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Pomodoro italiano, un concentrato di nodi da sciogliere per la stagione in arrivo

Pomodoro italiano, un concentrato di nodi da sciogliere per la stagione in arrivo

Ritardi sui pagamenti per la scorsa campagna, preoccupazione sul giusto prezzo e le sfide suggerite dallo scenario mondiale ed europeo. In crescita la Spagna: trasformatori italiani costretti ad importare se non migliora la condizione dei nostri produttori. 

di Redazione

Alle porte di una nuova primavera, la filiera del pomodoro da industria non ha ancora risolto i problemi dell’ultima stagione che hanno portato ad un calo di produzione di uno dei prodotti principe della cucina italiana. Nonostante gli ultimi incontri tra i principali addetti del settore e il Mipaaf, molti sono ancora i nodi da sciogliere, in particolar modo i gravi ritardi sui pagamenti di una quota di prodotto lavorato nel corso della scorsa campagna, che a gennaio scorso ha portato l’Organizzazione interprofessionale del Pomodoro da Industria del Nord Italia a minacciare di rendere pubblici a tutte le Op (organizzazioni dei produttori) i profili dei debitori insolventi, e non da ultimo la scarsa remunerazione del prodotto agricolo con un prezzo che lo scorso anno era stato giudicato inferiore dell’8,5% rispetto a quello ritenuto equo dalle imprese agricole.

LE INCERTEZZE PER LA PROSSIMA CAMPAGNA

Ad anticipare il malumore dei produttori è il presidente della FNP (Federazione nazionale di prodotto) pomodoro da industria di Confagricoltura Marco Nicastro, per il quale “la campagna del pomodoro da industria, anche quest’anno, non sembra partire sotto buoni auspici. Nonostante i numerosi richiami fatti da Confagricoltura sul necessario rispetto di due principi cardine della campagna – adeguata tempistica della contrattazione e giusta remunerazione del prodotto – siamo già a metà febbraio ed ancora non si è aperto un confronto tra mondo della produzione e quello dell’industria”. ”Neppure per questa campagna  – ha ribadito – gli imprenditori agricoli potranno pianificare in maniera corretta la produzione, sebbene qualche mese fa, al Mipaaf, tutti si fossero dichiarati disposti a collaborare per iniziare presto la contrattazione”.

I mancati pagamenti del Nord ai produttori, in base alle cifre fatte circolare dall’organismo interprofessionale (OI) sarebbero pari al 17% del pomodoro da industria delle regioni settentrionali, per un valore complessivo di circa 20 milioni di euro. La stessa difficoltà, al momento ancora non quantificabile, si starebbe registrando, a parere della FNP di Confagricoltura, anche nel bacino del Sud. “E’ una situazione molto preoccupante – ha sottolineato Nicastro – che sta mettendo in difficoltà numerose imprese agricole e che peserà ulteriormente in maniera negativa in termini di programmazione. Senza contare la preoccupazione per possibili azioni speculative al ribasso”.

Intanto, l’ultimo convegno sul settore che si è tenuto lo scorso 20 gennaio in provincia di Tortona (Al) e organizzato da Cadir Lab srl, Sata srl e Tomato Farm spa, ha messo in luce dati che meritano una riflessione. Vediamoli.

I MAGGIORI PAESI PRODUTTORI AL MONDO

Al primo posto c’è la California, con una produzione media di 12.707.000 tonnellate di pomodoro prodotte nel 2014, scese a 13.025.000 nel 2015 e arrivate a 11.470.000 nel 2016 (-6,4%). Al secondo posto troviamo l’Italia con 4.914.000 tonnellate di pomodoro prodotto nel 2014, aumentate a 5.393.000 nel 2015 e poi scese a 5.180.000 lo scorso anno, nel 2016 (+8%). Terzo produttore mondiale è la Cina, con 6.300.000 tonnellate nel 2014, 5.600.000 nel 2015 e 5.150.000 nel 2016 (-1,9%). Ma il Paese da tenere d’occhio è decisamente la Spagna, quarto posto nella classifica mondiale e secondo in quella europea, in forte sviluppo negli ultimi anni: nel 2014 ha prodotto 2.700.000 tonnellate di pomodoro da industria, salite a 3.028.000 l’anno dopo a arrivate a 3.030.000 nel 2016 (+23,2%). La produzione europea vede quindi due Paesi competitor: Italia e Spagna. In tutto il vecchio continente sono stati coltivati nel 2016 circa 135.000 ettari di pomodoro da industria per un valore di produzione all’azienda agricola di circa 850milioni di euro.  

LA PRODUZIONE ITALIANA

Partiamo col dire che lo scorso anno si è registrato un calo delle superfici coltivate del 6% e la diminuzione del 3% della resa media nazionale. I luoghi  più produttivi nel Belpaese sono le province di Foggia, Piacenza, Ferrara, Parma, Mantova, Ravenna e Cremona. A seguire la Maremma toscana, l’Alto Lazio e le province campane di Caserta, Salerno e Napoli. La superficie coltivata è stata così ripartita nel 2016: 39.409 ettari per il distretto del Nord Italia (con un calo dello 0,10% rispetto al 2015) e di 29.231 ettari al Sud (-13% ), per un totale di 68.640 ettari coltivati, oltre il 6% in meno dell’anno precedente, quando gli ettari ammontavano a 73.241. Il valore di produzione all’azienda agricola è stato di 450milioni di euro. Ma quest’anno come sarà la nuova stagione?

LE SFIDE DEL FUTURO

Confagricoltura auspica la soluzione del problema sull’intero territorio nazionale, per arrivare velocemente ad un confronto tra produttori e industriali. “La campagna del pomodoro da industria per il 2017 potrebbe svolgersi con uno spirito davvero interprofessionale per un mercato equilibrato e stabile – conclude Nicastro – a patto che vengano mantenuti gli impegni, presi più volte al Mipaaf, sulla tutela del reddito dei produttori attraverso il rafforzamento dell’aggregazione e la valorizzazione del prodotto anche con una certificazione di eticità della filiera”. Se tutto ciò non si realizzasse nei giusti tempi, e i produttori non trovassero più conveniente incentivare la produzione nazionale del nostro pomodoro, lo scenario sarà inevitabilmente uno: i trasformatori saranno indotti a ricorrere alle importazioni per coprire il fabbisogno italiano, soprattutto dalla Spagna che, come sottolineano i dati dell’ultimo convegno, negli ultimi anni si è distinta per un elevato sviluppo tecnico del settore.

“Diventa importante, però, anche la differenziazione produttiva – si legge nella presentazione del convegno di gennaio scorsoin quanto  i concentrati rappresentano circa il 40% del mercato (prodotti sui quali l’Italia è poco competitiva), perciò differenziare significa anche far fronte a minor concorrenza”.  Infine, occhio alle diverse strategie di concimazione e difesa del pomodoro per migliorare la qualità del prodotto “per fronteggiare alcune patologie che si stanno diffondendo negli ultimi anni”. Pertanto, tecniche di gestione della coltura e strategie di difesa adeguate sono fondamentali per non perdere la buona qualità del pomodoro italiano, che tutto il mondo conosce e apprezza.

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