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Orvieto Classico, l’anno della svolta. Lo spumante presto nella Doc

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Visibilità e vendite regionali in crescita, anche se la produzione 2016 è stata inferiore. Il presidente del Consorzio Tutela Vini di Orvieto, Vincenzo Cecci: “Dalla prossima vendemmia 2017 modificheremo il disciplinare per far rientrare le bollicine nella denominazione”. 

di Emanuela De Pinto

orvieto vinoLa ripresa c’è ed è evidente. Ma questo 2017 potrebbe essere l’anno della svolta per i grandi vini bianchi di Orvieto, che negli ultimi dieci anni hanno sofferto di un preoccupante vuoto comunicativo nel panorama enologico regionale e italiano. Abbiamo sentito il presidente del Consorzio Tutela Vini di Orvieto, Vincenzo Cecci, per un resoconto del passato 2016 e una previsione sull’anno appena nato. La direzione da seguire è chiara: puntare sulla comunicazione mettendo sotto i riflettori i bianchi e le bollicine che, notizia ufficiale, già dalla prossima vendemmia rientreranno nella Doc. Rossi e Muffa Nobile rimangono invece ombreggiati, vuoi perché è il mercato che detta legge, vuoi per la ricerca assoluta di una piena identità nel rispetto della storia vitivinicola del luogo, vuoi perché spesso i costi di produzione di certi vini non permettono ricavi adeguati.

“La produzione nel 2016 è stata inferiore del 7-8% rispetto a quella del 2015, circa 7-8.000 ettolitri di vino in meno prodotto in tutta la denominazione. Un calo – spiega Cecci – dovuto ad un andamento stagionale non troppo favorevole e anche alla decisione del Consorzio di abbassare le rese, per la prima volta, da 90 a 80 quintali di uva per ettaro. La qualità è stata comunque salvaguardata, il clima di luglio e agosto ha dato alla fine un vino ottimo. Per assaggiarlo dovremo aspettare ancora un po’, visto che i vini del 2016 saranno pronti a febbraio/marzo prossimo, quindi le caratteristiche non sono ancora affiorate, ma avremo certamente vini freschi, profumati e di buona acidità”.

I grandi vini bianchi di Orvieto stanno quindi recuperando fette di mercato importanti, mese dopo mese. Questo dicono i dati del Consorzio in base alle giacenze nel medio periodo. Il gap da colmare, rispetto ad altre significative produzioni regionali, non è di poco conto. Ruolo centrale spetta alla comunicazione, e il nuovo piano messo a punto dal Consorzio la scorsa estate sta dando i primi frutti. “L’Orvieto sta indubbiamente incrementando la sua quota di mercato in regione, e questo è dovuto al fatto che sulla stampa locale si comincia a parlare molto dei nostri vini. Grazie a questo nuovo progetto “Orvieto Divino” – racconta il presidente –  stiamo organizzando una serie di appuntamenti e degustazioni  che mettono le cantine a contatto diretto con i consumatori. Siamo stati sponsor di Umbria Jazz Winter con grande successo: al Teatro Mancinelli, ad esempio, l’ultima settimana di dicembre 2016 abbiamo realizzato una degustazioni guidata con il presidente AssoEnologi Riccardo Cotarella e alcuni giornalisti di settore. Ebbene: i posti disponibili erano 100 ad ogni appuntamento, ma noi abbiamo registrato liste di attesa di 35 persone al giorno”.

Orvieto-DuomoSegnali di interesse per una qualità che tocca punte di vera eccellenza, in grado di competere con il panorama enologico internazionale. Ma senza dimenticare, e ormai lo abbiamo imparato, che un elemento capace di attrarre in modo totale l’appassionato bevitore di vino è la zona di origine, la sua unicità. Ecco perché si punta sempre di più sui vitigni autoctoni e sulle denominazioni storiche. Il vino pregiato internazionale, sul modello francese per intendersi, ha forse fatto il suo tempo.

Da qui una scelta precisa del Consorzio Vini di Orvieto: “Produciamo certamente anche un buon vino rosso, ma noi produttori non dimentichiamo mai che l’Orvieto è territorio di grandi bianchi, e su quello continueremo a puntare. I rossi rappresentano appena il 3% della produzione totale. Così come il pregiato ‘Muffa Nobile’, un vino dalle caratteristiche uniche ma con costi di produzione molto elevati e rese molto basse. Per produrlo spesso incontriamo difficoltà stagionali importanti e, a conti fatti, il consumatore difficilmente spenderà 35 euro per un vino dolce di fine pasto da accompagnare ai formaggi o alla pasticceria secca. Continueremo a produrlo perché ci caratterizza, – dice Cecci –  ma rimarrà un prodotto di nicchia”.

spumanteNon solo tradizione e alta qualità, ma anche capacità di innovarsi. La strada da percorrere è fatta di bollicine, un mercato che attrae molto i giovani consumatori, i cosiddetti Millennials. “Oggi gli spumanti stanno trainando tutto il mondo del vino, fanno tendenza. E non possiamo trascurare questo interesse. Già da qualche anno alcune cantine di Orvieto producono spumanti con ottimi risultati, pur non rientrando nella Doc. Ma già dalla prossima vendemmia modificheremo il disciplinare di produzione, in modo tale da far rientrare anche queste eccellenze nella denominazione Orvieto Classico, tutelando e rendendo riconoscibile ancora di più anche questo mercato in forte crescita”.     

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