Olio d’oliva, boom dell’export. Ecco i 5 Paesi che si contendono il mercato

Share

Cresce l’interesse per l’extra vergine in tutto il mondo: +41% degli scambi internazionali tra il 2009 e il 2016. L’Italia è ancora il secondo esportatore dopo la Spagna, sebbene abbia perso parte delle quote di mercato.

di Filippo Benedetti Valentini

Olio extra vergine, un settore sempre più dinamico che anima i mercati internazionali sotto la spinta della concorrenza tra produttori del Mediterraneo. Lo dimostrano i dati sulle esportazioni di Italia, Spagna, Grecia, Portogallo e Tunisia tra il 2009 e il 2016. Messe a confronto in un’analisi del Centro Studi di Confagricoltura, le recenti rilevazioni segnano infatti un aumento degli scambi internazionali del 41%, per un giro d’affari che vale circa 7 miliardi di dollari.

Un dato positivo che dimostra il crescente interesse per l’olio in tutto il mondo. Secondo quanto chiarito già un anno fa dal Consiglio Olivicolo Internazionale, infatti, la richiesta di extra vergine a livello globale si attesta intorno ai 2 milioni di tonnellate, di cui la metà all’interno della sola Unione Europea. E visto il sostanziale rallentamento dei consumi europei (il +5% del 2015/2016 ha solo in parte recuperato il -11% del 2013/2014), appare evidente quanto a determinare l’impennata del business siano stati soprattutto i Paesi importatori.

DAGLI OMEGA AI POLIFENOLI, GLI ANTIOSSIDANTI DELL’OLIO

Nello specifico, secondo l’Annuario dell’Agricoltura diffuso dal Crea, i principali mercati di sbocco dei produttori europei sono gli Stati Uniti (35%), il Brasile (10%), il Giappone (9%) e la Cina (6%). Al contrario, i più importanti fornitori dell’Unione Europea sono Tunisia (84%) e Marocco (11%).

Nella corsa al mercato globale l’Italia si conferma ancora il secondo Paese esportatore dopo la Spagna, sebbene abbia perso parte delle quote di mercato. Ma le vendite all’estero, che registrano un incoraggiante +20%, crescono anche grazie alla materia prima non italiana. Avendo infatti una capacità produttiva insufficiente a soddisfare la domanda complessiva, l’Italia è costretta ad importare significative quantità di olio. Come conferma Confagricoltura, nel triennio 2014-2016 l’Italia ha importato fra 3,2 e 3,8 milioni di quintali di prodotto.

OLIVE DA TAVOLA, LA MEDICINA PER IL NOSTRO SISTEMA IMMUNITARIO

Altro dato rilevante riguarda il prezzo. Sempre secondo l’associazione agricola, il prezzo medio all’esportazione dell’olio d’oliva italiano è il più alto fra quello di tutti i concorrenti: 4.8 dollari al chilo, contro i 4 della Grecia, 3.9 del Portogallo, 3.8 della Spagna e 3.5 della Tunisia. Numeri che fanno del nostro Paese il meno competitivo in termini assoluti. Questo il motivo per cui molti produttori italiani investono costantemente nell’alta qualità, andando così ad occupare sempre più quote di mercato nella cosiddetta “fascia premium”: quella dei consumatori alla ricerca di prodotti esclusivi e, dunque, costosi.

Share

You might also like More from author

Leave A Reply

Your email address will not be published.