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Cantina Ninni, identità e naturalità. I vini veri di Gianluca Piernera

Cantina Ninni, identità e naturalità. I vini veri di Gianluca Piernera

Vendemmia alla Cantina Ninni di Spoleto. In pochi anni un successo inaspettato: oggi tra le realtà vitivinicole di nicchia più apprezzate in Italia.

Info in breve:

Azienda Agricola Cantina Ninni

Frazione Terraia, Spoleto (Pg) – 335.5450523

di Filippo Benedetti Valentini

Quando si ha il vero culto della terra, e la fatica diventa vino, la passione finisce nel bicchiere. E si sente. E pensare che quando Gianluca Piernera, che fino a pochi anni fa di mestiere realizzava impianti elettrici, si era messo in cerca di un terreno per costruirsi casa, non avrebbe mai immaginato di diventare vignaiolo. Oggi, su un piccolo promontorio a pochi chilometri da Spoleto, sorge la Cantina Ninni, una delle aziende umbre più genuinamente ispirate alla filosofia “naturale”.

Da dove, se non dalla natura, tirar fuori la tradizione vitivinicola ancestrale di un territorio, senza stratagemmi né in vigna né in cantina? La visione, dicono alcuni, è estrema: niente concimi chimici, niente diserbanti, solo fitofarmaci ammessi in agricoltura biologica. Sono alcune delle regole dettate dal Consorzio Vini Veri, associazione che promuove l’equilibrio tra azione dell’uomo e cicli della natura, cui Gianluca si ispira. Una scommessa che questa cantina vince annata dopo annata.

Comprato il terreno per la casa in Località Terraia nel 2006, Gianluca trova un vigneto di 40 anni e decide di estirparlo. Chiede consiglio a un amico d’infanzia, produttore di vino e compagno di degustazioni, che gli dice: “Sei impazzito, devi coltivarlo!”. Così inizia a lavorare la terra e, con l’aiuto dell’enologo Andrea Pesaresi, dopo due anni spreme le prime uve con cui fa il vino per sé e per gli amici: appena 400 bottiglie. Nel 2012 l’annata è grandiosa: calda come l’inferno, ma le viti nella sua proprietà sono ben ventilate. Così decide di mettere in commercio le prime due etichette: Misluli e Diavolacciu.

Il Misluli – dal nome della figlia che chiama Miss Lucrezia – è un blend di Trebbiano Toscano e Malvasia. Dopo una pigiatura molto delicata dei soli grappoli sani, il mosto fiore fermenta per 7 giorni sulle bucce, come fosse un rosso. Poi, senza essere chiarificato, riposa in acciaio. Il risultato è un vino giallo dorato, carico e velato, in cui convergono i connotati tipici dei due vitigni: la freschezza, i profumi di frutta (soprattutto pesca e pompelmo) e quelli salmastri che ricordano lo iodio. Una bottiglia perfetta per crudi di mare o formaggi grassi. Notevole rapporto qualità prezzo: 10 euro in cantina.      

Il Diavolacciu, invece, è un rosso di Merlot, Barbera, Sangiovese, Montepulciano, Aleatico e un po’ di Ciliegiolo. La fermentazione avviene in grandi botti di rovere per 10 giorni poi, dopo un mese di riposo in acciaio, passa in barrique e infine in bottiglia, dove affina per almeno 4 mesi. “Vinificare tutti questi vitigni insieme – spiega Gianluca  – è difficile perché ogni uva ha i suoi tempi di maturazione”. E il vignaiolo, come uno chef che mescola ingredienti che hanno cotture diverse, deve saper cogliere l’attimo. Il vino, di colore rosso rubino, ha struttura e ricchezza aromatica in cui prevalgono frutti rossi e sottobosco. In bocca è piacevolmente caldo. Un vino per carni alla brace o stufate, prezzo in cantina 15 euro.

    

Due ettari e mezzo di vigneti, per una produzione complessiva che non supera annualmente le 15mila bottiglie. L’unico nutrimento della terra è dato da concime fogliare e un estratto di bucce d’arancia che, tra l’altro, è anche un prezioso fungicida. La pianta rende poco, ma non subisce alcuno stress produttivo. I grappoli sono raccolti e selezionati manualmente, escludendo quelli non sani. In cantina sono rispettate le regole della produzione “naturale”: i solfiti aggiunti non superano mai gli 80 milligrammi per litro (nel convenzionale ne sono permessi oltre il doppio). Le fermentazioni avvengono in modo spontaneo, grazie ai soli lieviti contenuti nell’uva, e le temperature non vengono controllate. Nessuna filtrazione. “Perché – dice Gianluca – raccogliere un’uva sana per poi modificarla in cantina? Preferisco far lavorare soltanto la natura, come facevano i contadini di una volta”.

cantina ninniAltra perla di quest’azienda è il Trebbiano Spoletino Superiore Doc – Poggio del Vescovo, fatto con il vitigno autoctono della zona. Un’uva bianca tardiva, carica di zuccheri e acidi, con cui si fa un vino dalle note agrumate, sapido e di grande freschezza. In bocca stimola una piacevole acquolina che invita a bere nuovi sorsi, specie se accompagna primi piatti al tartufo e zafferano. Da quest’anno Gianluca lo proporrà anche nella veste innovativa di spumante (Bianco Spoleto Igt). L’Edoardo, in omaggio al figlio di 8 mesi.   

Poi il Sanbastiano, Sangiovese in purezza dai tannini più ruvidi che, dopo almeno due anni di affinamento in bottiglia, tira fuori tutto il suo carattere austero accompagnato da una buona morbidezza. Il Poggiolacciu, 100% Merlot, è un vino dal colore rosso intenso, di medio corpo e vivace. Bevibilissimo ed equilibrato, si presta all’abbinamento con salumi e formaggi stagionati. Infine il Pilurusciu, un rosato frizzante fatto con uve Sangiovese seguendo il “metodo ancestrale”, una via di mezzo tra Metodo Classico e Charmat, da consumare giovane alla maniera dei Lambrusco, per pulire il palato dalle carni untuose e grasse (salumi e bolliti). 

Sono i vini che prendono il nome dialettale dalle colline che Gianluca osserva ogni giorno dalla sua finestra. Terreni rimasti a lungo sotto il cono d’ombra di zone vitivinicole più note e che oggi, con questo produttore entusiasta e caparbio, rivendicano autorevolmente il loro spazio nella produzione enologica dell’Umbria. Un territorio di nicchia che, nonostante i volumi ridotti, sta infatti sempre di più guadagnando la ribalta nazionale grazie alle menzioni delle più importanti guide italiane.

www.cantinaninnispoleto.it

(A cura di BrandPress)

Foto di Filippo Benedetti Valentini

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