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Biologico e Ogm, le ragioni di due visioni agli antipodi/Parte1

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Agricoltura biologica e organismi geneticamente modificati (Ogm). Due visioni opposte, lontanissime, in fatto di agricoltura e alimentazione. Due voci autorevoli a confronto: Fabio Maria Santucci, docente alla Facoltà di Agraria di Perugia, e Roberto Defez, ricercatore del Cnr, a cui abbiamo chiesto un parere sul modo più o meno giusto di concepire l’agricoltura, e più in generale, uno ‘stile di vita’. Il tema è spinoso, e vista l’impennata degli ultimi anni del consumo di alimenti biologici da un lato, e le mosse dell’Europa (e dell’Italia) in tema di Ogm dall’altro, una riflessione è d’obbligo. Chi ci guadagna davvero? E’ veramente a rischio la nostra salute? La parola ai due esperti.

di Filippo Benedetti Valentini

Cinquanta miliardi di euro. Tanto vale il mercato del biologico nel mondo. In Italia, dove il giro d’affari è di 2 miliardi, gli operatori del settore sono oltre 52mila, dei quali l’80% produttori esclusivi: più 5,4% rispetto al 2012. E i consumatori hanno fatto la loro parte: gli acquisti di prodotti biologici nei primi cinque mesi di quest’anno sono aumentati del 17,3% rispetto all’anno scorso. Non ci piove: in Italia si coltiva, si compra e si mangia sempre più bio.

Questi dati emergono dal rapporto SINAB (Sistema d’Informazione Nazionale sull’Agricoltura Biologica), documento con cui il Ministero dell’Agricoltura fa ogni anno il punto sul mercato del biologico. A favorire l’impennata, l’aumento della profondità di gamma dei prodotti bio nella Grande Distribuzione Organizzata e l’introduzione di un sempre maggiore numero di marchi biologici nei discount. Il fattore salutistico gioca un ruolo fondamentale, ed innesca un business sempre più appetibile per le imprese. Ne abbiamo parlato con il professore Fabio Maria Santucci, docente di Economia nel corso triennale di Tecnologie alimentari dell’Università di Perugia.

Secondo il professor Santucci in Italia, i consumatori preferiscono sempre più prodotti biologici perché convinti “che migliorino la salute“. In effetti, sostiene, sul piano nutrizionale i prodotti biologici sono tra i più ricchi di vitamine e zuccheri, e gli animali allevati secondo le tecniche dell’agricoltura biologica hanno proteine migliori. “Avendo una carica energetica e vitale maggiore del prodotto convenzionale, vengono spesso consigliati a persone con problemi di salute o di difese immunitarie”. Invece, nei Paesi UE dove il mercato del biologico ha effetti ancora più significativi sull’economia comunitaria – 7 miliardi in Germania, 4 in Francia, 2 nel Regno Unito – i consumatori scelgono biologico perché ritengono sia “più giusto e più sostenibile“. Ragioni per molto tempo oggetto di critica da parte dei sostenitori del “convenzionale”, convinti che la bassa resa del biologico (secondo uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Nature, in media il 25% in meno del convenzionale) porti inevitabilmente all’aumento delle aree coltivabili, spesso a discapito di terreni e foreste nei Paesi in via di sviluppo. 

Niente di nuovo: il dibattito tra diversi sistemi di agricoltura, con relativi impatti sull’ambiente e sulla salute, è da tempo accesissimo. Certo è, sostiene Santucci, che un’agricoltura come quella convenzionale – basata su concimi che “assetano” le piante – produce ogni anno tonnellate di pomodori contenenti praticamente solo acqua. E così per gli altri ortaggi e per la frutta. Ed è probabilmente per la carenza di alternative tra convenzionale e biologico (e per la sempre crescente disponibilità di prodotti bio al supermercato) che ogni anno mettiamo sempre più prodotti bio nel carrello. Sempre secondo il rapporto SINAB, tra il 2013 e il 2014, gli italiani hanno acquistato il 73% in più di pasta e riso bio, +37% di zucchero-caffé-té, +21% omogeneizzati, +11% carni fresche e trasformate, +11% per l’ortofrutta. In generale, le uova sono il prodotto biologico più acquistato, con un’incidenza del 9,5% sulla spesa complessiva di prodotto biologici confezionati.

Una scelta che ha ricadute sullo scontrino della spesa. I prodotti biologici infatti costano più dei convenzionali, anche se meno rispetto a 10 anni fa. A incidere sul prezzo, ricorda Santucci, sono le dimensioni della filiera biologica, più ridotta rispetto al convenzionale e ancora di dimensione pressoché artigianale. Meno prodotto, dunque, tariffe più alte per il trasporto. Poi ci sono i costi della certificazione, che finiscono dritti sul prezzo finale. Eppure gli italiani, di fronte alla salute, non intendono risparmiare 20 o 30 centesimi sulla busta del latte. Una soluzione per un biologico salva-portafoglio? Per Santucci, i Gruppi di acquisto solidale (GAS) permettono di saltare qualche passaggio d’intermediazione. Richiede organizzazione ma, al momento, è l’unica strategia per rendere il biologico più accessibile.

Leggi la seconda parte, intervista a Roberto Defez

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