L’impatto della trasformazione digitale sull’Agrifood

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Siamo il Paese dell’alta qualità, ma gli investimenti in tecnologia e comunicazione digitale sono ancora troppo bassi per cogliere tutte le opportunità del mercato. Lo rivela uno studio di DTI e Cisco Italia. 

di Redazione

Con una crescita di fatturato che secondo le stime di Federalimentare salirà a 134 miliardi di euro nel 2017, quello del cibo è tra i settori più dinamici per l’economia italiana. Eppure, nonostante le potenzialità, l’innovazione è ancora al palo. Basti pensare che nel settore vitivinicolo, bandiera del Made in Italy nel mondo con miliardi di bottiglie esportate ogni anno, oltre il 77% delle aziende non ha fatto investimenti in tecnologie ICT (Information and Communications Technology), ovvero l’insieme dei sistemi che permettono la raccolta, l’elaborazione e la condivisione di dati.

Secondo la ricerca “Gli Impatti della Digital Transformation sul settore Agrifood“, realizzata dal Digital Transformation Institute con la collaborazione di Cisco Italia, nonostante un generale incremento della fiducia nelle tecnologie e nelle opportunità che rappresentano – più della metà delle imprese italiane dell’agroalimentare si dichiarano favorevoli ad investire in innovazione nel prossimo futuro – è necessario coinvolgere anche il 30% delle Pmi che, pur essendo spesso produttrici dell’alta qualità artigianale, non ha  espresso la volontà di fare altrettanto.

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La prima mappatura della digitalizzazione del comparto agroalimentare:

Lo studio offre la mappa completa dell’impiego delle tecnologie in tutto il comparto agroalimentare, analizzando le diverse fasi (produzione, trasformazione), i processi correlati (logistica, tracciabilità, gestione dei controlli, impatto ambientale) e le filiere (carne, pesce, lattiero-caseario, ortofrutticolo, vinicolo, olio). Una ricerca realizzata grazie al coinvolgimento di un focus group di oltre 30 esperti, provenienti da associazioni di settore, università, istituzioni e più di 300 aziende.

Il settore vitivinicolo, tradizione e digitalizzazione:

Nella ricerca, grande rilievo ha avuto il settore vitivinicolo, per la presenza omogenea sul territorio italiano e per essere composto da aziende che hanno una filiera integrata (dalla coltivazione dell’uva fino all’imbottigliamento e alla vendita diretta). Ecco i dati emersi.

Investimento in innovazione:

– Il 77,3% delle aziende vitivinicole italiane negli ultimi cinque anni non ha investito in tecnologie ICT o lo ha fatto per un massimo di 5mila euro. Del restante 22,7%, la metà è rappresentato dalle aziende più grandi. Dal punto di vista geografico, in testa ci sono le regioni del Sud e le isole, sebbene lo scarto con le aree centrali e del Nord sia ridotto;

– La gran parte degli investimenti in digitale effettuati finora evidenzia l’obiettivo di ampliare la base clienti dell’azienda, intervenendo sulla parte finale della filiera. Di conseguenza, le tecnologie di maggiore interesse sono legate soprattutto al management e alla gestione aziendale (74%), alla tracciabilità (57%), al “ricevere e trasmettere informazioni in forma elettronica” (53%).

Investimenti futuri, produzione e ottimizzazione dei processi:

– In merito alle previsioni di investimento futuro, la ricerca evidenzia una tendenza a considerare maggiormente il valore della digitalizzazione. Il 52% delle aziende ha intenzione di investire più della soglia minima di 5mila euro;

– Le tecnologie considerate utili sono quelle legate al ciclo della produzione e all’ottimizzazione dei processi di trasformazione.

La strada per la fiducia, però, è ancora lunga. Sempre secondo il Digital Transformation Institute e Cisco Italia, solo il 7% degli intervistati ha dichiarato di aver riscontrato con certezza effetti positivi dagli investimenti, mentre ben il 47% di non essere soddisfatto e il 21% di aver visto solo un moderato effetto positivo. Questi scarsi risultati, sostengono i ricercatori, si possono legare alla preponderante scelta di intervenire sulla distribuzione, sul web e l’e-commerce senza la giusta pianificazione o struttura aziendale capace di gestire con competenza i dati. Insomma, i punti dolenti sono scarsa percezione del bisogno di innovazione e assenza di un approccio sistematico. Difficoltà accentuate per altro dalla scarsa presenza nel settore di figure qualificate, con le competenze necessarie per guidare la trasformazione digitale.

“Il settore agroalimentare ha un peso molto importante nell’economia del nostro paese, per questo è fondamentale che si inserisca con decisione nel trend della digitalizzazione”, ha detto Michele Festuccia, responsabile dei progetti rivolti al settore agroalimentare nel piano di investimenti Digitaliani di Cisco Italia. “Oggi abbiamo a disposizione soluzioni che possono esaltare ancora di più l’eccellenza che il nostro agroalimentare esprime ed esporta in tutto il mondo, proteggerla e valorizzarla, ed allo stesso tempo capire di cosa ha bisogno: formazione e approccio sistematico”.

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