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Piccola (e facile) guida per farsi largo tra le birre/Parte1

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Sono oltre 50 gli stili di birra.  In tre articoli, una panoramica per riconoscere e saper scegliere la vostra preferita

di Filippo Benedetti Valentini

Si fa presto a dire birra. Ma ogni volta che entriamo in un bar o in un beer shop per sceglierne una, davanti a decine di bottiglie diverse, c’è da impazzire. Abbiamo deciso quindi di fare un po’ d’ordine, nel modo meno convenzionale possibile, per aiutarvi a scegliere le vostre preferite tra le ormai tantissime tipologie che più frequentemente si trovano in commercio (gli “stili”, secondo Assobirra, sono oltre 50). Una panoramica suddivisa in tre articoli che, speriamo, vi aiuterà a districarvi nel complesso e affascinante mondo della “bevanda del popolo” per eccellenza.

Prima cosa da tenere a mente. Generalmente le birre sono tutte fatte con gli stessi ingredienti: cereali (di base l’orzo, ma anche frumento), acqua, luppolo (che dà il tipico gusto amarognolo), lieviti e a volte aromi. Le differenze sono il frutto dell’esperienza dei produttori, della qualità delle materie prime utilizzate e, soprattutto, del tipo di fermentazione utilizzata nel processo produttivo. Questa prima parte riguarda le birre a “bassa fermentazione“, fatte con lieviti che si depositano sul fondo delle vasche di lavorazione, a una temperatura compresa tra i 5 e 10 gradi. Sono le birre più diffuse al mondo e sono più spesso industriali che non artigianali. Possono essere sia chiare che scure, forti o leggere (leggi anche la seconda parte sulle birre ad alta fermentazione).

  1. Le Pils: nate in Repubblica Ceca, sono birre chiare e dorate. In bocca sono particolarmente frizzanti e piuttosto amare. La schiuma è spumosa, ma tende ad esaurirsi velocemente nel bicchiere. Di solito, quando in pizzeria si ordina “una chiara”, sono le birre più servite (anche le Lager, che vedremo in seguito). Alcol intorno al 4-5%. L’abbinamento tipico è con la Margherita, ma sono da provare anche con aperitivi di pesce crudo e fritti misti.
  2. Le Bock: originarie della Germania, sono dense, corpose e di colore tendente al ramato. Poco amare, ma con profumi di malto e miele accentuati. La gradazione alcolica è di 6-8%. Tra queste anche le Dopplebock, più strutturate e forti come gradazione alcolica (7-10%). Molto gustose se accompagnano formaggi di media stagionatura.
  3. Le Lager: la grande famiglia delle “bionde tedesche”, anche se da anni si producono in tutto il mondo. Possono essere sia molto chiare che di un dorato intenso tendente al marrone. Le prime si confondono facilmente con le Pils, con le quali condividono il gusto fresco e dissetante, anche se meno amare delle ‘cugine’ di Praga. In genere sono maltate e con basse gradazioni alcoliche. Tra queste la Munchner, la Dortmunder e la Marzen, la birra ufficiale dell’Oktoberfest servita nel classico boccale extra large. Prodotte soprattutto in Inghilterra e Danimarca le Strong Lager, più dolciastre e alcoliche (fino a 10%). Le chiare si sposano ottimamente con carni bianche e contorno di asparagi o cavolo cappuccio, mentre le scure con roast beef e patate al forno speziate.

Nella seconda parte ci occuperemo delle birre ad “alta fermentazione“, la grande squadra di cui fanno parte Ale, Stout, Ipa, Trappiste e D’abbazia. Alcune di queste, molto gettonate per le produzioni artigianali.

Leggi la Seconda Parte.

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