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Vini del Trasimeno: la qualità c’è, ora “lavoriamo sulla comunicazione”

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Il presidente del Consorzio Tutela dei Vini Colli del Trasimeno, Bizzi: “Soffriamo la fama mondiale del Sagrantino, ma crescono i turisti olandesi, tedeschi e belgi nelle nostre cantine”

di Emanuela De Pinto

Il territorio è quello che circonda il Lago Trasimeno (Castiglione, Magione, Paciano, Panicale, Passignano e Tuoro), i vitigni sono il Merlot, il Cabernet Sauvignon, il Ciliegiolo, il Sangiovese e il raro Gamay per i rossi, mentre il Grechetto domina fra i bianchi. I vini che nascono qui sono grandi Doc, fin dal 1972. Il Consorzio per la tutela dei Vini Colli del Trasimeno è nato molto dopo: nel 1997. Oggi alla guida c’è Emanuele Bizzi.

Presidente Bizzi, quante sono le aziende aderenti al Consorzio?

“Sono 12, di piccole e medie dimensioni, alcune giovani, altre con un’importante tradizione. Si va da aziende che hanno appena 8 ettari di vigneti a realtà imprenditoriali che ne possiedono 70. All’interno del Consorzio ci sono anche due cantine sociali: Duca della Corgna e Terre del Carpine”.

Come è andata quest’anno?

“E’ stata un’annata particolare. Favorevole per i vitigni bianchi e addirittura di grande soddisfazione per i vitigni rossi a maturazione tardiva: Gamay del Trasimeno, Cabernet, Sangiovese. In termini di quantità, non ci sono grandi numeri: la media produttiva è stata intorno ai 70-80 quintali di uva raccolta per ettaro. In totale sono 270 gli ettari delle aziende consorziate”.

I vini del Trasimeno sono apprezzati, ma ancora poco conosciuti agli eno-appassionati di tutto il mondo. Qual è il mercato oggi?

“Il Trasimeno è una Doc che soffre ancora molto rispetto ad altri vini umbri. Manca ancora di appeal comunicativo. Il territorio del Lago Trasimeno rimane sempre una zona di grande interesse per i turisti: qui trovano servizi e alloggi a prezzi convenienti, ma anche la ricercatezza e il lusso se vogliono. Per la vendita dei nostri vini il turismo gioca, quindi, un ruolo fondamentale. Tutte le nostre cantine, hanno sviluppato punti vendita diretti per facilitare il cliente nella visita della struttura, nell’acquisto e nel consumo in loco: questa è la richiesta. Quello che ci manca è il mercato internazionale, soffriamo sull’export”.

E perché, secondo lei?

“I mercati stranieri sono rapiti dalla fama del Sagrantino, che ha avuto uno sviluppo notevole rispetto ad altri vini umbri. Vede, il territorio del Trasimeno conta appena 20 cantine. Quello di Montefalco almeno un centinaio, la forza imprenditoriale e comunicativa messa in atto è molto diversa”.

Cosa fa il Consorzio per superare questa condizione?

“Da un paio di anni stiamo collaborando con le Strade del Vino Colli del Trasimeno realizzando visite in cantina, giornate di educational e promozione invitando giornalisti specializzati e tour operator. E’ un lavoro lungo, che non ha risultati immediati. I frutti si cominciano a vedere adesso”.

Ad esempio, come?

“C’è stato un incremento di visitatori olandesi, tedeschi e belgi nelle nostre cantine, desiderosi di degustare i nostri vini. E’ un turismo di qualità, e questo ci fa molto piacere. Inoltre, da tre anni il Consorzio partecipa a Vinitaly, mettiamo in vetrina una Doc che era praticamente sconosciuta. Nel 2015, inoltre, affronteremo ProWein, la fiera internazionale di vini e liquori di Düsseldorf”.

Perché la presenza del Lago Trasimeno rende questo territorio particolarmente vocato alla coltivazione della vite e dell’olivo?

“Le aziende che si trovano in prossimità del lago hanno il beneficio di avere un clima condizionato da notevole escursioni termiche che favoriscono la caratterizzazione dei vini. E’ un territorio che ha molte sfaccettature, tutte le cantine si propongono con diverse tipologie di vino, dai vini rossi strutturati ai vini bianchi molto delicati e profumati. Alcune producono anche vin santo e spumante”.

C’è una riscoperta delle bollicine?

“Sì, anche se tra le cantine del Consorzio l’Azienda agricola Pucciarella è quella che ha una storicità, ed è l’unica che certifica il vino spumante Doc del Trasimeno grazie all’introduzione a fine anni ’80, di un vitigno internazionale dai profumi intensi, lo Chardonnay. Anche questo ha aiutato a risollevare il territorio”.

A Natale pasteggiamo con e brindiamo con? Un suo consiglio…

“Possiamo accompagnare un buon pranzo di Natale a base di pesce di lago, come la tinca affumicata e il persico reale, con del vino a base Gamay del Trasimeno. E poi brindare con le bollicine Doc del territorio”.

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