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Villa Taticchi e la sua chef ‘selvatica’: ogni ricetta un dettato di natura. E la stagione è servita

Villa Taticchi e la sua chef ‘selvatica’: ogni ricetta un dettato di natura. E la stagione è servita

Nell’antica dimora di Ponte Pattoli, la famiglia Taticchi da 4 generazioni condivide con i suoi ospiti l’amore per la terra e il buon cibo: solo farine  biologiche, verdure protagoniste e brasati della tradizione

Info in breve:

Ristorante Villa Taticchi

Strada Fraticciola, 2 Ponte Pattoli (Perugia) – 075.694503

Prezzo medio (da € a €€€€): €€€ – disponibili menù per vegetariani/vegani e celiaci

di Emanuela De Pinto

Lo scenario naturale di un agriturismo, l’estro gastronomico di un ristorante, l’accoglienza di una famiglia. Viaggio culinario a Villa Taticchi, Ponte Pattoli, lungo la Strada Fraticciola che costeggia il Tevere a pochi chilometri da Perugia. Siamo in pianura, ma tutto intorno si scorgono basse e tondeggianti colline, le pendici del Monte Tezio, e un sottobosco che sembra uscire dai dipinti italiani del ‘700.

Ad accoglierci, Novello e Francesca Taticchi, i due fratelli proprietari del casale e alla guida dell’attività di famiglia insieme alla madre, la signora Annabella. Entrati, si fa un balzo indietro nel tempo, dentro un mosaico di ricordi familiari, di oggetti che narrano le vicende di quattro generazioni Taticchi, che qui risiedono dal 1700. La Villa invece risale al XII secolo. L’atrio con la scalinata, il camino centrale, le suppellettili antiche e moderne, i cimeli di famiglia, i grandi paesaggi “romantici” su tela, i ritratti austeri e  la semplicità delle stanze da letto: qui convivono atmosfere medievali, settecentesche e quelle campestri di oggi.

Villa Taticchi, che prima si chiamava Il Covone, ha ottenuto nel 1988 la licenza numero 4 nel Comune di Perugia come agriturismo, e già all’epoca il buon cibo era uno dei punti forti. La licenza come ristorante arriva nel 1997. Le redini della cucina le ha Francesca, ma se avete in mente una chef con la divisa ricamata, vi sbagliate. Si definisce una “cuoca selvatica”, che insieme alla sua famiglia ha aperto le porte di casa agli ospiti per condividere un’esperienza: l’amore per la terra, la bellezza e la creatività di ciò che viene offerto dalla natura, e che noi abbiamo il delicato compito di trasformare in cibo. “Oggi l’agriturismo – spiega – è diventato un relais di campagna di lusso, con tutti i comfort moderni. Noi, invece, abbiamo voluto mantenere integro il valore agreste di questi luoghi. Così facendo indirizziamo i nostri clienti verso un’educazione alla ruralità”.

E quindi, piatti a Km0, verdure di stagione che arrivano dall’orto della Villa o da produttori di fiducia rigorosamente umbri, per ridare slancio all’economia locale. Solo pasta e pane fatti in casa, farine biologiche semi-integrali del Mulino Silvestri di Torgiano (da provare le focacce di Francesca fatte con farina di canapa), le insalatine di germogli in primavera, le ricette dei grandi classici tramandate da generazioni e annotate negli antichi libri, tutti scritti a mano. La cucina di Francesca è semplice e straordinaria. “Il principio – dice – è uno: trattare bene il cibo, frutto di un sacrificio del mondo vegetale e animale. Se si cucina con rispetto, i clienti possono sentirlo nei piatti. Un buon piatto non deve fare male alla salute”. E allora, siamo pronti per la cura. Ci accomodiamo nel Sala della Biblioteca e pranziamo circondati da pesanti volumi di agronomia, di letteratura, raccolte giornalistiche da collezione. Un’atmosfera informale dove è impossibile scorgere un confine tra cucina e cultura.

Si parte con l’Antipasto della Villa: frittura di verdure in pastella, sgonfietto (pasta lievitata e fritta) con prosciutto crudo, pasta sfoglia al pecorino, noci e un filo di miele, crostino con pesto di sedano e mandorle, pizzetta alle pere e gorgonzola. Al centro del grande piatto, un tocco di colore: l’insalatina di rape rosse, carote, mele e succo d’arancia, gli ingredienti che preparano a una buona digestione. Per la chef di Villa Taticchi il piatto deve essere come la tavolozza dei colori dei pittori. Se si dipinge l’estate, si accendono i toni con il rosso e il verde, se siamo in inverno si smorzano le tonalità e si passa a un caldo arancio e al marrone. Basta seguire ciò che la natura suggerisce.

I primi sono un richiamo alla tradizione umbra più verace. Strangozzi con sugo bianco di broccoli, salsiccia e zucca con tutto il sapore dell’autunno e dell’inverno, e i ravioli di carne (con ripieno di vitello, maiale e tacchino), adagiati su una crema di pecorino di fossa e tartufo nero pregiato di Norcia. Ora, pensate a tutto ciò che sapete sui ravioli: scordatevelo. Questo è davvero un piatto da standing ovation: la pasta è morbida ma compatta, e all’interno racchiude abbondante e saporita carne brasata. Il condimento è una crema vellutata che ha il profumo della terra umida e il sapore del latte caldo. Le verdure hanno un posto d’onore nella cucina di Francesca: lo sformatino di finocchi con crema di zucca e il tortino di miglio con piselli sono la chiave del paradiso per “veggies”, ma piacevole scoperta per carnivori integralisti. Due le parole: gusto e leggerezza. Equilibrio perfetto tra cucina saporita e sana. I carboidrati non sono nemici giurati: basta diversificare. Il miglio, ad esempio, è un alleato prezioso per avere capelli lucenti e unghie più forti. Un consiglio? Gustatelo invece di assumerlo in pasticche.

Tra i secondi campeggiano le carni nobili. Se assaggerete il “panino” ripieno di brasato al profumo di paprika e ginepro, con contorno d’erbe di campo ripassate in padella, sarà inevitabile l’addio agli pseudo-burger da fastfood. Indicato per chi ama godere, sporcandosi le mani. Nel menù anche la tagliata di angus al ginepro e rosmarino, controfiletto al balsamico, faraona con barbozzo e porcini.

Ottima la carta dei vini. E’ Novello a consigliare l’abbinamento migliore, ma sempre rispettando il palato dei suoi commensali. “Mi piace intervistare i nostri clienti sui loro gusti, considerare il loro orientamento. E solo dopo l’ascolto consiglio la bottiglia più adatta. Perché, come abbiamo scritto sulla nostra carta: ‘il vino buono è quello che piace’”. Si gioca per lo più in casa, dai “bio” umbri di Merli, Raìna, Collecapretta, Fontesecca, Palazzone e Di Filippo ai grandi rossi di Montefalco e dintorni delle cantine Milziade Antano Fattoria Colleallodole, Bea, Caprai, Adanti e Sportoletti (solo per citarne alcuni). Ma non mancano i grandi rossi piemontesi, toscani e le bollicine francesi. Per i dolci, la specialista è la signora Annabella, triestina di origine. E’ la regina del millefoglie e del bonèt, dolce piemontese al cioccolato e rum. Squisiti entrambi, anche se la paletta del dieci (e lode) si alza per la bavarese alle castagne con mousse di cachi servita in coppa: un dolce invernale dal gusto brillante, appena messo in bocca, elegante e persistente sul finale grazie alla granella di castagne sul fondo. Sorprendente.  

Prima di andare, ci concediamo una passeggiata nel verde. Due ettari di parco intorno a Villa Taticchi portano lontanissimo dal caos dei centri urbani. In fondo, due enormi querce gemelle si aprono a ventaglio, da centinaia di anni sono i guardiani della casa. Nel parco si celebrano matrimoni con rito civile, feste estive private, serate al pub, dove si servono birre artigianali italiane e tedesche accompagnate da musica dal vivo.

Tanti gli appuntamenti fissi durante l’anno: il Festival Futurando a settembre, le cene con delitto, i concerti di musica classica, il tradizionale Pranzo di Natale e il Cenone di Capodanno. Ma per assaporare Villa Taticchi non aspettate un’occasione speciale: anche nel bel mezzo di una settimana qualunque troverete Novello, Francesca e la signora Annabella ad aprirvi le porte. Sarete clienti per una mezz’ora, poi vi sentirete a casa.

www.villataticchi.it

(A cura di BrandPress)

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