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I luoghi del Sagrantino: tour tra i borghi dove nasce il vino sacro dell’Umbria

I luoghi del Sagrantino: tour tra i borghi dove nasce il vino sacro dell’Umbria

Dai vitigni secolari di Montefalco alla Chiesa di S. Chiara, dagli affreschi di Gozzoli al Museo di S. Francesco (con l’ampolla di vino in tavola) alle cripte con i torchi del 1400. E poi il lunch nella cantina Antonelli San Marco

di Emanuela De Pinto

Duemila anni in tre giorni, sorseggiando la storia più antica dell’Umbria. Tra sacro e profano, guelfi e ghibellini, gloria e decadimento. Il Medioevo è oggi, negli antichi mestieri di Bevagna riportati in vita da giovani mani. Nei fasti del Rinascimento, nell’inchiostro sbiadito della lettera di Benozzo Gozzoli al Museo di San Francesco. E tra un racconto e l’altro, oggi come allora, si riempiono i calici del vino sacro, erede assoluto del fascino immutato di questi luoghi: il Sagrantino.

Da giovedì 14 maggio a sabato 16, La Strada del Sagrantino ha organizzato un “EducTour tasting”, grazie al finanziamento del Psr della Regione Umbria Misura 313 e in collaborazione con Anna7Poste Eventi e Comunicazione​, che ci ha portato in visita nei borghi dove, come da disciplinare, si produce il vino Sagrantino Docg: Montefalco, Bevagna, Gualdo Cattaneo, Castel Ritaldi e Giano dell’Umbria. Con noi, anche l’operatore turistico polacco, esperto di enogastronomia Konrad Jagodzinski, membro dell’associazione “Italianissima” e l’interprete tour leader Ava Szene.

Giovedì mattina, accompagnati da Annalisa Properzi, guida per il Sistema Museo di Montefalco, ci siamo ‘persi’ a Montefalco, ringhiera dell’Umbria. Sorge su un colle a 475 metri e da qui scorgiamo Spoleto, Trevi, Foligno, Perugia, Spello e Assisi. La visita alla città parte da vitigni secolari che troviamo in giardini privati del centro storico. Censiti di recente, questi antichi vitigni sono stati ‘adottati’ da alcune cantine, che se ne prendono cura per omaggiarne la storia e restituirli alla civiltà del domani. Facciamo il giro delle mura della città, sorta nel 1100 d.C. La prima porta è detta “di Camiano”, dove un tempo sorgevano ville patrizie, tra cui quella del senatore romano Marco Curione, a cui si deve il primo nome della città: “Coccorone”. La seconda porta spiega come e quando cambia la storia. Nel 1227 l’imperatore Federico II, passando qui con la sua sfarzosa servitù, lascia un così forte impatto emotivo nei cittadini , tanto che decidono di ribattezzare la città col nome di Montefalco, dalla passione per la falconeria del sovrano.

Allora Montefalco era meta di pellegrinaggi. Qui ha vissuto ed è morta Santa Chiara, nel 1308 d.C., insieme a San Fortunato patrona del paese. Annalisa, la nostra guida, ci accompagna nel Santuario. S. Chiara è una mistica: estasi prolungate, visioni di Gesù Bambino e del Cristo pellegrino con la sua croce, simboli della sua vita sofferta. Per tutta la vita ha riferito di ‘sentire dentro il cuore la passione di Cristo’. E così, alla sua morte, le viene aperto il petto: il miracolo è lì, sul suo cuore, dove appaiono i segni della crocifissione. Ancora oggi visibili e conservati in Chiesa, così come il suo corpo mummificato.

La terza porta è l’ingresso principale della città: questa parte della cinta muraria insieme alla Torre del Verziere, è un ampliamento del 1300 d.C. Perché verziere? La torre d’avvistamento affacciava all’epoca su un campo coltivato a verdure. Il buon cibo aveva un posto di primo piano, oggi come allora.

Per capire l’anima di questa città, facciamo una tappa alla Chiesa di S. Agostino, costruita alla fine del 1300 e dove gli affreschi dell’abside raffigurano una Natività ispirata ai vangeli apocrifi. Una presenza inquietante è il Beato Pellegrino: il corpo mummificato di un viandante spagnolo che arrivò a Montefalco in visita ai santi patroni nel XV secolo. Leggenda vuole che, trovato morto davanti la chiesa e seppellito, venne ritrovato nuovamente sui gradini la mattina dopo. L’episodio si ripetè più volte, fino a quando gli abitanti di Montefalco decisero di adagiarlo in una cassa di vetro, dentro la Chiesa. Annesso, il Chiostro di S. Agostino, oggi luogo in cui si svolgono molti eventi cittadini, tra cui le degustazioni del vino durante “Enologica”.

Ultimiamo la visita guidata a Montefalco nel Museo di San Francesco e poi, in cima alla torre campanaria da cui si scorge l’intera valle umbra. Il Museo è il primo esempio in Umbria di chiesa musealizzata: il corpo nuovo del complesso è stato inaugurato nel 2008, con una reception e un’enoteca dove è possibile degustare, a due passi dagli affreschi di Benozzo Gozzoli, i due gioielli dell’enologia umbra: il Sagrantino Docg e il Montefalco Rosso Doc. Vino a cui anche il pittore rende omaggio nell’abside. Nella tavola imbandita dipinta sul lato destro dell’abside compaiono infatti crostata, pane e un calice di vino rosso: Sagrantino, come confermano antichi statuti comunali. Sotto il Museo di San Francesco, le cripte. Una storia tanto antica quanto recente: basti pensare che solo nel 2006, durante alcuni lavori di manutenzione, è stato scoperto l’incasso di un antico torchio. E proseguendo gli scavi, le antiche cantine con le vasche di raccolta per la fermentazione. L’originale sistema di vinificazione del vino Sagrantino del 1400 d. C.

C’è anche un torchio in miniatura. E’ uno degli strumenti che rivela l’origine del vino Sagrantino: vino sacro, prodotto allora in modeste quantità, usato per officiare le cerimonie religiose. Da qui il nome di “Sacrantino”, poi mutato nella versione attuale per migliorarne il suono. Torniamo nella piazza centrale e salendo la torre campanaria si ferma il respiro. La valle umbra è lì, con tutte le sfumature del verde e del marrone, e quasi rivediamo i personaggi che l’hanno attraversata nel corso dei secoli. La campana, oggi meccanica, è stata rifusa più volte. Su un lato sono incisi gli anni di ogni fusione. L’ultima nel 1900. E’ già ora di pranzo. Grazie al servizio di trasporto Around Umbria Transfer&Driver ci spostiamo in una delle cantine più rinomate per un light lunch.

La Cantina Antonelli San Marco sorge nel comune di Montefalco, circondata da 170 ettari di terra, di cui 45 coltivati a vigneti. Ma nella splendida tenuta si producono anche olio e legumi. Tutto intorno ai 40 ettari di bosco naturale troviamo anche un piccolo allevamento di maiali per la produzione di salumi. La produzione vinicola è di circa 130mila bottiglie l’anno, vendute in tutto il mondo: Germania, Svizzera, Olanda, Norvegia e Finlandia e, in America, in particolare negli stati di New York e del Massachusetts. Francesco Antonelli, avvocato spoletino, acquistò la proprietà nel 1881, le generazioni successive l’hanno conservata e ampliata per renderla adatta alle esigenze più moderne, senza stravolgere il contesto naturale e la filosofia inziale. Dal 1986 alla guida c’è Filippo Antonelli, già presidente del Consorzio tutela vini Montefalco.

La cantina è costruita su due livelli, sotto l’antica casa patronale. Nel piazzale d’ingresso scorgiamo alcune botole. Da qui, una volta raccolta manualmente, l’uva viene pigiata e il succo fluisce direttamente nei contenitori d’acciaio per la fermentazione, utilizzando solo la forza di gravità. I vini Antonelli hanno una particolarità: la tostatura nelle botti è leggera, per non conferire un gusto troppo legnoso. Altra caratteristica è la chiarificazione del vino nelle antiche vasche di cemento, un tempo usate per la fermentazione, che può durare dai 12 ai 18 mesi. E’ l’ultimo passaggio prima dell’imbottigliamento. Terminato il giro in questa rinomata cantina, ci accomodiamo nella sala degustazione, pronti per il light lunch nella elegante cucina in stile country. Nel 2009 nella tenuta è stata aperta anche una scuola di cucina e un ristorante, dove apprezzati chef insegnano la cucina tipica umbra.

Si comincia con la bruschetta sale e olio della casa (70% Moraiolo, 30% Leccino), dal sapore di erba fresca, e una marmellatina di Sagrantino, semplicemente deliziosa. Sorseggiamo un Grechetto Colli Martani 2014, dalla spinta alcolica decisa e profumi di mandorlo. Dal 2013 l’azienda ha ottenuto la certificazione biologica per tutti i prodotti. Quando in tavola arrivano le tagliatelle alla spoletina, nel calice si versa il Montefalco Rosso 2011 (70% Sangiovese, 15% Sagrantino, 10% Merlot e 5% Montepulciano). Subito arrivano piacevoli note di frutti di bosco, ciliegia e prugna. La degustazione prosegue con il Montefalco Rosso Riserva e poi il vino di punta della casa: “Chiusa di Pannone”, 2006, proveniente da un vitigno speciale, il cosiddetto cru, quello meglio esposto al sole e piantato nella parte più alta della collina. Lo gustiamo con salsicce secche e formaggio pecorino. Sei mesi in botte piccola, 15 in botte grande, 3 mesi in vasca di cemento e 2 anni di affinamento in bottiglia: lo scorrere del tempo si sente sul palato come un guanto di velluto. Se non lo avete ancora assaggiato, rimediate!

Ci saremmo trattenuti più a lungo in questo angolo di paradiso, e vi consigliamo di farlo quanto prima. Anche perché annesso alla tenuta c’è l’Agriturismo Satriani, costruito da Antonelli nel 1992: appartamenti con piscina e un prato immenso dove poter godere di un panorama e di una quiete rara. Ma il nostro primo giorno di questo Educ Tour non è ancora terminato, ci aspetta un’altra cantina e un altro borgo da scoprire, tra i più belli in Italia.

Venite con noi? Seguiteci nella seconda parte…

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