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Xylella, cosa accade in Puglia. E quali sono i danni all’olio italiano

Xylella, cosa accade in Puglia. E quali sono i danni all’olio italiano

Il 30 aprile a Spoleto un convegno organizzato dall’Accademia Nazionale dell’Olivo con il Prof. Giovanni Martelli, massimo esperto del batterio

di Filippo Benedetti Valentini

Lotta alla Xylella fastidiosa: abbattute in provincia di Lecce le prime piante infette per arginare la diffusione del batterio. Comincia così, fra le proteste di ambientalisti e agricoltori del Salento, il piano straordinario contro l’infestazione che sta provocando enormi danni all’agricoltura.

Cosa sta succedendo in Puglia e cos’è la Xylella fastidiosa? C’è il rischio che si propaghi anche in altre regioni italiane o addirittura fuori dai confini nazionali? Quali effetti potrebbe avere sulla produzione olivicola italiana? Cosa stanno facendo le istituzioni per far fronte all’emergenza? Domande che da mesi preoccupano il mondo agricolo, già costretto a fronteggiare una difficile annata per l’olio.

E’ per dare una risposta a queste domande che il Professor Riccardo Gucci, presidente dell’Accademia Nazionale dell’Olivo e dell’Olio, uno dei più importanti istituti italiani dediti allo studio sull’olivicoltura, ha organizzato per il prossimo 30 aprile a Spoleto, ore 11 al Palazzo Comunale, un convegno al quale parteciperà Giovanni Martelli, docente di Patologia Vegetale dell’Università di Bari e ad oggi il massimo esperto in materia. In attesa del convegno, con l’aiuto del professor Gucci e dei documenti prodotti dai vari comitati scientifici impegnati nello studio del fenomeno, abbiamo fatto un punto della situazione.

La Xylella fastidiosa è un batterio che colpisce varie specie vegetali, in particolar modo colture da frutto. Trasmesso dagli insetti alle piante, ne blocca la linfa, provocandone il disseccamento e la morte. Come confermato anche dalla relazione della Regione Puglia sul fenomeno, è così che il batterio si diffonde sul breve raggio, mentre sulle lunghe distanze la propagazione avviene con lo spostamento di piante infette da un Paese all’altro. Proprio per questo, infatti, la Francia ha recentemente posto un embargo sull’importazione di 102 specie vegetali pugliesi.

Secondo il Cnr di Bari, è probabile che il batterio sia arrivato in Italia dal Costa Rica, per via dell’intenso commercio di piante tra il nostro Paese e il Centro America. Xylella è ritenuto uno tra i patogeni più aggressivi, difficili da prevenire e da curare nelle piante. Sono a rischio contagio 11 milioni di ulivi pugliesi, di cui il 10% è stato già attaccato.

La diagnosi, spiega il professor Gucci, è arrivata nell’ottobre del 2013, anno in cui è scattata l’allerta da parte dei tecnici che hanno eseguito un monitoraggio nella provincia di Lecce. Con l’aggravarsi della situazione nel 2014, la Commissione europea ha emanato le “Misure per impedire la diffusione nell’Unione della Xylella fastidiosa”. Questi i provvedimenti indicati da Bruxelles: “Eliminazione delle piante infette, divieto di messa in commercio delle piante vive possibili vettori della malattia e creazione di una zona franca che impedisca la propagazione verso il Nord del batterio”, zona che prevede “il taglio delle piante che potrebbero essere attaccate dalla Xylella”. Il resto è attualità.

Il piano messo in atto dal Commissario straordinario Giuseppe Silletti, nominato dal Governo per far fronte all’emergenza, prevede l’estirpazione degli alberi infetti, arature dei terreni (per smuovere il terreno e disturbare gli insetti vettori) e trattamenti a base di insetticidi.

La presenza del patogeno sul territorio pugliese rappresenta un grave rischio per l’intera produzione di olio d’oliva italiano. Secondo dati Unaprol la Puglia, con i suoi 375mila ettari coltivati a olivo, rappresenta il 32% delle superfici olivicole nazionali (tra quelle meridionali il 41%). Inoltre, per quanto attiene al tessuto imprenditoriale, l’olivicoltura è realizzata in Puglia da circa 270mila aziende, pari al 22% delle imprese olivicole italiane.

Nel panorama olivicolo nazionale, la Puglia si contraddistingue anche per l’olio a denominazione di origine protetta (la Dop Terra di Bari) con il fatturato più elevato in Italia (28 milioni di euro), rappresentando al contempo il 35% del fatturato complessivo degli oli extravergine a marchio Dop e Igp italiani. Infine, per quel che riguarda gli scambi internazionali di settore, l’olio d’oliva rappresenta il terzo prodotto pugliese più esportato (dopo ortofrutta e conserve vegetali), per un valore di circa 106 milioni di euro, pari a quasi il 9% dell’export di olio italiano (1,2 miliardi di euro di olio d’oliva esportato nel 2012).

Relazione Prof Martelli su Xylella

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