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Vino: dai diritti di impianto al sistema delle autorizzazioni. Ecco cosa cambia

Vino: dai diritti di impianto al sistema delle autorizzazioni. Ecco cosa cambia

L’intervista. Dal prossimo anno addio ai diritti di impianto dei vigneti, solo autorizzazioni. Quali differenze? Lo abbiamo chiesto all’imprenditore Filippo Antonelli, vice presidente del Consorzio di tutela vini Montefalco

di Emanuela De Pinto

Dal 31 dicembre 2015, in base alle nuove regolamentazioni della Comunità Europea (Ocm reg. 1308/2013) si dirà addio ai diritti di impianto dei vigneti ed entrerà in vigore il nuovo sistema delle autorizzazioni. Cosa cambia?

Sino ad ora si potevano acquistare e vendere i diritti di reimpianto, seppure in ambito regionale; quindi c’era una maggiore elasticità per le aziende. Dal 2016 non ci saranno più compravendite, saranno assegnati nuovi diritti su base nazionale, nella misura dell’1% della superficie nazionale.

E’ previsto un periodo di transizione per l’Italia, una proroga per adeguarsi al nuovo sistema?

Si. E’ previsto un prolungamento del periodo entro il quale esercitare i vecchi diritti di reimpianto in portafoglio ai produttori. La scadenza è il 2020.

Dal prossimo anno, quindi, gli Stati membri potranno concedere autorizzazioni a piantare nuovi vigneti ogni anno per una quota non superiore all’1% delle superfici vitate a livello nazionale. Ad oggi, abbiamo in Italia circa 650.000 ettari di vigneto. Quindi, si potrebbero impiantare 6.000 ettari di nuovi vigneti l’anno, escludendo i diritti in portafoglio e quelli delle riserve regionali. Si riscontra, di fatto, la necessità di sfruttare al massimo il sistema delle compravendite entro quest’anno. Come vede questo scenario?

Sembra ci siano ancora tanti diritti in portafoglio, pertanto le compravendite dovrebbero essere equilibrate. Certo, in futuro ci sarà una maggiore rigidità. Se un ricco signore vuole investire su Montefalco dovrà trovarsi un’azienda esistente, perché richiedere una nuova autorizzazione a livello nazionale non sarà così semplice.

Se c’è oggi una corsa all’acquisto dei diritti di impianto dei vigneti (il nuovo bando dell’Umbria sulle riserve regionali è un segno), potrebbe secondo lei verificarsi una produzione eccessiva in quantità, ma a scapito della qualità?

Non sembra esserci ad oggi una corsa all’acquisto di diritti da parte delle cantine umbre, c’è da parte di cantine di altre regioni, come il Veneto, quindi non ci dovrebbe essere un incremento produttivo. La qualità del vino umbro è garantita.

Con il nuovo sistema delle autorizzazioni, se un imprenditore, per anzianità o per altri motivi, intende cessare l’attività produttiva non potrà più cedere i suoi terreni a terzi. Quel terreno andrà perso?

I vigneti potranno essere affittati o venduti. Laddove una denominazione è di successo, i vigneti non andranno persi. Ma se un produttore di nicchia è stanco e per questioni anche anagrafiche volesse chiudere, c’è il rischio concreto che quel diritto andrà perso per sempre.

Sul Sangrantino quali prospettive ci sono?

A Montefalco stiamo provvedendo alla chiusura dell’albo dei vigneti iscritti alla Docg Sagrantino. Attualmente ammontano a circa 840 ettari.

Per poter diventare imprenditore e produrre vino oggi in Umbria, cosa si deve fare?

I passaggi sono sempre gli stessi, però non si potrà più iniziare un’attività partendo da seminativi e progettando di impiantare vigneti, perché sarà difficile accedere alla graduatoria nazionale. Ma questo potrebbe essere un bene, sarà infatti più difficile che siano realizzati progetti improvvisati.

In Umbria, per la prima volta, è autorizzato il trasferimento di un diritto di reimpianto originato da estirpazione di superfici vitate, anche a favore di aziende al di fuori del territorio regionale. Una decisione giusta, secondo lei?

E’ stata presa per evitare che si perdessero molti diritti prossimi alla scadenza, ciò anche alla luce del fatto che il mercato interno non era così vivace.

Tirando le somme, quali rischi e quali opportunità porta il nuovo sistema?

In generale, si prevede la possibilità di aumentare il proprio vigneto dell’1%, cosa che fino a ieri non era possibile. Allo stesso tempo, bisogna dire che le nuove regole impongono maggiore rigidità e non favoriscono l’interscambio. Le aziende rimangono imballate.

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