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Latte, yogurt e formaggi bio: la ricetta anticrisi per il caseario

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Nel 2014 gli italiani hanno speso 100 milioni per latte e derivati biologici. Un segnale in controtendenza rispetto alle difficoltà del lattiero-caseario convenzionale.

di Redazione

Calo generale della domanda e dei prezzi all’origine: ecco la sintesi di una crisi che, in tutta Europa, sta mettendo a dura prova le imprese del latte e l’intero settore caseario per la difficoltà di coprire i costi di produzione. Ma un settore in espansione c’è, e si chiama Bio.

Cento milioni di euro spesi dalle famiglie italiane per latte e derivati biologici nel 2014. Avanza a ritmo sostenuto lo yogurt (+10,4%) accanto a variazioni positive anche per formaggi e latticini (+2,1%) e latte fresco (+0,7% ), con l’unico dato in flessione riguardante il latte Uht (-4,4%). I dati sono contenuti in un’indagine Ismea che verrà presentata alla prossima edizione della Fiera Internazionale del Bovino da Latte (CremonaFiere, 28-31 ottobre 2015). Secondo l’Istituto, che per la prima focalizza i numeri e le dimensioni dell’allevamento biologico italiano in relazione al convenzionale, il consumatore italiano è disposto a spendere tra il 20 e il 30% in più pur di acquistare yogurt e latte fresco bio. Inoltre, il lattiero-caseario rappresenta la terza categoria bio dietro quella dell’ortofrutta e dei derivati dei cereali.

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In base ai dati Sinab (Sistema nazionale di informazione sull’agricoltura biologica del Ministero dell’Agricoltura), il patrimonio nazionale dei bovini da latte bio raggiunge oggi circa le 45mila unità, pari al 20% di tutto il bestiame bovino presente negli allevamenti biologici. Riguardo alla produzione di latte del 2014, sempre secondo stime Ismea, il quantitativo ha superato i 300 milioni di litri, per un valore alla produzione di 158milioni di euro, con un ‘premium price’ riconosciuto alla stalla del 28% superiore a quello destinato al latte convenzionale.

“Un segnale incoraggiante – sottolinea in un comunicato il presidente Ismea, Ezio Castiglione – che marca una netta controtendenza rispetto alla situazione di grave difficoltà in cui versa il settore lattiero caseario convenzionale. L’effetto sinergico della fine delle quote latte, embargo russo e la frenata delle domanda cinese ha compromesso pesantemente le remunerazione alla stalla, richiedendo misure di urgenza a sostegno del settore come il Piano latte promosso dal ministro Martina “.

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Poi conclude: “Anche sul fronte dei consumi il latte e derivati bio hanno chiuso il primo semestre del 2015 con una crescita della spesa di oltre il 4% a fronte dell’andamento negativo delle vendite del lattiero caseario nel suo complesso.”

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