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‘Orvieto diVino’, si riparte da un grande progetto tra territorio e comunicazione

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Presentato l’ambizioso piano di marketing per recuperare fama e identità dei più stimati vini bianchi dell’Umbria. Produttori, ristoratori e artigiani insieme.

di Emanuela De Pinto

Orvieto punta in alto e promette di riconquistare la fama e il prestigio che i suoi vini meritano. La più antica storia enoica dell’Umbria nasce da qui, dal vino bianco di Orvieto, ma da qualche anno questi gioielli dell’enologia umbra rimangono ingiustamente all’ombra. Vere e proprie perle che rischiano di essere relegate all’ultima delle vetrine in fatto di vini. Eppure, c’è stato un tempo di gloria in cui la Città della Rupe ha modellato profondamente il suo legame con il vino tanto che gli appassionati consumatori mondiali identificavano luogo e prodotto. Dicevi Orvieto e pensavi subito al grande vino bianco italiano. Come spesso accade, però, una volta toccato il cielo si tende a guardare in basso. Adagiati sugli allori, i produttori hanno lasciato il passo (e il mercato) ad altre produzioni regionali, che in pochi anni si sono imposte sulla scena internazionale come i nuovi must del vino italiano. Oggi, finalmente, la grandissima qualità del bianco di Orvieto rivendica la sua posizione di spicco e la sua identità. E, appena in tempo, il Consorzio di tutela Vini di Orvieto si rimbocca le maniche.

Ieri mattina, 4 settembre 2016, al Palazzo del Capitano del Popolo è stato presentato l’ambizioso progetto di comunicazione dal titolo “Orvieto diVino”, che punta al rilancio internazionale del brand vinicolo e tende a ‘valorizzare, esaltare e comunicare i grandi tesori del territorio’.  Il vino è protagonista, ma il progetto chiama in causa – con uno scambio di responsabilità e uno sforzo creativo e di accoglienza maggiore – anche i ristoratori e gli artigiani di Orvieto, così che ognuno possa diventare ambasciatore delle bellezze e del patrimonio enogastronomico della città.

Ad aprire il convegno di ieri, seguito da una degustazione, è stata Patrizia Marin, docente allo Iulm di Milano e nuova responsabile comunicazione del Consorzio: “Il progetto prevede una serie di eventi in città a cadenza periodica, di cui quello di oggi è solo il punto di partenza”. Presenti alla conferenza personaggi di spicco del settore enologico italiano, critici enogastronomici e volti noti della tv: il marchese Piero Antinori (Marchesi Antinori), Fabio Vittorio Carone – Ruffino (enologo e responsabile commerciale Vino Orvieto), il nuovo presidente del Consorzio Vincenzo Cecci, il critico gastronomico per ‘Panorama’ e ‘Cucina italiana’ Fiammetta Fadda, il sindaco di Orvieto Giuseppe Germani, la presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, il curatore della guida ‘I vini dell’Espresso’ Antonio Paolini e il direttore della guide ‘I vini e i ristoranti dell’Espresso’, Enzo Vizzari.

Sottolineando l’importanza storica della produzione enoica e l’attuale ‘Rinascimento di Orvieto’ il sindaco Giuseppe Germani ha parlato di “un successo spalmato nei secoli, tanto che per la sua reputazione e il valore assunto nel tempo il vino di Orvieto venne impiegato anche per pagare i lavori di costruzione del Duomo. Ne sono testimoni addirittura Pinturicchio e Luca Signorelli – siamo alla fine 1400 inizio 1500 – i quali chiesero un vitalizio di vino per realizzare gli affreschi che impreziosiscono tuttora il Duomo, al cui esterno diversi bassorilievi raccontano l’antica vocazione alla coltivazione della vite”. Oggi, però, ha concluso il sindaco  “è tempo di riposizionare il grande vino di Orvieto sullo scenario nazionale e internazionale, ridandogli migliore dignità e attrattività nei consumatori italiani e stranieri”.

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Il Marchese Antinori ha ricordato i tempi in cui l’America riconosceva solo due grandi vini italiani: il Chianti toscano e il bianco di Orvieto. “Orvieto – ha detto –  è un nome magico che evoca sensazioni e ricordi. Mio padre fin dai tempi più remoti ha sempre creduto nei vini di questo territorio tanto da acquistare poi il Castello della Sala, oggi una delle aziende di punta della nostra famiglia. Questo però è l’inizio di un nuovo capitolo”. Ma da dove ripartire? Il critico Antonio Paolini ha dato qualche spunto. “La comunicazione aziendale è un processo di autocoscienza. Quello che manca oggi a Orvieto, al cospetto di un’elevata qualità e di un brand straordinario, è una maggiore identità. C’è bisogno di legare il vino ancora di più al suo territorio.  I nuovi clienti sono cambiati: meno enfasi e un rapporto più amichevole e aperto con i consumatori”. Con un suggerimento a cui non si può rinunciare: apertura ai social network.   

Ma l’intervento più incisivo, come una secchiata d’acqua fredda, è stato quello del direttore Enzo Vizzarri, che si è complimentato con sarcasmo per il nuovo progetto di comunicazione: “Bravi. Era ora!”. Bacchettando il Consorzio, Vizzarri ha parlato anche di un deprezzamento dei vini di Orvieto registrato negli ultimi anni, ciò dovuto alla mancanza di eventi di grande risonanza mediatica come le ‘anteprime’ e tutte quelle manifestazioni di nicchia capaci di richiamare il pubblico meno generalista. “Questo è l’anno zero di Orvieto, e per riuscire a recuperare il tempo perso fino ad oggi, – ha concluso – occorrono grandi risorse e obiettivi condivisi”.   

Valorizzare ancora di più la ‘vendemmia tardiva’, la Muffa nobile, che dà un vino unico, raccontare al meglio il filo rosso che lega l’Orvieto Classico a queste rocce, a questa Rupe, e magari guardare al futuro puntando all’Orvieto Doc Spumante. E’ la proposta lanciata da Fabio Carone dell’azienda Rufino (già qualche mese fa accennata da Bruno Vespa), che pare incontrare il sì di molti produttori.  

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Ultimo a parlare è stato Riccardo Cotarella, presidente Assoenologi, tra i più stimati enologi sulla scena nazionale. Il suo è stato un ‘mea culpa’ a nome dei produttori: “Orvieto è la madre di contrapposizioni ideologiche tra grandi e piccole aziende. Questo ha ritardato lo sviluppo del territorio. Una rovina. Credo, però, che questo progetto possa essere un motivo per superare tale criticità, puntando anche sui giovani che stanno acquisendo grande esperienza. A loro – ha concluso Cotarella – raccomando di imparare dal nostro errore, quello di non aver sempre saputo ‘fare sistema’”.  Sarà un po’ presto per brindare, ma teniamo pronti i calici. Orvieto riparte, e questa volta fa sul serio.

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