Meno burocrazia e regole più chiare, gli allevatori si appellano alla Regione

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Drastico calo della zootecnia in Umbria. Gli imprenditori chiedono un Piano strategico per continuare a produrre e, soprattutto, pianificare

di Redazione

Fare allevamento in Umbria: vecchi problemi e nuove opportunità. Questioni al centro di un dibattito, organizzato da Cia Umbria sabato 31 gennaio a Foligno, che ha riunito esperti, tecnici, allevatori e operatori dei vari comparti zootecnici della regione.

All’incontro, dove si è discusso delle opportunità della Pac, del Psr 2014-2020 e del Piano zootecnico, hanno partecipato Mirco Biocchetti, delegato dal presidente di Cia Umbria Domenico Brugnoni, il responsabile del Dipartimento economico della Cia nazionale, Pino Cornacchia e Mariano Pauselli dell’Università degli Studi di Perugia. Tante voci ma un unico coro indirizzato alla Regione: al settore zootecnico servono regole certe, semplici, stabili e di lungo periodo, per garantire alle imprese l’opportunità di continuare a produrre e, soprattutto, di poter pianificare.

Sono stati i dati dell’ultimo Censimento dell’Agricoltura, periodicamente pubblicato dall’Istat, a rianimare la preoccupazione degli imprenditori. La zootecnia bovina in Umbria registra infatti un calo sensibile degli allevamenti (-24,5%) e una riduzione del 4% del numero di capi rispetto al Censimento precedente. Ancora più allarmante la situazione del comparto suinicolo, dove risultano ancora attive 759 aziende, per poco meno di 190 mila capi allevati: “Una diminuzione regionale accertata degli allevamenti pari all’89,8%, mentre i capi si sono ridotti del 24,3%”, dice la Cia.

Sotto tiro degli allevatori gli oneri finanziari e burocratici per adeguamenti sanitari, ambientali e urbanistici, così come l’aumento vertiginoso dei costi di produzione (in testa mangimi ed energia). Fattori che hanno ridotto notevolmente i margini di guadagno. Per questo gli imprenditori intervenuti a Foligno hanno chiesto alla Regione Umbria un piano strategico di lunga durata e poi norme, anche in un quadro di sostenibilità ambientale, che permettano alle aziende di fare investimenti.

“Alla Regione – ha dichiarato Biocchetti – chiediamo semplificazione normativa e certezza per le aziende zootecniche che vogliono continuare a produrre e investire”. Per Ezio Palini, coordinatore del Gie Zootecnico della Cia dell’Umbria, “occorre avere un’attenzione particolare anche per le strutture di trasformazione esistenti nella regione, come il moderno centro di sezionamento del mattatoio di Foligno che dovrebbe essere messo a disposizione di tutti gli allevatori umbri, anche di quelli che praticano la vendita diretta”.

Durante la tavola rotonda il direttore della Cia Umbria, Catia Mariani, ha sottolineato come il Piano zootecnico “dovrebbe far cogliere tutte le opportunità in termini di finanziamento alle aziende per rendere il settore più moderno e competitivo, garantendo che la carne di qualità degli allevamenti umbri, tracciata e in molti casi certificata Igp, possa trovare sbocchi di commercializzazione stabili sui mercati regionali e nazionali”.  Mariani ha poi concluso il suo intervento sottolineando che per gli allevatori umbri sta iniziando una nuova fase di partecipazione con l’obiettivo di riaffermare il ruolo determinante degli allevamenti di bovini, cavalli, suini, ovicaprini, avicoli e api, “perché le aziende zootecniche non rappresentino solo un grande valore economico-produttivo, ma anche sociale, ambientale e culturale”.

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