Crisi del grano, il Governo stanzia 20 milioni

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Interventi per migliorare lo stoccaggio, valorizzare la qualità certificata, favorire contratti di filiera e istituire un marchio unico per materia prima e trasformata.

di Redazione

Crisi del grano, il Governo stanzia 20 milioni di euro per migliorare i sistemi di stoccaggio delle aziende, valorizzare i frumenti di qualità certificata, favorire contratti di filiera e istituire un marchio unico per materia prima e prodotti trasformati. Questi gli interventi annunciati dal Ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali durante la riunione del tavolo nazionale della filiera cerealicola che si è tenuto mercoledì 20 a Roma.

Durante il confronto, al quale hanno partecipato tutte le associazioni di categoria, sono stati analizzati gli andamenti di mercato dei cereali, con particolare riferimento al crollo del prezzo del grano rilevato nelle ultime settimane. Proprio per questo, mentre nelle sale ministeriali i rappresentanti di filiera discutevano con il ministro Maurizio Martina, in strada circa un migliaio di agricoltori manifestavano in difesa del grano italiano, puntando il dito contro le industrie della pasta e le importazioni di grano dall’estero.

LE RAGIONI DELLA ‘GUERRA DEL GRANO’

Sei le azioni proposte dal Ministero per far fronte alla crisi:

– Istituzione di un fondo da 10 milioni di euro, inserito nel decreto legge enti locali, per avviare un organico Piano cerealicolo nazionale e sostenere investimenti infrastrutturali per valorizzare il grano di qualità 100% italiano;

– Creazione di una Cun (Commissione unica nazionale) per il grano duro. L’obiettivo è favorire il dialogo interprofessionale e rendere più trasparente la formazione del prezzo;

– Conferma degli aiuti accoppiati europei Pac per il frumento, che equivalgono a circa 70 milioni di euro all’anno fino al 2020 per quasi 500 milioni investiti nei 7 anni di programmazione;

– Rafforzamento dei contratti di filiera, per proseguire negli investimenti che hanno visto 50 milioni di euro impiegati dalla filiera cerealicola. I nuovi bandi in autunno prevedono un budget totale di 400 milioni di euro (metà in conto capitale e metà in conto interessi) ai quali potranno attingere anche i progetti legati al grano;

– Creazione di marchio unico volontario per grano e prodotti trasformati per dare maggiore valore al grano di qualità certificata, nel rispetto di un disciplinare che imponga determinati requisiti organolettici;

– Sperimentazione dalla prossima campagna di un nuovo strumento assicurativo per garantire i ricavi dei produttori, proteggendoli dalle eccessive fluttuazioni di mercato. Un modello innovativo che è allo studio e che verrà presentato alla Commissione Ue per il via libera.

“Al tavolo di oggi – ha detto il ministro Martina – abbiamo voluto ribadire a tutta la filiera la necessità di intervenire per salvaguardare il reddito degli agricoltori in questa fase di crollo dei prezzi. Da settimane le quotazioni sono troppo distanti dalla copertura dei costi di produzione, mettendo a rischio la stessa sopravvivenza di molte aziende impegnate in una delle produzioni più distintive per il nostro modello agricolo”.

Le reazioni delle associazioni di catergoria

Accolte in modo positivo le iniziative del Governo da parte di Confagricoltura: “Si è partiti con il piede giusto ma serviranno investimenti più cospicui che dovranno andare a beneficio del prodotto nazionale e non certo di quello importato”. “Abbiamo ottenuto i primi risultati – ha detto Coldiretti – ma la guerra del grano continua per dare dignità al lavoro nei campi. E’ inaccettabile che oggi occorra produrre cinque chili di grano per permettersi una tazzina di caffè”.

Critica invece la Cia (Confederazione Italiana Agricoltori) secondo cui “le misure annunciate dal ministro, senza un’attuazione immediata, rischiano di essere insufficienti e tardive, considerato il livello di sofferenza raggiunto nelle campagne. I produttori di grano continuano a essere oggetto di un’azione di speculazione che non ha precedenti, con il grano duro pagato 18 euro al quintale, largamente al di sotto dei costi produttivi, e perdite fino al 50% sulla scorsa campagna di commercializzazione”.

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