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Tartufo prodotto agricolo: l’anomalia italiana che blocca i fondi Ue. Intervista ad Olga Urbani (Parte2)

Tartufo prodotto agricolo: l’anomalia italiana che blocca i fondi Ue. Intervista ad Olga Urbani (Parte2)

In Italia non è ancora riconosciuto tale. Un forte elemento penalizzante, secondo Olga Urbani, che presto siederà al tavolo delle trattative in vista della nuova legge.

di Emanuela De Pinto

(LEGGI LA PRIMA PARTE DELL’INTERVISTA)

Francesco, Olga, Giammarco e Bruno Urbani

L’Unione Europea, con la Pac 2014-2020 annovera il tartufo tra i “prodotti agricoli”. Di fatto, però, in Italia ancora non è tale. Cosa significa e cosa cambierebbe se venisse riconosciuto prodotto agricolo?

Il tartufo è certamente un prodotto agricolo e non potrebbe essere diversamente. L’Unione Europea non ha fatto altro che ratificare quanto di più naturale ed evidente. L’anomalia, ci permetta di sottolinearlo ancora, è la recrudescenza dell’impianto legislativo italiano a rivedere, dopo tutto e nonostante tutto, questo aspetto. L’eventuale riconoscimento come prodotto agricolo, oltre all’automatica revisione degli aspetti Iva di cui si è già detto, produrrebbe altri importanti stimoli al settore.

Solo per citarne uno: è ormai acclarata la possibilità di coltivare il tartufo estivo attraverso la coltivazione di piante micorizzate. Queste piante scontano però l’onere di lunghi tempi di rientro per naturali esigenze di crescita. Bene, se il tartufo fosse un prodotto agricolo, potrebbe beneficiare di tutta quella serie di sostegni dedicati all’agricoltura agevolandone la coltivazione e aumentando la disponibilità di prodotto. Se venisse riconosciuto come prodotto agricolo (quale è), il tartufo entrerebbe nel Programma Agricolo Comunitario ed avrebbe finalmente diritto ai finanziamenti comunitari (Psr).

Ripeto, l’Italia tornerebbe ad essere competitiva con Francia, Spagna e resto d’Europa. Ad oggi abbiamo un grande ‘mercato nero’ del tartufo che non paga le tasse, poiché ritiene il 22% troppo oneroso, mentre verrebbe facilmente pagata l’aliquota al 4% e, così facendo, tutto il sommerso entrerebbe nelle casse dell’Erario. 

Il Gruppo Urbani Tartufi rappresenta circa il 70% della quota di mercato mondiale. Che valore ha questo per l’Italia e l’Umbria in particolare? E da chi è composta la restante fetta di mercato?

Il valore varia di anno in anno, quest’anno i tartufi bianchi, vista la difficilissima stagione, costano tre volte di più rispetto all’anno scorso. La restante parte del mercato è costituita da altre 200 aziende in tutta Europa, principalmente in Francia e Spagna, oltre a tante in Italia.

LEGGI ANCHE: TARTUFO BIANCO DI ALBA, PREZZI RADDOPPIATI

Qual è il peso dell’Umbria nella partita italiana?  

Potrei azzardare un 15%, ma è un dato di larga massima, che è ogni giorno influenzato da stagione buona o cattiva, tipologia del tartufo di cui si vuole parlare, clima e altri fattori.

Cosa bisogna fare per tutelare il tartufo italiano di qualità e il suo commercio?

Riportare il tartufo a prodotto agricolo quale è, e garantirne la provenienza. La tutela maggiore spetta alle aziende come Urbani, siamo noi per primi che dobbiamo garantire la qualità del prodotto che mettiamo in commercio. Dal 1852 per ben 6 generazioni, la Urbani Tartufi adotta delle tecnologie avanzate che permettono un controllo spasmodico sulla qualità, con una selezione manuale di tartufo per tartufo, evitando rigorosamente di mandare in giro prodotto scadente.

Qual è il futuro del mercato dei tartufi?

Se le cose rimarranno come sono, il tartufo italiano muore. Si alimenterà solo il lavoro nero e le altre nazioni europee faranno sparire l’Italia. Sono anni che facciamo questa battaglia di sensibilizzazione ma nessuno, fino ad oggi, è mai riuscito in questo miracolo: salvare il tartufo italiano, una delle più belle bandiere italiane nel mondo.

1 Comment on this Post

  1. E’ da quando ho scritto nel 2011 il mio libro “il sogno di un tartufaio”, che spiego come potremmo tutelare e preservare il tartufo italiano anche per i nostri figli e nipoti! Sono stato ospite a Raitre geo & geo il 19/10/15:
    a spiegare di nuovo. Ma, a causa del bisnes
    che prevale a livello nazionale, tutti pensano a
    lucrare e nassuno a seminare!!!

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