Share
Noce da frutto: l’Umbria sperimenta la coltivazione intensiva

Noce da frutto: l’Umbria sperimenta la coltivazione intensiva

Con il progetto Pronostico sono state coltivate 10 varietà nella Valle del Tevere. Obiettivo: far diventare l’Umbria il terzo polo produttivo in Italia. Quali risultati? 

di Emanuela De Pinto

Può l’Umbria diventare il terzo polo per la coltivazione intensiva del noce da frutto in Italia, dopo il Veneto e l’Emilia Romagna? E’ ancora presto per dirlo con certezza, ma siamo sulla buona strada. Ad oggi, nel Belpaese importiamo il 90% delle noci che mangiamo. Precisamente, dalla California. Sull’altro piatto della bilancia ci sono i forti consumi: 45 milioni di chili ogni anno. Insomma, ne andiamo ghiotti, e utilizziamo le noci sempre più spesso anche nella preparazione di sfiziose pietanze: dai primi ai dolci. Impossibile, quindi, farne a meno. Per riequilibrare l’attuale sbilancio tra import ed export, alcuni ricercatori italiani hanno avviato un progetto, partendo proprio dall’Umbria.

Si chiama “Pronostico”, acronimo di “Produzione nocicoltura sui terreni irrigui coltivati”. Una sperimentazione che ha visto come partner l’Istituto di Biologia Agroalimentare e Forestale del Cnr, l’azienda vivaistica regionale UmbraFlor (che con i suoi 2.000 ettari è la più grande realtà di produzione vivaistica della regione), il Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria e la Fondazione per l’Istruzione Agraria in Perugia. Iniziato a marzo scorso e durato fino al mese di ottobre, il progetto ha già dato i primi significativi risultati che sono stati presentati lo scorso 11 novembre alla Rocca di Casilina (Deruta-Pg). Ne abbiamo parlato con il dottor Moreno Moraldi, agrotecnico,  che ha partecipato e dato il nome al progetto come consulente Cnr.

“L’obiettivo era quello di realizzare nella valle umbra, nei territori di Spello e Casilina in particolare, impianti cosiddetti comparativi di noce da frutto per poter valutare il modo in cui le 10 principali cultivar, originarie della California e della Francia, si adattano a questo ambiente pedoclimatico”. Secondo Moraldi, la valle più adatta a questo tipo di coltivazione è la valle del Tevere, da Perugia a Todi, che presenta un terreno fertile , ricco di sabbia e, soprattutto, con molta disponibilità di acqua e adeguatamente drenato. Una fazzoletto di Umbria caratterizzato da elevata umidità e da intense escursioni terminche. Altro aspetto del progetto, fondamentale per valutare la possibilità di una coltura intensiva del noce da frutto davvero sostenibile nel futuro prossimo, è stato il monitoraggio delle piante verso le principali malattie fungine epigee: una su tutte l’antracnosi, i cui segni sono le macchie nere sui frutti.

Gli step del progetto. Dopo aver individuato i terreni dove procedere all’impianto delle varietà di noce da frutto adatte alla frutticoltura intensiva, scelte tra quelle di maggiori rilevanza a livello mondiale, sono state impiantate 200 piante in blocchi randomizzati, vale a dire in gruppi ripetuti in maniera casuale, per non avere interferenza con l’ambiente. Quindi, nei vari mesi (da marzo a ottobre) i ricercatori e gli agronomi hanno compiuto test genetici di varietà/cultivar commerciali di noci da frutto per arrivare ad una selezione delle piante che rispondevano meglio alle caratteristiche di quel terreno.

“In una sola stagione – spiega Moraldi – abbiamo avuto ottimi risultati per l’accrescimento delle piante. Da 20 centimetri hanno raggiunto un’altezza di un metro e mezzo in sette mesi. Abbiamo avuto piante anche con tre frutti a grappolo, secondo una fruttificazione cosiddetta ‘laterale’”. Piante che però non sono indenni alle patologie, alcune delle quali non debellabili con la sola azione fungicida del solfato di rame. “Ecco perché – chiarisce il consulente Cnr – bisogna ripetere la sperimentazione in diverse condizioni climatiche, per altri 3-4 anni almeno”. Per farlo occorrono finanziamenti adeguati.

Quindi, per il momento il progetto Pronostico resta una base preliminare propedeutica per le scelte che istituzioni e gli agricoltori umbri potranno fare più avanti. Uno scenario che potrebbe cambiare radicalmente molte cose. Nella presentazione del progetto, infatti, si legge che “che questa valutazione preliminare sulle cultivar più adatte per la nocicoltura intensiva si prevede possa espandersi prossimamente nelle valli umbre precedentemente caratterizzate dalla presenza della coltivazione del tabacco”. Fumeremo di meno e mangeremo più noci.

Leave a Comment