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Produzione e lavoro nell’agroalimentare, i dati del Rapporto AgrOsserva

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Migliorano le condizioni delle imprese agricole, ma i consumi interni ancora bassi generano sfiducia nel settore. Occupazione in crescita, soprattutto per gli under 35.

di Redazione

Più produzione, più lavoro. Con l’avvio positivo del 2016, sulla scia di una ripresa evidenziata già dall’anno scorso, l’agroalimentare si conferma testa di serie dell’economia nazionale. In base a quanto emerge dal Rapporto AgrOsserva, promosso da Ismea in collaborazione con Unioncamere, il valore aggiunto  di agricoltura e agroindustria chiude il 2015 con una crescita del 4,2% a valori correnti e del 2,3% in volume. Inoltre, specie nel settore primario, si registra un incremento dei posti di lavoro del 3,8% a fronte di una media nazionale dello 0,8%, con il contributo significativo degli under 35 (+13,8% rispetto ai primi tre mesi del 2015).

Bene l’export, ma consumi interni ancora bassi

Segnali molto positivi che, tuttavia, sono ancora da attribuire più all’export che all’andamento dei consumi interni. Secondo Ismea, infatti, nell’ultimo biennio le esportazioni di Food&Beverage italiano sono aumentate del 9,2%, grazie soprattutto alla stabilità del tasso di cambio dell’euro e al miglioramento delle condizioni economiche dell’area euro (il Pil europeo è a +1,5% su base tendenziale).

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Scarsa fiducia delle imprese agricole

Nonostante il miglioramento del mercato del lavoro e il calo generale dei prezzi stiano determinando una crescita del potere di acquisto delle famiglie, la spesa di generi alimentari non sembra ancora risvegliarsi, con effetti negativi anche sulla situazione economica delle campagne. In base alle elaborazioni Ismea, i listini dei prodotti agricoli nazionali nel primo scorcio dell’anno restano bassi. Nei primi tre mesi si registra, infatti, un calo dei prezzi all’origine del 10,1%  per la flessione dei prodotti zootecnici (-3,4%) e soprattutto di quelli vegetali (-15,2%). Sul fronte dei costi, l’indice Ismea dei prezzi dei mezzi correnti di produzione evidenzia una flessione dell’1,9% rispetto al primo trimestre del 2015. Da questi dati insomma, si evince come il contesto di riferimento non abbia favorito la fiducia delle imprese agricole, che nei primi mesi dell’anno corrente torna su terreno negativo (-9,2 il livello dell’Indice di clima di fiducia dell’agricoltura elaborato dall’Ismea).

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Accesso al credito

Per quanto riguarda l’accesso al credito delle aziende agricole, secondo i dati di Banca d’Italia, il settore primario italiano non ha risentito delle restrizioni che hanno colpito gli altri settori. Nel 2015, alle imprese del settore sono stati concessi 44 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto al 2014. In verità, conferma l’Istituto, anche a causa della fuoriuscita dal settore di un buon numero di imprese (dal 2012 ad oggi secondo Infocamere il numero degli operatori agricoli si è ridotto del 9,1%).

Le imprese dell’agroalimentare

I dati del Registro delle Camere di Commercio mostrano tuttavia una frenata generale del numero di imprese che chiudono. Rispetto al marzo 2015, infatti, il saldo resta ancora negativo (-4.275 unità, pari al -0,6% in termini tendenziali), ma è anche il più contenuto da 5 anni. Inoltre in 5 regioni, per la prima volta dal 2010, il bilancio è addirittura positivo. Si tratta di Toscana (+627 unità; pari al +1,6%), Puglia (+426; +0,6%), Calabria (+383; +1,3%), Trentino-Alto Adige (+207; +0,7%), Molise (+38; +0,4%). Valori tendenziali ancora negativi si registrano invece in Liguria (-2,3%), Valle d’Aosta (-2,2%), Marche (-2,0%), Friuli-Venezia Giulia (-1,8%), Abruzzo (-1,5%), Piemonte e Emilia Romagna (-1,2% per entrambi). A fine marzo, quindi, l’agricoltura italiana può contare su 740mila imprese registrate.

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