Food&Wine italiano, bilancia in positivo. A trainare è l’industria

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Le analisi di Ismea confermano un aumento dell’8% delle esportazioni. Tutti i comparti in positivo, ad eccezione dell’olio che ha subito un significativo calo dei volumi.

di Redazione

Cresce la domanda di prodotti agroalimentari italiani nel mondo. A confermarlo sono i dati economici elaborati con cadenza trimestrale dall’Ismea, secondo cui tra gennaio e marzo 2017 le esportazioni del Food&Wine tricolore hanno sfiorato la soglia dei 10 miliardi di euro: un aumento del 7,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

Una performance di tutto rispetto, il cui motore principale è in particolare l’industria, settore che esprime circa l’80% dell’export complessivo di cibo italiano nel mondo. Anche per l’agricoltura si è comunque registrato un aumento percentuale, come conferma Ismea, in linea con quello delle “Big Companies”. E così, dopo la battuta d’arresto dell’estate 2016, la bilancia commerciale è tornata in positivo con importazioni più basse delle esportazioni di due punti percentuali.   

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“Dinamiche che hanno determinato una riduzione del deficit di 79 milioni di euro“, dice l’istituto. Con riferimento al saldo commerciale, infatti, “il miglioramento è da ricondurre all’industria alimentare,  attestandosi a quota 286 milioni di euro, in crescita di 99 milioni rispetto a quello registrato nel primo trimestre  dello scorso anno. In peggioramento  invece  il deficit agricolo, che è aumentato di 20 milioni di euro”.

I principali mercati dell’agroalimentare italiano:

La domanda più consistente è quella che arriva dai Paesi dell’Unione Europea, con 6,3 miliardi di euro nei primi tre mesi dell’anno (+6,6% su base tendenziale). Una fetta che esprime il 65% del valore complessivo dei prodotti agroalimentari esportati. Tuttavia, a fronte di un tasso di crescita del 2,2% per Germania e 1,4% del Regno Unito, ben più dinamiche sembrano farsi le esportazioni dirette verso i Paesi Extra-Ue, cresciute di quasi  l’11% su  base  annua. Su questo fronte gli incrementi più consistenti riguardano Russia (+44,6%), Giappone (+38,3%) e Cina (+16,7%).

L’analisi dei comparti:

Export in positivo per tutti i comparti, ad eccezione di quello relativo agli “Oli e Grassi” che ha subito una flessione dell’1,4% rispetto ai primi tre mesi del 2016. Ciò sarebbe da attribuire agli “Oli Extra Vergini e Vergini d’Oliva”, che hanno subito un significativo calo dei volumi a causa della scarsa produttività dell’anno scorso.

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Al contrario, registrano una vera e propria impennata le cosiddette “Colture industriali”, che segnano un +80,7%. Si tratta dei prodotti generalmente coltivati su larga scala per soddisfare le necessità dei trasformatori: cereali, pomodori, girasoli, soia, canna o barbabietola da zucchero. Ottime performance anche per Latte e Derivati (10,9%), Animali e Carni (10,7%), Vino e Mosti (8%).

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