Nella patria dell’extra vergine importiamo fiumi di olio di palma

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Acquistati in Italia 1,7 miliardi di chili nel 2014, consumo aumentato di dieci volte in 15 anni. Si trova ovunque: merendine, biscotti e latte in polvere

di Redazione

Da qualche anno è sul banco degli imputati con l’accusa di essere l’ingrediente più dannoso alla salute nelle merendine industriali. Ma anche per la deforestazione compiuta nel Sud Est Asiatico (in particolare, Indonesia e Malesia). Parliamo dell’olio di palma. L’allarme viene da Coldiretti: aumentano del 19% le importazioni di questo prodotto in Italia, per un quantitativo record che ha superato addirittura 1,7 miliardi di chili nel 2014. Proprio nella patria dell’olio extravergine di oliva e della dieta mediterranea.

Prima di tutto, la questione salute: l’olio di palma contiene una percentuale di acidi grassi saturi molto elevata rispetto ad altri oli: circa il 45-55%, confronto al 9-26% nell’olio di oliva. Grassi che fanno aumentare il livello del colesterolo e favoriscono l’arteriopatia. Mentre risulta povero di acidi grassi polinsaturi, Omega 3 e 6, i cosiddetti grassi “buoni”. Va detto, per difesa, che il nostro organismo ha bisogno anche di una certa dose di acidi grassi saturi. Sta tutto nel bilanciare le quantità che assumiamo ogni giorno, che secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità non dovrebbero superare il 7%, vale a dire 16 grammi per una dieta da 2000 calorie al giorno. La Francia, altro grande importatore di olio di palma, ci ha messo del suo. L’Agenzia nazionale francese per la sicurezza sanitaria, l’alimentazione, l’ambiente e il lavoro ha alzato la soglia al 12%, concedendo quindi nell’alimentazione quotidiana circa 27 grammi di grassi saturi. Se pensiamo che questo olio si trova un po’ ovunque (torte, pasticcini, margarina, pasta sfoglia e brisé, e perfino nel latte in polvere per neonati) l’allarme è subito giustificato.

“L’olio di palma per il basso costo e la scarsa informazione – dice Coldiretti – tende a sostituire grassi più pregiati praticamene ovunque, con quantitativi importati in Italia che sono aumentati di dieci volte negli ultimi 15 anni”. Alle preoccupazioni per l’impatto sulla salute si aggiungono quelle ambientali perché, continua Coldiretti, “l’enorme sviluppo del mercato dell’olio di palma sta portando al disboscamento selvaggio di vaste foreste senza dimenticare l’inquinamento provocato dal trasporto a migliaia di chilometri di distanza dal luogo di produzione”.

Sotto il pressing dei consumatori e delle associazioni di categoria, il 13 dicembre 2014 è stato introdotto l’obbligo di specificare in etichetta la natura dell’olio nei prodotti alimentari confezionati. “Non è più possibile pertanto – precisa la Coldiretti – utilizzare la dicitura generica olio vegetale, giocando sul fatto che nella nostra tradizione quando si pensa all’olio si pensa a quello di oliva. Per i prodotti venduti sfusi al forno o in panetteria – precisa la Coldiretti – deve essere sempre esposto e a disposizione dei consumatori, l’elenco degli ingredienti utilizzati”.

Fa, però, discutere la decisione dell’Unione Europea “di ricorrere all’organizzazione mondiale del commercio (Wto) per la costituzione di un comitato di arbitraggio riguardo ad alcuni dazi di importazione della Russia, che ritiene eccessivi per diversi prodotti tra i quali l’olio di palma. In altre parole – denuncia la Coldiretti – l’Unione Europea decide di intervenire per far aumentare le importazioni di un prodotto che fa concorrenza sleale al burro e all’olio extravergine di oliva europei”.

“Una decisione paradossale – conclude Coldiretti – dopo che i produttori agricoli dell’Unione Europea sono strangolati da mesi di embargo russo, che hanno provocato solo all’Italia più di 50,7 milioni di euro di mancate esportazioni agroalimentari in soli 4 mesi, da agosto a novembre”.

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