Dal maiale all’agnello, l’allevamento in etichetta

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Dal 1 aprile scatta l’obbligo della tracciabilità al 100% sulle carni di suini, ovini, caprini e volatili. Dalla norma esclusi i salumi

di Redazione

Carne anonima, solo un brutto ricordo del passato. Dal primo aprile anche per l’Italia entra in vigore l’obbligo di indicare il paese di origine delle carni fresche, refrigerate o congelate di suini, ovini, caprini e volatili. Una norma che, dopo gli scandali della carne di maiale tedesca alla diossina e degli agnelli ungheresi spacciati per italiani, punta a garantire maggiore trasparenza all’intero settore. E che chiude un percorso lungo 15 anni, iniziato con l’emergenza “mucca pazza” e l’obbligo della tracciabilità totale per la carne bovina (Regolamento Ce 1760/2000).

Come essere certi di acquistare carne italiana al 100%? Occhio all’etichetta: quando troverete l’indicazione “Origine: Italia” vorrà dire che l’animale è nato, allevato e macellato in Italia.  Con l’entrata in vigore del Regolamento Ue 1337/2013, precisa Coldiretti, sull’etichetta delle carni di suino, ovino, caprino e volatili in vendita, dovrà comunque essere riportata una di queste due indicazioni:

  1. “Allevato in…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo e poi “Macellato in…” sempre indicando il Paese;
  2. “Origine…” seguito dal nome dello Stato membro o del Paese terzo, ma solo se l’animale è nato, allevato e macellato in un unico Stato membro o Paese terzo;

Dalla nuova norma, precisa l’associazione, restano escluse la carne di coniglio, di cavallo e di maiale trasformata in salumi. Su questi prodotti, viene precisato, l’eventuale obbligo dell’origine dipenderà dagli studi di impatto che sta effettuando la Commissione Europea.

Regolamento Carne n.1337

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