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Quanta carne consumiamo in Italia? Ce lo dice l’Osservatorio di Agriumbria

Quanta carne consumiamo in Italia? Ce lo dice l’Osservatorio di Agriumbria

Lo studio verrà presentato durante la Mostra nazionale dell’agricoltura, zootecnia e alimentazione. Saldo positivo (+26,8%) per la carne avicunicola e negativo per bovino (-13,6%) e suino (-24,7%).

di Redazione

Mangiamo sempre meno carne e preferiamo quella bianca di pollo e tacchino. Ma non rinunciamo agli insaccati, salumi e prosciutti che siano. Qualcosa da rivedere nella nostra alimentazione allora c’è, ma la carne che scegliamo di acquistare e che arriva sulle nostre tavole è sempre più italiana, e questa è già una buona notizia. Per fare chiarezza su produzione e consumi del settore quest’anno ad Agriumbria, la grande Mostra nazionale dell’agricoltura, zootecnia e alimentazione, che torna dal 31 marzo al 2 aprile nei padiglioni fieristici di Bastia Umbra, verrà presentato un importante strumento: l’Osservatorio sul consumo nazionale di carne.

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“Una novità che vogliamo presentare in occasione della prima giornata di fiera con un vero e proprio rapporto – ha spiegato Lazzaro Bogliari, presidente di Umbriafiere – che ancora in Italia non c’era e che abbiamo pensato perché la nostra fiera ha come core business quello delle carni di qualità, settore che, in controtendenza col calo dei consumi generali di carne, è cresciuto”. L’allevamento rappresenta, infatti, un settore importante per l’agricoltura e una fiera come Agriumbria che vuole essere il punto di riferimento del mondo agricolo dell’Italia centrale non può non dedicare spazio all’allevamento e alla carne. Il segmento, nel 2015 ha registrato un calo degli acquisti di carne a valore (-5,4%) e a volume (-3,2%), mentre cresce il segmento degli elaborati di carne rossa e bianca (+3% a volume) e si consolida il segmento degli avicoli, che nel quinquennio 2009-2014 registra un incremento della spesa da parte delle famiglie italiane del 10%, superiore alla crescita della spesa per la carne suina (+4,1%)”.

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Secondo gli ultimi dati nazionali, dunque, spending rewiew e convinzioni salutistiche hanno portato 3 italiani su 4 a cambiare abitudini per una minore spesa di scorta e una crescente attenzione alle promozioni, +2,1%. Ovvero si è comprato di meno e a minor prezzo. A parziale compensazione, si registra la ripresa delle macellazioni di carni italiane, visto il calo delle importazioni, -4,2%. Anche nel 2016 l’andamento ha rispettato il trend registrato da Ismea-Nielsen con il calo dei consumi di carne bovina fresca del 4,8% a volume che corrisponde ad un calo del 6,8% della spesa. Per quanto riguarda le previsioni del 2017 rimarrà sostanzialmente stabile il consumo di carne avicunicola (da 7,54 a 7,61 atti di consumo dichiarati al mese), mentre potrebbe subire una flessione la carne suina (da 4,95 a 4,63) e quella bovina (da 6,47 a 5,74). La propensione al consumo di carne cambia, con un saldo comunque positivo (+26,8%) per quella avicunicola e negativa per bovino (-13,6%) e suino (-24,7%).

Tutti i dati completi verranno presentati e discussi durante l’edizione numero 49 di AgriUmbria, che si preannuncia ricca di appuntamenti. Non solo una fiera, ma momento di riflessione sul futuro del settore agroalimentare.  

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