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Vendemmia, poca quantità ma vino buono. I vitigni tardivi faranno la differenza

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Le stime parlano di una produzione inferiore del 30% dovuta al clima. Eppure, dice l’enologo Emiliano Falsini, ogni vitigno reagisce in modo diverso. Le previsioni caso per caso e i dettagli sull’Umbria. 

di Filippo Benedetti Valentini

Saranno il 25-30% in meno i grappoli d’uva che, secondo le previsioni, entreranno nelle cantine italiane per la vinificazione, con un picco negativo che potrebbe superare il 40% per l’Umbria. Queste le stime di Assoenologi sulla vendemmia 2017 ancora in corso. Quantità scarsa, dunque, più o meno in tutte le regioni: si parla di una produzione di vino e mosto inferiore di ben 13 milioni di ettolitri in meno rispetto all’anno scorso. Ma c’è da temere anche per la qualità dell’annata 2017? Gli addetti ai lavori sono divisi, come ogni anno in cui le avversità climatiche mettono a dura prova l’agricoltura, anche perché le uve saranno completamente raccolte alla fine di ottobre.

Il primo a lanciare il sasso nello stagno nei giorni scorsi è stato Riccardo Cotarella, presidente di Assoenologi e professionista del vino conosciuto in tutto il mondo, che ha parlato di “annata povera sia sul piano della quantità che su quello della qualità in tutte le regioni”. Dichiarazione non del tutto condivisa da altri suoi colleghi, convinti che la situazione, almeno sul fronte della qualità, debba essere analizzata caso per caso. Tra questi Emiliano Falsini, consulente enologo di circa 30 cantine in tutta Italia, alcune anche in Umbria, secondo il quale le rese potranno in effetti essere molto basse: parla addirittura di un meno 50% in Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Basilicata e Sicilia. Tuttavia, parlando di qualità, la faccenda è diversa. Prima di entrare nei dettagli, però, facciamo un passo indietro per capire cosa è successo.

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Gelo, caldo e grandine

Come comunicato da Assoenologi due settimane fa, le avversità sono cominciate in aprile, con un’ondata di gelo che ha colpito Francia, Spagna e Italia “bruciando” molti germogli ormai già sviluppati, impedendone la fruttificazione. Poi un lungo periodo di siccità e caldo con picchi oltre i 40 gradi, durato fino ai primi giorni di settembre, ha messo a dura prova i vigneti, specie quelli del Centro e del Sud, causando nei grappoli una perdita di peso e aumentando la concentrazione zuccherina. In sostanza, si è verificato uno sbilanciamento del rapporto tra zuccheri e acidi, uno dei fattori chiave nel determinare la qualità del vino.

In tutta la penisola, dunque, la maggior parte delle aziende hanno deciso di anticipare la vendemmia dai 7 ai 15 giorni rispetto allo scorso anno, scongiurando così l’eccessiva maturazione delle uve. Primi a tagliare i grappoli la Sicilia, Sardegna, Puglia e Lombardia, dove sono state raccolte subito le varietà “precoci” (Chardonnay, Pinot e Sauvignon). Ma il pieno della raccolta in tutto il Paese sarà a metà settembre per poi concludersi, sempre secondo le stime, verso la fine di ottobre con gli ultimi grappoli di Nebbiolo in Valtellina, di Cabernet in Alto Adige, di Aglianico del Taurasi in Campania e di Nerello Mascalese sulle pendici dell’Etna in Sicilia.

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La produzione stimata

Secondo le elaborazioni di Assoenologi, la produzione di uva in tutta Italia dovrebbe oscillare tra i 56 e i 58 milioni di quintali che, una volta trasformata, produrrebbe tra i 40 e i 42 milioni di ettolitri di vino. Un quantitativo di circa un quarto inferiore rispetto all’anno scorso e del 13% in meno in riferimento alla media quinquennale (2012/2016). L’unica regione che si prevede possa produrre con segno più è la Campania. Tra le peggiori (salvo un meteo più favorevole nei prossimi giorni) Umbria, Lazio, Sicilia, Puglia, Abruzzo e Toscana.

Qualità per le uve tardive, meno per le precoci

Al netto della quantità scarsa, la qualità c’è. Secondo Falsini le uve sono integre, specie le varietà tardive come il Nebbiolo (Piemonte, Lombardia), il Sangiovese (Toscana, Umbria, Marche, Lazio) e il Sagrantino (Umbria). “Certo non possiamo parlare di annata da cinque stelle – precisa l’enologo – ma sarà comunque migliore della 2014 e si potranno ottenere buoni vini”. Ad essere penalizzate dal ciclo vegetativo breve di quest’anno, invece, saranno probabilmente le precoci come il Merlot e lo Chardonnay (coltivate in molte regioni da Nord a Sud). In questi casi si avrà probabilmente un alto grado zuccherino ma sostanze fenoliche non del tutto maturate: il che vuol dire vini dall’alto grado alcolico ma senza particolare struttura.  

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La situazione in Umbria

Dopo un inverno particolarmente freddo e piovoso, da febbraio in poi le temperature sono state miti, ma con precipitazioni troppo scarse. Da marzo sono perdurate le alte temperature, anticipando il germogliamento delle viti. Ad aprile una brusca gelata ha comportato in alcune zone danni ai vigneti. Poi, a partire dall’inizio dell’estate, il progressivo aumento dell’asticella del termometro e l’assenza di precipitazioni hanno comportato caldo e siccità, Situazione aggravata dall’assenza di escursioni termiche tra giorno e notte fondamentali per il mantenimento delle acidità e degli aromi nelle uve.

Secondo Falsini, in generale le aree più in difficoltà potrebbero risultare quelle centrali, dove ricadono le Doc Todi, Colli Martani, Spoleto, Montefalco, Torgiano e anche le due Docg Montefalco Sagrantino e Torgiano Rosso Riserva. Zone in cui “i terreni argillosi e poco compatti non riescono a trattenere sufficiente umidità, tendendo così a soffrire per la siccità”. Tuttavia, tiene a specificare, le previsioni fatte nel mese di settembre vanno sempre prese con la dovuta cautela, ricordando che le uve tardive Sagrantino e Trebbiano Spoletino sono al momento sane e una volta lavorate daranno probabilmente vini di buona qualità. A determinarla, sottolinea, “sarà come sempre fondamentale l’interpretazione dei produttori”.

Oscillazioni del mercato

Per Assoenologi la scarsa produzione di quest’annata sta facendo incrementare i prezzi dei vini per tutte le tipologie, specie quelle a denominazione Doc e Igt. Falsini conferma: “Le aziende che dovranno acquistare vino si troveranno certamente prezzi più alti, vista la minore disponibilità di prodotto, ma credo sarà difficile un innalzamento del prezzo per il consumatore”.

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Il futuro delle aziende: come prevenire gli effetti negativi del clima?

I fattori climatici e ambientali sono la grande incognita dell’agricoltura e, parlando di vino, le variabili che rendono “vivo” e mutevole questo prodotto di annata in annata. Tuttavia molte aziende stanno migliorando la pratica agronomica per tenere sotto controllo gli effetti del clima sulle viti. Secondo Falsini “in annate come questa è di aiuto l’irrigazione di soccorso, laddove è consentito dai disciplinari di produzione, dalla capacità d’investimento delle singole aziende e dalla disponibilità di acqua”. Ma più in generale, il futuro è rappresentato dall’agricoltura di precisione, “specie se orientata al monitoraggio dei terreni e del vigneto”. Secondo un recente studio del Crea, l’agricoltura di precisione conquisterà la viticoltura coprendo il 90% dei vigneti mondiali nel giro di soli 10 anni. Gli strumenti sono quelli che impiegano tecnologie per ridurre l’impatto ambientale, monitorare lo stato dei terreni e delle piante adottando risposte tempestive alle crisi. I Paesi in cui è più diffusa la viticoltura di precisione sono California, Australia e Francia. In Italia, complice la particolare estensione  dei vigneti, la crescita delle moderne tecniche agronomiche è più evidente in Veneto, Toscana e Sicilia.  

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