Share
Viaggio tra i vicoli di Gualdo Cattaneo e Giano, tra spiritualità e gastronomia

Viaggio tra i vicoli di Gualdo Cattaneo e Giano, tra spiritualità e gastronomia

Terza e ultima parte dell’Educ Tour della Strada del Sagrantino. Alla scoperta di Gualdo Cattaneo, Giano dell’Umbria e le cantine Scacciadiavoli, Perticaia e Bocale. Per concludere con la porchetta

di Emanuela De Pinto e Filippo Benedetti Valentini

Continua il nostro Educ Tour organizzato da La Strada del Sagrantino, in collaborazione con Anna Setteposte Eventi&Comunicazione, che ci porta tra i borghi dove si produce il vino Sagrantino (leggi le parti precedenti). Dopo Montefalco, che dà il nome alla denominazione del vino rosso Doc e Docg, abbiamo visitato Bevagna. Adesso partiamo alla volta di Gualdo Cattaneo, con la giovane e preparata guida Sara Zamponi.

Fondata nel 975 d.C., sorge su una collina tra la valle umbra e la valle tiberina. Orti e giardini ovunque. Posizione strategica: da qui poteva essere controllato tutto il territorio circostante. E per questo motivo, il paese di Gualdo Cattaneo è stato contesto per molti secoli da Spoleto, Foligno e Perugia. Monumento che ci racconta il ruolo chiave di questa città in epoca passata è la Rocca, costruita tra il 1499 e il 1500 d.C.: una torre di avvistamento dove vivevano stabilmente, per 6 mesi, un castellano e sei soldati. Al primo piano la sala di guardia e l’armeria. Al secondo il magazzino e la cucina, con un camino per riscaldare i pungenti inverni.

La vista dalla terrazza è dominante. Si scorgono tetti, campi coltivati, le città vicine. Ma Gualdo Cattaneo ha anche una storia religiosa importante, con le sue chiese di S. Agostino e quella di S.Antonio e S.Antonino. La prima, che conserva al suo interno i resti del beato Ugolino (patrono di Gualdo Cattaneo, festeggiato il 3 settembre) fu chiusa con una bolla di papa Innocenzo X nel 1600 per scarsità di rendita e riaperta al culto solo nel 1926. La seconda, costruita nel 1260, custodisce le spoglie dei santi ma è chiusa per restauri da diversi anni ormai.  

Luoghi in cui l’agricoltura, la coltivazione dell’ulivo e la viticoltura hanno sempre giocato un ruolo di primissimo piano. Ma non solo. Ci spostiamo a San Terenziano, frazione di Gualdo Cattaneo, di origini romane, dove anticamente si estraeva pietra travertino e pietra calcarea. Oggi a renderla produttiva sono turismo ed eccellenze gastronomiche, una su tutte la porchetta. Produzione tramandata da generazione in generazione, i norcini del luogo ne fanno una delizia rinomata in tutta Italia. E’ qui che si svolge ogni anno l’originale Festival delle porchette d’Italia, “Porchettiamo”, in corso durante il nostro tour.  

Ora di pranzo, torniamo a Montefalco, ospiti di un’azienda che ha contribuito a rendere grande nel mondo il nome del vino Sagrantino: la Cantina Scacciadiavoli. L’anno scorso questa azienda ha spento ben 130 candeline. Una storia che nasce nel 1884 e che deve il suo nome a un bizzarro esorcista della zona che utilizzava il vino per i suoi rituali. Oggi di proprietà della famiglia Pambuffetti, la cantina fa parte del Comitato Grandi Cru d’Italia. Ci guida in un giro affascinante nella struttura l’enologa Francesca Granelli. I sei grandi rossi qui prodotti sono ormai piuttosto noti agli appassionati di vino, ma a stupire da qualche anno sono due etichette pionieristiche: dal 2006 viene prodotto lo Spumante Brut Metodo Classico prodotto da uve Sagrantino vinificate in bianco e la versione Rosè. Li gustiamo accompagnati da bruschetta con olio e pomodorini, salumi e formaggi delicati ma saporiti. Le bollicine si adattano perfettamente a una giornata di sole e vorremmo fermarci qualche minuto in più per godere di questo luogo e dell’ottima compagnia, ma dobbiamo andare.

Ci attende un’altra interessante azienda vitivinicola della zona: la Cantina Perticaia, un’altra delle aziende più rappresentative del territorio. Qui si producono vini di finissima qualità e ad accoglierci è il giovane enologo Alessandro Meniconi, che in quest’azienda ha iniziato a lavorare durante gli studi universitari in enologia. Anche l’azienda è giovane, nata nel 2000 grazie alla passione e all’esperienza quarantennale in campo vitivinicolo di Guido Guardigli.

Quindici ettari di vigneti, tra Sagrantino, Sangiovese, Colorino, Trebbiano Spoletino e Grechetto. Qui la vendemmia viene fatta manualmente e la fermentazione è innescata in modo naturale. L’affinamento avviene in barrique e tonneaux. L’obiettivo è quello di fare dei vini che rispecchino il più possibile l’anima del territorio. Eccone qualche assaggio, così come lo abbiamo provato noi. Un Trebbiano Spoletino Doc del 2014, bianco dalle piacevolissime note tropicali, sapido in bocca e con un finale dolce. Poi un Montefalco Rosso Riserva del 2005, prodotto da uve Sangiovese, Sagrantino e Colorino. E’ un vino intenso, che riposa in botti di rovere fino a due anni prima di terminare l’affinamento in bottiglia. Predominanti le note di ribes e lamponi, con accenni di timo e vaniglia che lo rendono un rosso di eleganza straordinaria. Poi il re Sagrantino Docg, poderoso nei tannini e fine nella speziatura di cannella. Un vino che, sia per l’annata 2009 che quella del 2010, è stato insignito di alcuni fra i più importanti riconoscimenti della critica nazionale e internazionale.

Proseguiamo in direzione Giano dell’Umbria, uno dei 5 territori in cui vengono prodotti i vini della Doc Montefalco. Di origine romana, deve il suo nome alla più antica divinità pagana di Janus, raffigurata con due volti. Ci accoglie Ernesto De Matteis, guida appassionata. Monumento più significativo è la Chiesa di San Francesco fuori le mura, uno fra i primi complessi francescani, la cui prima pietra si dice sia stata poggiata proprio per volere del santo. All’interno un altare barocco ligneo (XV secolo), splendida cornice per la tela dell’Adorazione dei Magi. Poi l’Abbazia di San Felice, chiesa paleocristiana affiancata dal monastero benedettino, poggiato sopra la suggestiva cripta del IX secolo in cui si trova il sarcofago con le spoglie del santo. Un luogo dal forte impatto spirituale, che affaccia su una vallata interamente coltivata a ulivi di varietà autoctona. La Monocultivar San Felice, con cui si fa un olio tra i più apprezzati al mondo per il profumo fruttato e l’equilibrio tra amaro e piccante al palato, è una delle varietà con cui si produce l’extra vergine Dop Umbria.

Perdersi nel cuore dell’Umbria è una benedizione. Tradizioni e cucine dai sapori dimenticati. E poi loro, i grandi vini. Chiudiamo la giornata con una cena informale, praticamente in famiglia, alla Cantina Bocale. L’atmosfera è rilassata e piacevole. Il tramonto sui vigneti ci offre uno scorcio del Santuario della Madonna della Stella. L’azienda è nata nel 2002 per volere della famiglia Valentini. Una scelta mirata è stata quella di produrre solo vini rossi, o quasi: Montefalco Rosso Doc, Montefalco Sagrantino Docg, Montefalco Sagrantino Passito e Grappa di Sagrantino, che al palato ricorda fragoline di bosco e uva. Appena 5 ettari di vigneto e una produzione media di 20-25mila bottiglie l’anno. Nessuna rimanenza, tutto ciò che si produce viene subito venduto: il 70% all’estero.

A cena nella Cantina Bocale ci lasciamo coccolare dai piatti della cucina contadina tradizionale: salumi, pecorino, capocollo, pizza al formaggio, insalata di farro e pomodori, filetto di maiale. Il tutto bagnato dai calici di Montefalco Rosso, dalle note di viola e ciliegia, e di un Sagrantino dai tannini fitti ma ben ammorbiditi. E tra una risata leggera e accenni sui metodi di coltivazione della vite, arriviamo al dolce: i classici tozzetti, da gustare con il Sagrantino passito o con la Grappa di Sagrantino.

Augurando a tutti una buonanotte, lasciamo la cantina e andiamo a dormire. L’indomani, ci aspetta una ricca colazione nell’Agriturismo La Casella, a San Terenziano. Le marmellate di ciliegie, di mela e pesca bio, le crostate e il caffè ci danno la sveglia e l’allegria che ci vuole. Qui, il silenzio e la vista incantevole delle colline, ci fa venire voglia di trascorrere qualche giorno in questi appartamenti, tra un tuffo in piscina e un tocco d’abbronzatura. Ma dobbiamo correre per non perdere l’ultimo appuntamento previsto per questo Educ Tour: il matrimonio tra Sagrantino e Porchetta, celebrato dal giornalista enogastronomico Antonio Boco, al Festival delle porchette d’Italia di San Terenziano.

Cinque grandi vini per cinque grandi porchette. Prodotte in un’area piuttosto ristretta, tra Bevagna, Grutti, Pantalla, Costano e Collepepe, si differenziano per modo di cottura e aromi impiegati. Carni tenere, piacevolmente grasse, con delicati profumi di aglio, rosmarino o finocchietto, che si accompagnano ai tannini decisi di Sagrantino d’autore: Moretti Omero 2010, un biologico speziato e di grande equilibrio; Le Cimate 2010, con note dolci e dal tannino più robusto; Carapace Tenute Lunelli 2009, aromi di ciliegia e prugna secca; Colle Ciocco 2009, Sagrantino fine e delicato; Collepiano Caprai 2009, vino potente e di grande spessore. Il modo migliore per concludere questi tre giorni di viaggio per le strade umbre del gusto, brindando a una terra ricca di storia che sa guardare al futuro.

Leave a Comment