Embargo russo, danni all’agroalimentare italiano sempre più pesanti

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L’export del Made in Italy verso Mosca ha subito un crollo del 46%. E’ boom di contraffazioni.

di Filippo Benedetti Valentini

Esportazioni di prodotti alimentari crollate del 46%, 71 milioni di euro volatilizzati, con il settore lattiero-caseario di fatto scomparso dal mercato. E’ il triste bilancio dei rapporti commerciali tra Italia e Russia a quasi un anno dall’embargo con cui Mosca, a partire dal 6 agosto 2014, ha stabilito il divieto d’ingresso nel paese di frutta, verdura, formaggi, carne, salumi e pesce provenienti da Unione europea e Usa.

Una spirale negativa che continuerà ad aggravarsi, vista la decisione del governo russo di estendere l’embargo fino al 5 agosto 2016 (sarebbe dovuto terminare quest’estate, ma il prolungamento delle sanzioni europee nei confronti della Russia per il suo ruolo nel conflitto in Ucraina ha innescato una “guerra delle sanzioni”). Secondo Federalimentare, nel giro di un anno i limiti imposti a questo mercato “sono costati milioni alle aziende alimentari italiane, spiazzando al contempo il consumatore russo che stava apprezzando in modo crescente i nostri prodotti”. Nel 2013 (l’ultimo anno prima dell’embargo), con una quota export di oltre 562 milioni di euro, la Russia era all’undicesimo posto per sbocchi del Food&Beverage nazionale, coprendo il 2,2% delle esportazioni. Nel 2014 c’è stato un calo del 6%, con un brusco tonfo nel primo bimestre del 2015: -46,3%. Colpiti duramente soprattutto il comparto delle carni preparate (-83%) e il lattiero-caseario, che si è praticamente azzerato (-97%). Un trend confermato anche dall’Istat, secondo cui nei primi 4 mesi del 2015 l’export verso Mosca ha registrato un calo di oltre 2 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, di cui 711 milioni persi nel solo mese di aprile.

Ma non sono solo le perdite “dirette” a preoccupare le associazioni dei produttori. L’impossibilità di esportare sul mercato russo sta provocando un vero e proprio boom di contraffazioni di prodotti tricolore. Secondo stime Coldiretti, la produzione locale di prodotti Made in Italy taroccati, soprattutto formaggi, è responsabile di un sorprendente aumento della produzione casearia russa, che nei primi quattro mesi del 2015 ha fatto un balzo in avanti del 30%. In pratica, non potendo accedere ai formaggi italiani, i russi comprano le imitazioni (soprattutto mozzarella, robiola e grana).

Come se non bastasse, il disco rosso di Mosca sta generando un eccesso di offerta sul mercato europeo, con effetti negativi anche sui prezzi e sull’andamento generale dei mercati. Un esempio significativo riguarda l’export delle carni suine dei paesi europei, che per circa il 23% è rivolto alla Russia. Stando a quanto confermato da un’indagine Ismea dei primi mesi dell’anno, l’embargo russo ha lasciato dei vuoti che hanno determinato un’offerta aggiuntiva di prodotto di quasi 330mila tonnellate. Il calo dei prezzi dei principali produttori Ue ha dato una spinta alle importazioni italiane di tagli suini che, solo nel 2014, sono cresciute dell’8%. Un danno molto serio per un paese come il nostro che, per l’alta qualità della produzione suinicola, non avrebbe bisogno di rivolgersi ai mercati esteri.

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