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I legumi tornano sulla tavola degli italiani. Produzione e consumi: i dati

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Gli italiani spendono circa il 13% del budget mensile destinato al supermercato in legumi, orientandosi soprattutto su piselli, poi fagioli, lenticchie, ceci e infine fave.

di Redazione

Sani ed economici. Sono i legumi che, un po’ per il diffondersi della dieta “veggie”, un po’ per il ridotto potere d’acquisto delle famiglie, stanno tornando ad insaporire la dieta degli italiani. E’ quanto emerge da un report di Ismea recentemente diffuso, in cui sono stati analizzati dati riguardanti produzione e consumi per tipologia di prodotto.

Ma quali sono questi legumi e dove vengono prodotti? Più del 60% delle leguminose è coltivato in Sicilia, Abruzzo, Toscana, Marche e Puglia, anche se alcune regioni del Nord sono leader per alcune tipologie specifiche:

– Pisello da granella: Lombardia ed Emilia Romagna;

– Fagiolo: Piemonte, Emilia Romagna e Campania;

– Cece: Marche, Puglia e Molise;

– Fava:  Sicilia, Abruzzo e Toscana;

– Lenticchia: Marche, Puglia e Campania

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Nella produzione di qualità certificata dall’Europa, invece, è leader l’Umbria con la Lenticchia di Castelluccio di Norcia Igp. Scopri le altre IG dell’Umbria.

In base ai dati Istat riportati dall’indagine, emerge in particolare che gli italiani spendono circa il 13% del budget mensile in legumi, orientandosi soprattutto su piselli, poi fagioli, lenticchie, ceci e infine fave. La tipologia di legume maggiormente acquistata, sostiene Ismea, è quella in scatola, seguita dal surgelato e dal secco.

Secondo lo studio, che utilizza i dati del V e del VI Censimento dell’Agricoltura (2000 e 2010), le aziende produttrici in Italia sono attualmente oltre 37mila e, negli ultimi anni, si è assistito ad un aumento della superficie coltivata del 18,4%. Inoltre, sembra essere cambiato profondamente il tessuto produttivo: nel 2000, infatti, i legumi venivano prodotti in prevalenza da piccole imprese (quelle con meno di 3 ettari di superficie coltivata) mentre dopo dieci anni, a fronte di un calo del numero delle aziende agricole (-9%), sono le medie imprese a fare la parte del leone nella produzione di legumi (dai 3 ai 20 ettari). Le rese, però, sembrano ancora seguire un andamento altalenante. I dati relativi al triennio 2013-2015 evidenziano infatti buone performance per  lenticchie, fave e ceci, ma una sostanziale contrazione per fagioli e piselli.

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Ma l’Italia non è solo produttrice ed è necessario puntare sempre di più sull’unicità del territorio. Per quanto riguarda i legumi secchi, sottolinea Ismea, dipendiamo fortemente dalle importazioni dall’estero che coprono circa i tre quarti dei consumi interni. Negli ultimi anni le importazioni di legumi hanno superato  le 300mila  tonnellate, cui è corrisposta una spesa di circa 225 milioni di Euro. “Ne consegue – dice l’Istituto – che il passivo della bilancia commerciale è molto importante: nel 2014 ha superato i 220 milioni di euro e nel 2015 si è leggermente  ridotto, per la riduzione dei valori medi unitari di import”.

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