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Stop al pesce fresco dell’Adriatico, il calendario del fermo pesca

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Il blocco inizia nel tratto da Trieste a Rimini e a partire dal 16 agosto proseguirà verso Sud. Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio è di controllare l’etichetta.

di Redazione

Stop a grigliate e fritture di pesce fresco in tavola. E’ iniziato lunedì 25 luglio il fermo biologico della pesca che blocca le attività dei pescherecci italiani lungo l’Adriatico da Trieste a Rimini. Lo rende noto Coldiretti Impresapesca.

Con il provvedimento, necessario per il periodico ripopolamento della fauna ittica, aumenta tuttavia il rischio di ritrovarsi nel piatto pesce congelato, proveniente dall’estero o dalle altre zone dove non è in atto il fermo pesca. E’ importante dunque informarsi sulla reale provenienza del pescato, sia al supermercato che al ristorante.

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Per effettuare acquisti di qualità al giusto prezzo il consiglio di Coldiretti Impresapesca è dunque di verificare sul bancone l’etichetta, che per legge deve prevedere l’area di pesca (Gsa). Le provenienze da preferire sono quelle dalle Gsa 9 (Mar Ligure e Tirreno), 10 (Tirreno centro meridionale), 11 (mari di Sardegna), 16 (coste meridionali della Sicilia), 17 (Adriatico settentrionale), 18 (Adriatico meridionale), 19 (Jonio occidentale), oltre che dalle attigue 7 (Golfo del Leon), 8 (Corsica) e 15 (Malta).

Il calendario del fermo pesca

Lo stop delle attività prevede un calendario che scatta il 25 luglio per l’alto Adriatico – spiega Impresapesca Coldiretti nel tratto da Trieste a Rimini, con il blocco per 43 giorni delle barche che hanno sistemi a traino fino al 5 settembre, mentre da Pesaro a Bari l’interruzione temporanea dell’attività di pesca è prevista dal 16 agosto al 26 settembre e da Brindisi a Imperia per 30 giorni consecutivi dal 17 settembre al 16 ottobre. In Sardegna e Sicilia il fermo sarà disposto con provvedimenti regionali e sarà di almeno 30 giorni, nel rispetto dei periodi di cui ai piani di gestione.

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Coldiretti Impresapesca sottolinea che l’avvio del provvedimento cade in un momento difficile per le marinerie, che “negli ultimi 30 anni hanno perso il 35% cento delle imbarcazioni e 18mila posti di lavoro, mentre si è progressivamente ridotto il grado di autoapprovvigionamento del pescato”. Al contempo aumentano le importazioni. Nei primi tre mesi del 2015, viene sottolineato, “sono stati importati in Italia oltre 233 milioni di chili di pesci e crostacei, molluschi e altri invertebrati acquatici con un aumento del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, secondo un’analisi Coldiretti Impresapesca su dati Istat”.

Insomma, per l’associazione dei pescatori il sistema italiano del fermo biologico è ormai “inadeguato poiché non tiene conto del fatto che solo alcune specie ittiche si riproducono in questo periodo, mentre per la maggior parte delle altre si verifica in date differenti durante il resto dell’anno. Da qui la proposta di Coldiretti Impresapesca di differenziare il blocco delle attività a seconda delle specie, mentre le imprese ittiche potrebbero scegliere ciascuna quando fermarsi in un periodo compreso tra il 1° luglio e il 30 ottobre”.

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