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Olio, annate senza pioggia. Ma con l’irrigazione l’alta qualità è possibile

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Secondo le stime la produzione umbra di quest’anno sarà -35% rispetto al 2016, anche se sul fronte della qualità ci dovrebbero essere sorprese. Ma l’eccellenza si raggiunge solo con una moderna gestione degli impianti. A Perugia un convegno di Aprol per parlare di irrigazione a goccia.  

di Filippo Benedetti Valentini

Olio umbro 2017, una produzione di 2600 tonnellate: -35% rispetto all’anno scorso. Una stima quantitativa al ribasso dovuta all’andamento climatico caldo e siccitoso che, in alcuni casi, ha condizionato lo sviluppo dei frutti compromettendo la resa in olio. Sul fronte della qualità, invece, potrebbero esserci sorprese positive. Le alte temperature e la mancanza di acqua, infatti, hanno impedito lo sviluppo della temuta mosca olearia avvenuto invece nelle precedenti campagne. Ma, soprattutto, hanno generato uno “stress” termico necessario alla produzione di polifenoli nelle olive.    

Insomma, produrre un olio di qualità in condizioni climatiche poco favorevoli è possibile. Ma per farlo veramente eccellente bisogna irrigare l’oliveto. Questo il tema di un convegno che si è svolto a Perugia sabato scorso, promosso da Aprol (l’organizzazione dei produttori olivicoli di Coldiretti). Iniziativa in cui è stata analizzata la gestione di un oliveto in carenza idrica, evidenziando problemi e soluzioni per vecchi e nuovi impianti.

EXTRA VERGINE DELL’UMBRIA, I SAPORI NASCOSTI DI UN OLIO DI CARATTERE

Alla tavola rotonda, moderata dal giornalista Maurizio Pescari, hanno partecipato Luca Grasselli (Coldiretti), Giulio Scatolini (Aprol), Primo Proietti (Università di Perugia), Roberto Puggioni (Netafim) e Giuliano Polenzani (Regione Umbria – Assessorato Agricoltura). Ad aprire i lavori il professor Proietti, docente del Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Perugia, che ha illustrato i risultati di una serie di studi condotti su oliveti irrigati nelle diverse fasi della fioritura delle piante e successivo sviluppo dei frutti.

I benefici dell’irrigazione:

Con le alte temperature e la mancanza di acqua, ha spiegato, le foglie si surriscaldano e i frutti tendono ad avvizzirsi, con una conseguente perdita di olio all’interno delle olive. Il risultato è generalmente una resa più bassa (per mancanza di polpa e difficoltà di estrazione) e un sapore “legnoso” nell’olio. Con un’irrigazione ben dosata, durante tutto l’arco vegetativo della pianta e nelle giuste fasi dello sviluppo, le olive si arricchiscono di olio. In questo modo le rese sono maggiori (dal 25 al 50% in più), così come la presenza di “acido oleico”, il grasso monoinsaturo che aiuta a tenere a bada il colesterolo. Ma attenzione, ha ricordato Proietti, se l’irrigazione è eccessiva e fatta nel momento sbagliato, si può compromettere la produzione di polifenoli che, oltre a dare le tipiche sensazioni amare e piccanti all’olio, sono potenti antiossidanti per il nostro organismo.

DAGLI OMEGA AI POLIFENOLI, TUTTI GLI ANTIOSSIDANTI DELL’OLIO

Secondo Alberto Puggioni, agronomo di Netafim, azienda ligure specializzata negli impianti di irrigazione, è necessario una nuova visione nella gestione del moderno oliveto a causa della “tropicalizzazione” dell’area del Mediterraneo. Un fenomeno che, specie nelle isole e in alcune regioni italiane del Centro-Sud (in particolare Sardegna, Sicilia, Calabria ma anche Umbria) causa un forte innalzamento delle temperature e un’alta imprevedibilità delle piogge. Così l’irrigazione, gestita con impianti a goccia e interrati, oltre a migliorare lo sviluppo della pianta riduce le spese per acqua, concimazioni e potatura, con un effettivo miglioramento anche sulla qualità dell’olio. Come è stato spiegato, i costi di un impianto possono variare da un minimo di 500 euro a un massimo di 5000 per ogni ettaro.  

Infine, prima del saluto del presidente di Aprol, Giulio Scatolini, è intervenuto Giuliano Polenzani in rappresentanza della Regione Umbria, che ha sottolineato l’importanza di fare una nuova olivicoltura, così come fatto negli ultimi anni in molti altri paesi produttori di olio, a cominciare dalla Spagna. Per questo, ha precisato, la Regione ha intenzione di puntare sulle misure 16.1 e 16.2 del Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 per investire sul fronte dell’innovazione e per gestire il problema della mancanza di risorse idriche nella regione.

ANNI DURI PER L’OLIO, MA L’UMBRIA E’ UN ESEMPIO DA SEGUIRE

In Umbria, secondo elaborazioni Coldiretti, si trovano quasi 7,5 milioni di piante di olivo che coprono 30mila ettari e la produzione media di olio è di circa 5mila tonnellate. Tuttavia, come abbiamo spiegato in questo articolo, gli oliveti regionali soffrono di un’arretratezza che spesso impedisce produzioni di alta qualità a prezzi ragionevoli (l’olio extra vergine umbro è fra i più cari d’Italia). Gli olivi sono per la maggior parte di varietà Moraiolo (la cultivar che simbolicamente rappresenta l’olio umbro), Frantoio e Leccino. Ma anche cultivar autoctone come la Dolce Agogia del Trasimeno, San Felice di Giano dell’Umbria e Nostrale di Rigali nell’area di Gualdo Tadino.

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