dell’ortofrutta con l’embargo della Russia, oltre alla crisi del latte in seguito all’abolizione delle quote, non si capisce perché aggiungerci anche l’olio d’oliva. Ogni volta che c’è una crisi è quasi sempre il settore primario a farne le spese e le valutazioni di impatto sui mercati non vengono quasi mai pubblicate.

Seppure la reputo un’iniziativa lodevole dal punto di vista del sostegno all’economia di un paese che vive una forte problematicità, dall’altra parte si rischia così di mettere ancora più in difficoltà il settore dell’olio d’oliva italiano, già in sofferenza dopo un anno disastroso come il 2014 e con una struttura produttiva debole, a dispetto di Paesi emergenti come il Cile, l’Australia, la California e altri, dove i costi di produzione di un litro di olio sono molto contenuti grazie ad un assetto orografico ed organizzativo diverso.

Proprio ora che in Italia sembra prender forma un Piano di settore per l’olio d’oliva, con l’obiettivo di riportare competitività alla filiera, dispiace che le difficoltà per i produttori possano aumentare. Resta il fatto che tutto ciò, rafforza il ruolo dei prodotti di qualità europei a marchio, (come la DOP Umbria) unico sistema ad oggi dove viene garantita l’origine del prodotto. Acquistando un olio DOP Umbria si ha la garanzia di origine, certificata da un organismo di controllo, oltre al fatto che il produttore ci mette la propria faccia assumendosi anche responsabilità di tipo penale.

Pertanto, l’invito al consumatore è di leggere sempre bene l’etichetta, diffidare dalle vendite sottocosto (molto spesso volute dalla Grande Distribuzione Organizzata) e perché no, pensare alla propria identità culturale.

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