Il pane per gli italiani? E’ solo quello appena sfornato

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L’Italia è uno dei pochi Paesi europei dove la tradizione del pane artigianale è ancora un must. Un’analisi di mercato sui prodotti dell’arte bianca sarà presentato al Sigep e A.B. Tech di Rimini.

di Redazione

Le mode alimentari cambiano, ma il pane resta sempre lo stesso. E’ così per la maggior parte degli italiani che, nonostante la crisi dei consumi, l’attenzione al regime dietetico e le abitudini alimentari sempre caratterizzate da tempi molto ristretti, non rinunciano al pane fresco e artigianale. Quello acquistato nel forno sotto casa, nei negozi di alimentari o nel banco del supermercato.

Una tradizione, quella della panificazione, che in tutta Europa è viva grazie ormai a pochi Paesi tra cui l’Italia – gli altri sono Germania e Francia – e che sul mercato internazionale vale circa 73 milioni di euro. Un business che sale a 173 miliardi se si comprendono dolci, cracker, focacce e tutti gli altri prodotti della cosiddetta “arte bianca” ogni giorno venduti sul mercato comunitario.

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Il settore offre interessanti opportunità ai produttori di tutta la filiera, dai coltivatori di cereali ai panificatori. Per questo, domenica 22 gennaio, AIBI (Associazione Italiana Bakery Ingredients) e Assitol (Associazione Italiana dell’Industria Olearia) illustreranno un’indagine su consumi e tendenze dal titolo “Il pane in Italia: come cambiano i consumi in una ricerca AIBI” nell’ambito del Sigep e A.B. Tech, la più importante fiera italiana dedicata agli operatori di tutto il mondo nei settori della gelateria, pasticceria artigianale e panificazione che si svolgerà a Rimini dal 21 al 25 gennaio. 

Uno studio economico sviluppato da Databank, i cui dati verranno presentati alle 11 in Sala Mimosa (Pad. B6), secondo cui l’Italia è in netta controtendenza rispetto all’Europa, preferendo sempre il pane fresco rispetto ai prodotti da forno sostitutivi. Anzi, sembra proprio che sia in aumento la richiesta dei consumatori che, pur mantenendo il punto sull’artigianalità, richiedono una gamma sempre più vasta di prodotti dal valore aggiunto (gluten free, fatti con farine particolari o cereali inconsueti). Come il pane appena sfornato anche i dolci, specie se prodotti con materie prime di alta qualità, non mancano mai sulla tavola degli italiani. Un consumo in cui, soprattutto per ragioni salutistiche, si prediligono sempre di più le monoporzioni e le piccole grammature.

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Alla fiera di Rimini interverranno Palmino Poli (presidente di AIBI), Roberto Capello (presidente della Federazione italiana panificatori), Maria Maltese e Cecilia Zilioli (curatrici della ricerca Databank).

In Italia sono oltre 250 i tipi di pane, prodotti in ogni regione da Nord a Sud secondo usanze locali che stabiliscono le materie prime da utilizzare, le lavorazioni e le modalità di cottura. In genere, nelle regioni del Mezzogiorno viene impiegata la farina di grano duro (come avviene per la pasta), talvolta con l’aggiunta di olive o spezie, mentre spostandosi verso le regioni settentrionali è frequente quello di farine di riso o mais. Sempre al Nord è tipico il pane con la farina di segale, cereale adatto alle coltivazioni montane, mentre al Sud quello con frutta secca (uvetta, fichi, noci). Nelle regioni centrali, invece, il pane è caratterizzato perlopiù dall’assenza di sale nell’impasto.

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