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Le Guardie, dalle api alla birra. Artigianalità a tutto miele

Le Guardie, dalle api alla birra. Artigianalità a tutto miele

Visita all’apiario di Riccardo e Arianna Cacioppolini, apicoltori e produttori di birra al miele. Dalla gestione delle arnie alla selezione di malti e luppoli. Una storia di successo.

Info in breve:

Azienda Agricola Le Guardie

Via del Porfido, 3 Olmo (Perugia) – 349.8770740; 338.1029211

di Emanuela De Pinto

Recuperare una vecchia passione di bambini e farne un mestiere. Riccardo e Arianna Cacioppolini ci sono riusciti e oggi sono giovani apicoltori con una visione moderna e audace della tradizione. L’azienda nasce nel 2012. Riccardo, 34 anni, dopo aver perso il lavoro alla Provincia di Perugia, coinvolge la sorella minore, studentessa di Economia e Commercio, nel progetto che li ha riportati fra le api con cui anche i nonni producevano dolcissimo miele. I terreni di famiglia ci sono, tra le colline di Passignano sul Trasimeno, Preggio e Montesperello. Così nasce la Società Agricola Le Guardie. Ma per dare inizio all’avventura ci sono voluti formazione, fatica e tanto coraggio.

“Sono partito con qualche cassetta, – racconta Riccardo – tanto studio sui libri, internet, stage aziendali, corsi privati in Coldiretti. Ma i segreti dell’apicoltura me li ha insegnati un amico di mio padre, apicoltore da tre generazioni”. Nei 32 ettari lontani dai centri urbani, Riccardo e Arianna hanno posizionato le loro api in modo da proteggerle da venti freddi e predatori. E, dalla terra incontaminata, inizia la veloce corsa verso il mercato della qualità. 

In ogni prodotto il culto del territorio

le guardie miele birraProducono ottimo miele millefiori, ma anche il monofloreale all’acacia, dall’aroma delicato, e quello al castagno dal fine retrogusto amaro, oltre a tutta una gamma di prodotti derivati che hanno fatto vincere all’azienda l’Oscar Green Coldiretti 2014 nella categoria  “Non solo Agricoltura”: creme spalmabili 100% naturali a base di miele e pistacchio di Bronte o alle nocciole delle Langhe. Un gusto spaziale che può creare dipendenza. Cioccolatini fondenti ripieni al miele, realizzati in collaborazione con l’azienda Millepi. Miele d’acacia al tartufo nero uncinato e allo zafferano di Cascia. E poi l’idromele, l’antico “nettare degli dei” prodotto dalla fermentazione del miele (gradazione alcolica di 14,5%).

Andiamo a trovare Riccardo e Arianna di buon mattino nel piccolo laboratorio di via del Porfido 3, a Olmo (Pg). Qui assaggiamo i prodotti e osserviamo gli strumenti per la smielatura. Ma dobbiamo fare in fretta, perché ci attende un lungo tragitto fino all’apiario. In auto verso Lisciano Niccone, Riccardo spiega il suo rapporto di amore e odio con le api. “Non è un’attività che si fa per statistiche di mercato, se non ci si mette in testa che si deve accettare lo sforzo, il sacrificio e qualche puntura, meglio non iniziare. Più che in altre attività, nell’apicoltura comanda la natura. Se il clima fa i capricci, salta l’intera stagione e bisogna aspettare il prossimo anno. E per noi il rispetto della natura è essenziale”. L’azienda, infatti, utilizza energia pulita prodotta dall’impianto fotovoltaico.

Riccardo viene a trovare le sue api almeno due volte la settimana, dopo aver percorso molti chilometri dal laboratorio. Indossata la tuta protettiva, controlla e pulisce minuziosamente una ad una le arnie, dove centinaia di eleganti operaie organizzano l’alveare secondo un infallibile codice di comportamento. E’ lì che nasce il miele, dove però solo l’abilità dell’uomo nell’estrarlo e confezionarlo può portarlo integro e puro sulla nostra tavola.

Un’azienda innovativa

Sperimentazione e diversificazione sono due parole chiave della società agricola Le Guardie. Riccardo ha cercato di prevenire i danni dovuti alla moria della api, uno dei problemi che ciclicamente affliggono gli apicoltori, selezionando le sue. Nel 2013 ha acquistato in Sicilia una razza resistente a climi estremi e alla varroa (un parassita che attacca gli alveari): l’ape nera sicula. Con le regine già fecondate, ha costruito da solo gli sciami artificiali, controllando di settimana in settimana la crescita della nuova famiglia.

Della vita nell’alveare vogliamo saperne di più. E allora Riccardo ci parla del volo nuziale della regina scelta dalle altre api, del modo in cui si alza in volo accoppiandosi con quanti più maschi possibile, conservando poi nelle ampie sacche spermatiche, il seme dei fuchi per almeno 4 anni e deponendo le uova in base a una rigida selezione genetica che le permetterà di avere uno sciame forte e resistente. Dal quinto anno di vita, la regina, nutrita per tutta la sua esistenza a pappa reale, diventa sterile e ricomincia così il nuovo ciclo, con una nuova ape ‘incoronata’ a dirigere la nuova famiglia. “Da un lato – spiega Riccardo – la nascita del nuovo sciame ci farà perdere in produttività per quella stagione, ma se si guarda al futuro, avremo più sciami e quindi maggiore produzione”. Un regno complesso e affascinante di cui, dopo molte punture, Riccardo è diventato il giovane re.

Le birre artigianali

le guardie miele birraMai a corto di idee, Riccardo e Arianna hanno da poco calato un altro asso dalla manica: cinque birre artigianali aromatizzate al miele, non filtrate e non pastorizzate. Prodotte con 13 tipi di malto diversi e luppoli selezionati dall’Inghilterra, Australia, Nuova Zelanda, California e Stati Uniti. Travolgenti come la furia della natura.

La prima nata in casa Le Guardie è la Tzunami. Stile belga d’abbazia, fatta con malto caramellato, miele millefiori e alloro. Un’ambrata dagli intensi sentori di lieviti e crosta di pane che è adatta per accompagnare formaggi erborinati o carni alla brace speziate.

Poi arriva la Folgore, una Porter inglese con miele di castagno, dal colore scuro e retrogusto amarognolo dove spiccano invece sensazioni di liquirizia, cacao, caffè, nocciola e castagna stessa. Anche questa birra può essere abbinata alle carni rosse ma anche a dolci cremosi. La terza è una sorpresa incredibile. Estrema e buonissima. Si chiama Tornado ed è una Weizen Rauchbier, una bionda dorata intensa, fatta con malti affumicati e frumento, sempre arricchita da miele millefiori. Una struttura forte, che ti avvolge con i suoi 8,1 gradi alcolici e va d’accordo coi salumi saporiti.

La quarta è la Valanga, stile Imperial Ipa inglese, ambrata scura e così carica di luppoli che in bocca è un’esplosione di aromi con note di frutta esotica, pompelmo, frutto della passione, lime, fieno e note erbacee. Adatta alla conversazione. Ultima nata è la Gaiser, una blanche con miele di acacia, speziatura al pepe nero, coriandolo, bergamotto, arancia e camomilla. Degustiamo le birre con un formaggio, il ‘Guardiano’, nato dalla collaborazione con il caseificio Nestore di Marsciano (perché la capacità di fare rete è uno dei punti di forza di questa azienda artigianale): nella cagliata si versa la birra in dosi variabili dal 10 al 20%, una variante con la Porter e una con la Ipa. Poi si aggiunge anche il malto macinato crudo. In bocca, tutto il sapore del buon latte fresco e della birra.

La produzione birraia è ancora molto limitata, 3200 bottiglie da 75 cc l’anno. Ma potete trovarle già tutte in diversi locali dell’Umbria, dalle trattorie rinomate ai locali della movida perugina e folignate, o in alternativa, contattando direttamente il microbirrificio. Questi ragazzi vanno forte. Cos’altro dobbiamo aspettarci?

www.leguardie.it

(A cura di BrandPress)

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