L'informazione agroalimentare in Umbria

Vino italiano: al mondo il più bevuto, ma anche ‘taroccato’

Share

Al Vinitaly dossier di Coldiretti sulla contraffazione. Il falso è un danno enorme alla qualità italiana che con 73 Docg e 332 Doc è numero uno in Europa per indicazioni geografiche

di Redazione

Non è solo il più richiesto nei ristoranti e nelle enoteche, per fortuna. Ma è anche, e questa è la nota dolente, il più imitato e contraffatto. In un solo anno, infatti, il vino italiano “tarocco” sul mercato internazionale è più che raddoppiato. A dimostrarlo sono i dati del Dossier “Frodi in Italia e vinopirateria nel mondo nel 2015“, indagine svolta da Coldiretti sulla base dell’attività dei Carabinieri dei Nas nel 2015 e divulgata in occasione di Vinitaly.

Le contraffazioni, sostiene l’associazione, sono la principale minaccia al grande successo delle etichette tricolore. Un patrimonio da 73 Docg, 332 Doc e 118 Igt che fa dell’Italia il primo Paese europeo per indicazioni geografiche. L’enorme popolarità che ne è derivata soprattutto nell’ultimo anno, ha significato un fatturato di 9,7 miliardi di euro, grazie soprattutto al traino dell’export, aumentato del 5% rispetto all’anno precedente per un giro d’affari di 5,4 miliardi di euro. Un settore importante non solo per il buon nome dell’Italia in tutto il mondo, ma anche perché offre opportunità di lavoro a oltre un milione di persone.

VINO IN UN CLICK, L’ENOTECA DI VINITALY SU AMAZON

Secondo il Dossier, l’anno scorso i Nas hanno sequestrato vini e alcolici falsificati per un valore di oltre 40 milioni, con 117 persone segnalate all’autorità giudiziaria e 261 all’autorità amministrativa. Alle frodi smascherate a livello nazionale si aggiungono gli inganni a danno del vino Made in Italy provocati dalla vinopirateria nei diversi continenti, dove sono stati scoperti clamorosi falsi: dal Bordolino bianco e rosso con tanto di bandiera tricolore ma prodotto in Argentina, al Chianti Made in Usa, fino al Barbera bianco acquistato in Romania. Truffe ai danni dei consumatori e dei produttori italiani che complessivamente provocano perdite stimabili in oltre un miliardo di euro. 

A guidare la classifica dei vini italiani più imitati è il Prosecco che, soprattutto in Germania, Austria e Moldavia, diventa ‘Meer-secco’, ‘Kressecco’ o ‘Consecco’. L’originale “Metodo Marinotti” del Veneto, invece, ha esportato nel 2015 circa 237 milioni di bottiglie, delle quali il 30% nel Regno Unito, il 20% negli Stati Uniti e il 9% in Germania.

TESTO UNICO DEL VINO, PIU’ CONTROLLI E MENO BUROCRAZIA

“Il fenomeno del falso vino Made in Italy sostiene Coldiretti – trova un forte impulso anche dalle opportunità di vendita attraverso la rete, dove è possibile acquistare pseudo vino ottenuto da polveri miracolose contenute in wine-kit che promettono in pochi giorni di ottenere le etichette più prestigiose come Chianti, Valpolicella, Frascati, Primitivo, Gewurztraminer, Barolo, Verdicchio, Lambrusco e Montepulciano. In questo contesto sono importanti le forme di collaborazione avviate dalle autorità italiane con i principali operatori del settore a partire da Alibaba”.  

Il vino in polvere, riferisce l’associazione, può essere facilmente acquistato direttamente nei negozi di alcuni Paesi dell’Ue, dalla Gran Bretagna alla Svezia, ma anche oltreoceano. Uno dei più grandi produttori di wine kit, infatti, si trova in Canada (www.vinecowine.com) e, con i marchi California Connoisseur, KenRidge, CellarCraft, European Select, vende kit per fare Verdicchio, Chianti, Barolo, Amarone, Valpolicella ai quali, denuncia Coldiretti, si è limitato ad aggiungere semplicemente l’aggettivo “style”. “E’ preoccupante notare – continua l’associazione – come la falsificazione continui a prosperare in un Paese come il Canada con cui la Commissione europea ha recentemente raggiunto l’accordo politico ‘CETA’ per dirimere le controversie in corso sulla tutela delle denominazioni, dai salumi ai formaggi”.

Share

Leave A Reply

Your email address will not be published.