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Olio nuovo, l’Umbria ha imparato a mettere la mosca all’angolo

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Verde Oro, la rubrica di Angela Canale – Una stagione difficile per la ricomparsa del temuto parassita. Ma la maggior parte degli olivicoltori umbri non si è fatta trovare impreparata.

di Angela Canale – Agronomo e Capo Panel Assoprol Umbria

Ci siamo quasi, le olive stanno cambiando colore e si avvicinano al giusto grado di maturazione per ottenere un olio di qualità. Già da qualche settimana i frantoiani hanno rimesso a lucido frangitori, gramole e centrifughe, pronti ad estrarre il primo extra vergine. Eravamo partiti a fine maggio con una meravigliosa fioritura, da ricordare tra le annate eccezionali: piante di olivo completamente imbiancate dalle mignole su tutte le varietà e ovunque. Ma l’olivo, anche se in buone condizioni climatiche, porta a frutto poco più dell’1% dei fiori. Diversamente avrebbe bisogno di troppe energie, che non ha, per accumulare in seguito tanto olio.

Cultivar FS17 in impianto ad alta densità, loc. Ponte di Ferro, Gualdo Cattaneo.
Cultivar FS17 in impianto ad alta densità, loc. Ponte di Ferro, Gualdo Cattaneo.

La produzione da subito è apparsa discreta come nelle annate rientranti nella media, seppure nei casi di aziende ben condotte apparisse piuttosto alta. Un solo dubbio: cosa sarebbe potuto accadere dopo un inverno così caldo? E’ ormai noto a tutti che le basse temperature agiscono durante l’inverno sulla distruzione delle forme svernanti di insetti, che nella maggior parte dei casi sono dannosi per le colture. Nel caso specifico dell’olivo, in tutta l’Umbria le associazioni di olivicoltori hanno lavorato a stretto braccio con il servizio fitosanitario della Regione per seguire l’andamento dello sviluppo della temuta mosca che, nella campagna olearia 2014, aveva fatto tanto discutere. Questo piccolo insetto, riconoscibile da un punto nero sull’estremità delle ali, mai ci aveva preoccupato quanto negli ultimi anni. Una schiera di tecnici ha cominciato sin da subito a fare la cronaca dei voli via radio, televisione e postando su tutti i siti quanto settimanalmente stava accadendo, fino ad arrivare in questi giorni ad un’informazione porta a porta: quella delle associazioni, visto che gli olivicoltori con sacchetti di olive alla mano vi si stanno recando, soprattutto ora, per verificare lo stato delle olive.

GUERRA ALLA MOSCA, LE BUONE PRATICHE PER PRODURRE OLIO DI QUALITA’

Temperature miti invernali non distruggono le forme svernanti degli insetti e in annate come questa, già dalla primavera, abbiamo osservato esemplari adulti di mosca dell’olivo svolazzare tranquillamente. Le pupe, all’interno di olive cadute a terra e in quelle rimaste sulle piante, turgide e fresche, si sono trasformate in mosche pronte a deporre uova già nelle prime settimane di luglio. Soltanto temperature intorno ai 40 gradi e per alcuni giorni avrebbero potuto bloccarne l’attività. La Bactrocera oleae, così la chiamano gli esperti, si nutre di tutto ciò che trova aspettando le nuove olivette per depositare le uova, susseguendosi per più generazioni finché prima dell’inverno possa impuparsi definitivamente nella forma svernante. Anche se noi la vediamo di cattivo occhio, lei sta soltanto assicurando la continuità alla sua specie come farebbe qualsiasi essere vivente. Soltanto condizioni climatiche avverse, come si sono sempre verificate in Umbria – regione a clima più continentale che mediterraneo – può tenerla a bada. Ma dobbiamo prendere atto di un lieve cambiamento climatico e, non avendo inverni molto freddi ed estati non molto calde, forse dovremmo imparare a contenerla usando mezzi diversi, alternandoli nella stessa stagione e negli anni.

Particolare di oliveto in loc. Morra, Comune di Città di Castello. Due trattamenti con Spinosad in agricoltura biologica hanno garantito frutti sani

Il nemico si colpisce soprattutto quando è debole o con l’inganno. Dunque, o usiamo prodotti chimici per distruggere le uova prima che si trasformino in larve pronte a mangiare la polpa, o prepariamo esche attrattive selettive che catturino solo gli insetti adulti senza distruggerne altri utili (si spera che, in futuro, la scienza metta a punto qualche terriccio naturale in cui sono presenti funghi in grado di aggredire le pupe prima che diventino attive in primavera, aumentando così sostanza organica e controllo della mosca in un colpo solo).

OLIO DI QUALITA’, LE PROSSIME SFIDE DELL’OLIVICOLTURA ITALIANA

La varietà più aggredita dalla mosca è il Leccino. Le drupe si presentano ora già mature e di colore violaceo. Meno aggredite sono le cultivar Frantoio e Moraiolo, che in questo periodo si mostrano ancora verdi e con la polpa dura.

Sant’Eraclio, Foligno: produzioni medio alte soprattutto su Moraiolo e Frantoio. Frutti integri grazie a trattamenti con Spinosad.

Ad ogni modo, la maggior parte degli agricoltori umbri non si sono fatti trovare impreparati e hanno agito seguendo più o meno correttamente i consigli tecnici. Solo in pochi casi, quelli di olivicoltori assolutamente contrari agli interventi preventivi, la situazione appare critica, ma nella stragrande maggioranza le olive sono state salvate. Certo, si contava su qualche giornata estiva più calda per rimettere a posto le cose, ma ci si può accontentare di aver avuto la formazione dei frutti in ritardo rispetto al resto d’Italia, evitando l’attacco precoce, e ora un anticipo di raccolta, rinunciando a qualche chilo di prodotto, ci porterà sicuramente ad avere il tanto atteso olio. A dimostrazione che se la natura non si può controllare, almeno l’agricoltura è gestibile. E produrre un olio di qualità è possibile anche nelle stagioni più avverse.  

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