Paese di origine in etichetta, nuove regole per riso e grano della pasta

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Con due decreti il Governo introduce, in via sperimantale, l’obbligo per i produttori di indicare luogo di coltivazione e di lavorazione.

di Redazione

Riso e grano per la pasta sempre più trasparenti. Con due decreti firmati giovedì 20 luglio dai ministri dell’Agricoltura Maurizio Martina e dello Sviluppo economico Carlo Calenda, il Governo introduce l’obbligo di indicare in etichetta il paese di origine delle materie prime per i due prodotti-base della dieta italiana.

I provvedimenti, adottati in via sperimentale come già avvenuto in aprile scorso per i prodotti lattiero caseari, avranno effetto per due anni, in attesa che l’Europa approvi il regolamento 1169 del 2011, con cui si dovrebbe estendere una normativa simile a tutti i Paesi membri.  

Come saranno le nuove etichette:

Grano e pasta. Il primo dei due decreti prevede che le confezioni di pasta secca prodotte in Italia riportino obbligatoriamente in etichetta le seguenti diciture:

a) Paese in cui viene coltivato il grano;

b) Paese dove il grano è stato macinato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le diciture “Paesi Ue”, “Paesi Non Ue”, “Paesi Ue e Non Ue”. Se il grano è coltivato per almeno il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi Ue e/o Non Ue”.

Riso. Il secondo provvedimento impone per le confezioni di riso le diciture:

a) “Paese di coltivazione del riso”;

b) “Paese di lavorazione”;

c) “Paese di confezionamento”.

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Indicazioni sempre visibili:

Le informazioni sull’origine, così come avviene per gli altri prodotti alimentari, dovranno essere apposte in etichetta in modo tale da essere chiare e facilmente visibili per il consumatore. Le aziende produttrici, comunica il Ministero dell’Agricoltura, avranno 180 giorni per adeguarsi alla nuova normativa e per smaltire le vecchie etichette già stampate o immesse sul mercato.

Durata dei decreti e nuove regole europee:

I decreti decadranno in caso di piena attuazione dell’articolo 26, paragrafo 3, del regolamento (Ue) n. 1169/2011 che prevede i casi in cui debba essere indicato il Paese d’origine o il luogo di provenienza dell’ingrediente primario utilizzato nella preparazione degli alimenti, subordinandone l’applicazione all’adozione di atti di esecuzione da parte della Commissione, che ad oggi non sono stati ancora emanati.

Il Ministro dell’Agricoltura, Maurizio Martina, ha parlato di “un passo storico” con cui si punta a “dare massima trasparenza delle informazioni al consumatore, tutelare i produttori e rafforzare i rapporti di due filiere fondamentali per l’agroalimentare Made in Italy”. “Una decisione – ha poi chiarito – con cui l’Italia si pone all’avanguardia in Europa sul fronte dell’etichettatura”. Poi ha concluso: “Tanto più davanti alla conclusione di accordi commerciali internazionali che rappresentano un’opportunità da cogliere e che dovranno essere accompagnati da scelte sempre più forti per la trasparenza e la massima informazione in grado di unire al meglio protezione e promozione delle nostre esperienze agroalimentari”.

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Per il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, “l’aumento dell’8% delle esportazioni nei primi di cinque mesi del 2017, dimostra quanto l’Italia guadagna dall’internazionalizzazione. Per portare più Pmi a internazionalizzarsi dobbiamo concludere accordi commerciali come quello con il Canada (ndr: il Ceta, di cui parliamo in questo articolo) che rimuovono gli ostacoli e le barriere tariffarie, ma allo stesso tempo dobbiamo tutelare i consumatori e i lavoratori con regole chiare e trasparenza sui prodotti commercializzati”.

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