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Vino, nuovo disciplinare per i bianchi di Montefalco

Redazione Saperefood.it 6 giugno 2016 Prodotti Tipici, Vino
uva bianca

Cambia la composizione del Montefalco Bianco Doc che deve contenere Trebbiano Spoletino al 50%. E arriva la nuova denominazione Montefalco Grechetto.

di Redazione

Si allarga la famiglia dei vini di Montefalco a denominazione, che acquisiscono come ‘figli legittimi’, se così si può dire, il Trebbiano Spoletino e il Montefalco Grechetto. Autenticità e territorialità sono valori portanti per la promozione dei vini di Montefalco. Ultimo tassello nelle attività del Consorzio Tutela Vini, il raggiungimento della modifica del disciplinare – comunicata sulla Gazzetta Ufficiale nei giorni scorsi –  che traccia un importante punto di svolta nel percorso di affermazione dei vini identitari nel panorama enologico italiano. 

Dalla prossima vendemmia 2016, dunque, l’area di produzione montefalchese sarà interessata da grandi novità. Prima tra tutte, la già annunciata introduzione del Grechetto nella famiglia dei vini del territorio. Varietà bianca autoctona tra le più diffuse in Umbria, il Grechetto sarà ora connotato da un territorio e da un brand assai più riconoscibili come quello di Montefalco.

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Stando al nuovo disciplinare, approvato dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, il Montefalco Grechetto sarà ottenuto dalle uve provenienti dai vigneti composti prevalentemente dal vitigno “Grechetto” (maggiore dell’ 85%) e da uve a bacca bianca, non aromatiche, da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Umbria.

La principale svolta riguarderà il Montefalco Bianco Doc, nel disciplinare Montefalco sin dalla sua prima stesura del 1993. La sua minore fama, rispetto agli altri vini della famiglia consorziale, è dipesa principalmente dalla presenza nell’uvaggio del Trebbiano Toscano (dal 20 al 35%) che cederà il posto a un altro dei vitigni autoctoni umbri più importanti: il Trebbiano Spoletino, più qualitativo e dotato di caratteristiche intrinseche superiori agli altri trebbiani.

Il vecchio disciplinare prevedeva per il Montefalco Bianco una base minima di Grechetto del 50%, almeno il 20% di Trebbiano Toscano e altri vitigni autorizzati nella Regione Umbria per la restante parte. Con l’introduzione della nuova regolamentazione, il Trebbiano Spoletino diventa protagonista con una quota non inferiore al 50% associata all’utilizzo sempre di uve a bacca bianca, non aromatiche, provenienti da altri vitigni idonei alla coltivazione nell’ambito della Regione Umbria.

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Per sancire la vittoria dei vini identitari, anche la produzione del Montefalco Rosso Doc e del Montefalco Rosso Riserva sarà interessata da variazioni che riguardano la composizione degli uvaggi. Non sarà più obbligatorio l’uso del terzo vitigno a bacca rossa, ma viene reso facoltativo per dare la possibilità ai produttori di incentrare di più questa tipologia su vitigni espressione del territorio piuttosto che su un blend. Si passa dunque da tre uvaggi (Sangiovese dal 60 al 70%, Sagrantino dal 10 al 15% e altre uve autorizzate 15-30%) alla possibilità di due uvaggi, in favore del solo utilizzo in prevalenza di Sangiovese (dal 60 all’80%) e in misura minore di Sagrantino (dal 10 al 25%) per rafforzarne struttura e intensità.

Insieme alle operazioni di vinificazione e invecchiamento obbligatorio, anche l’imbottigliamento dei vini a denominazione di origine controllata “Montefalco” dovrà essere effettuato nell’ambito territoriale del Comune di Montefalco e in parte dei comuni di Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria, in provincia di Perugia. Questo provvedimento viene introdotto principalmente per salvaguardare la qualità, la reputazione del vino Montefalco DOC, garantirne l’origine e assicurare l’efficacia dei relativi controlli, dando al consumatore mondiale quante più garanzie possibili.       

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