Pecore infette da bluetongue. In arrivo 50mila dosi di vaccino

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Corsa contro il tempo per salvare circa 10mila ovini. Colpiti 39 allevamenti, soprattutto nel Ternano. La Regione Umbria spenderà oltre 50mila euro per curare gli animali contagiati

di Emanuela De Pinto

Lotta contro il tempo per salvare circa 10mila pecore in Umbria, affette da bluetongue. Da circa sette giorni è emergenza: secondo fonti del Dipartimento sanitario regionale attualmente sono 39 gli allevamenti colpiti dalla cosiddetta febbre catarrale ovina.

La Regione, su richiesta dell’Asl Umbria, ha già ordinato 50mila dosi di un nuovo tipo di vaccino che, assicurano i responsabili della sanità animali dell’Asl Umbria, non è tossico o dannoso. Il vaccino richiesto dovrebbe arrivare entro dieci giorni. Ciascuna dose avrà un costo di circa 1,10 euro, pertanto la Regione sborserà per questa spesa circa 55mila euro. Sarebbero gli stessi allevatori a richiederle il più presto possibile la vaccinazione degli animali, evitando così la morte degli stessi.

Per prevenzione, verranno vaccinati anche i bovini. La bluetongue (dal colore blu che assume la lingua degli animali infetti) colpisce con sintomi clinici gravi soprattutto la pecora, ma non sono indenni i bovini e i caprini, anche se più resistenti allo sviluppo della patologia. Ad oggi sono stati individuati 27 sierotipi della malattia, questo in particolare non dà sintomi nei bovini. Il primo focolaio è stato scoperto ad Acquasparta, nel Ternano, e subito dopo i controlli dei veterinari hanno confermato la presenza della malattia tra gli ovini anche nelle zone di Montecastrilli, Amelia, Otricoli. Nell’altro versante dell’Umbria, sono stati colpiti dalla bluetongue alcuni allevamenti tra Trevi, Montefalco e Foligno.

Tra le 10mila pecore potenzialmente infette, per le quali i sindaci dei Comuni interessati hanno già emesso un'ordinanza per fermare ogni spostamento come da prassi sanitaria, la mortalità finora accertata è del 2-3 per cento su ogni allevamento. Non sono perdite di poco conto a livello economico per un allevatore, anche se si deve leggere questo dato in uno scenario più ampio. In Umbria ci sono, infatti, complessivamente circa 3.000 allevamenti di razze ovicaprine e, seppure la procedura per ridurre al minimo il contagio sia scattata nell’immediato, se il vaccino non arriverà in tempo il rischio è quello di una progressione allarmante.

L’autunno dovrebbe favorire il superamento della malattia e il blocco della trasmissione del virus. Con le basse temperature, infatti, i moscerini ematofagi del genere culicoides, responsabili della malattia, non volano più e non essendoci più la circolazione del cosiddetto agente vettore, in gergo clinico, la patologia decade. La provincia di Perugia, infatti, per tre anni consecutivi, è stata dichiarata indenne dalla bluetongue nel periodo tra il 15 dicembre e il 15 febbraio. Il territorio di Terni, invece, non risente della stessa stagionalità.

Ad oggi, le pecore morte sono state smaltite tramite ditte autorizzate e le carcasse incenerite, al fine di ottenere la massima garanzia certificata per i consumatori. Pur considerando che la bluetongue non si trasmette all’uomo tramite contatto o assunzione della carne o del latte di un animale infetto. Ed è questo un dato fondamentale per la nostra salute.

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