Indagine sull’olio extra vergine. Coricelli replica: “Verifiche insufficienti”

Share

Dopo le analisi del Nas di Torino indagati per frode in commercio 7 oleifici italiani. L’azienda di Spoleto contesta “metodi di accertamento discutibili” e annuncia “adeguate contro-deduzioni”.

di Redazione

Olio d’oliva vergine commercializzato come ‘extravergine’. Con l’accusa di frode in commercio sette oleifici italiani sono finiti nel fascicolo della procura di Torino, tra cui una nota azienda umbra: la spoletina Pietro Coricelli Spa. Il caso nasce da una segnalazione della rivista “Il Test” che, a maggio scorso, aveva fatto analizzare 20 bottiglie di olio extravergine d’oliva da un panel di assaggiatori professionisti, i quali hanno poi declassato ben 9 di queste aziende che non rientravano nei requisiti richiesti. Secondo gli assaggiatori del magazine, infatti, l’olio commercializzato era di qualità inferiore, meno pregiato, eppure venduto allo stesso costo di un extravergine.

Dopo quell’articolo, la procura di Torino aveva dato il via ad una serie di ulteriori analisi su campioni di bottiglie di olio prese direttamente al supermercato, da parte del Nas di Torino. Il risultato di quei campionamenti confermerebbe, per 7 aziende su 9, il responso del magazine: olio di una qualità non superiore venduto come extravergine. Nel registro degli indagati, oltre alla Coricelli, sono finiti i legali rappresentanti di Bertolli, Sasso, Carapelli, Santa Sabina, Prima Donna e Antica Badia. Tutti marchi molto noti nella grande distribuzione.

La Pietro Coricelli Spa respinge le accuse. Nella serata di ieri, 10 novembre, è arrivato il comunicato stampa che precisa:

le verifiche effettuate sia dalla rivista “Il Test” che successivamente dal Nas di Torino su incarico della Procura della Repubblica si fondano esclusivamente su una prova di assaggio del prodotto: tali verifiche, sebbene condotte da assaggiatori professionisti, sono ormai da più parti ritenute insufficienti in quanto trattasi di un metodo di analisi soggettivo, non ripetibile e non riproducibile;

le risultanze delle analisi pubblicate dalla rivista “Il Test” sono state già da tempo contestate dall’azienda e fatte oggetto di specifica querela presentata presso la Procura della Repubblica di Spoleto. Sul punto – a riprova della sostanziale scarsa affidabilità della prova di assaggio – è curioso notare che le risultanze della rivista “Il Test” si riferivano a nove aziende, due delle quali non vengono tuttavia riportate nel comunicato della Procura della Repubblica ripreso dalle fonti di stampa;

il lotto oggetto di contestazione, prima di essere posto in commercio, è stato oggetto di accurate analisi, sia da parte dell’azienda, che da parte di laboratori esterni accreditati, che ne hanno confermato la conformità qualitativa.

La Coricelli, pertanto, “respinge le contestazioni mosse, in particolare nella parte in cui, a mezzo stampa, si riporta falsamente che l’azienda avrebbe posto in commercio ‘olio di oliva’ sotto la dicitura di ‘olio extravergine’, fatto questo che non viene eccepito neppure dalla Procura della Repubblica di Torino la quale si limita, sulla base di metodi di accertamento appunto discutibili, a contestare che l’olio posto in commercio sia vergine anziché extra-vergine: sul punto l’azienda sta verificando con i propri legali l’opportunità di sporgere querela nei confronti delle relative testate giornalistiche riservandosi di quantificare i danni subiti.

E continua: “Per ciò che attiene invece le contestazioni mosse dalla Procura della Repubblica di Torino, l’azienda, secondo le modalità ed i tempi previsti dalla legge, produrrà tutte le proprie adeguate contro-deduzioni che non potranno altro che confermare la correttezza della propria condotta e sul punto esprime fin d’ora l’auspicio che le risultanze finali di questa vicenda possano meritare da parte degli organi di stampa la medesima eco mediatica”.

La responsabilità verso i consumatori. Infine, si legge nella nota stampa, “la Coricelli desidera rassicurare tutti i propri consumatori che i prodotti da essa posti in commercio in passato, ora, e come sempre sarà in futuro rispettano tutti i più elevati standard di qualità in ossequio alle più stringenti normative in vigore”.

Sul caso, che rappresenta un brutto colpo per il Made in Italy, proprio nell’anno della ripresa dell’olio d’oliva in Umbria come nel resto del Paese, è intervenuto anche il ministro Maurizio Martina: “Seguiamo con attenzione l’evoluzione delle indagini della Procura di Torino, perché è fondamentale tutelare un settore strategico come quello dell’olio d’oliva italiano. Da mesi abbiamo rafforzato i controlli, soprattutto in considerazione della scorsa annata olearia che è stata tra le più complicate degli ultimi anni. Nel 2014 il nostro Ispettorato repressione frodi ha portato avanti oltre 6 mila controlli sul comparto, con sequestri per 10 milioni di euro. È importante ora fare chiarezza per tutelare i consumatori e migliaia di aziende oneste impegnate oggi nella nuova campagna di produzione”.

Intanto le indagini proseguono, anche se il caso potrebbe presto essere trasferito ad altre sedi giudiziarie. Il procuratore capo di Torino, Armando Spataro, ha infatti “richiesto in visione il relativo procedimento al fine di valutare l’opportunità di co-assegnazione a se stesso, di accertare le modalità di diffusione della informazione e di verificare la competenza territoriale in ordine alle ipotesi di reato per cui si procede”.

Share

You might also like More from author

Leave A Reply

Your email address will not be published.